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Muretti a secco Patrimonio dell’Umanità. Orgoglio per l’Italia

La Sardegna come un quadro impressionista: un muretto a secco delimita campi adibiti all'allevamento.

Anche un orologio rotto, due volte al dì, segna l’ora giusta.

E l’ora giusta l’ha scoccata, l’Unesco, quando ha deciso di inserire i muretti a secco, di cui l’Italia rurale è splendidamente carica, tra i Patrimoni dell’Umanità. Eppure c’è chi contesta questa scelta. Mattia Feltri, nella sua rubrica il Buongiorno su La Stampa di ieri si infervora lanciando invettive degne di Don Chisciotte contro i mulini a vento, paragonando perfino la concessione alla concessione sovrana di titoli nobiliari. Non è necessariamente vero, come sostiene Feltri, che si siano premiati i muretti a secco soltanto per garantire un ritorno economico. In questo caso, doppio fine o meno, (e noi pensiamo non vi fosse), il risultato ci è oltremodo favorevole, in quanto italiani.

Quanto poi alla critica sul fatto della bruttezza estetica dei muretti a secco,

ci sentiamo profondamente offesi. I muretti a secco sono magnifici, dividono i campi, le proprietà, e da secoli pastori e astanti vi si appoggiano in cerca di ristoro. Tra le roccette dei muretti a secco si annidano tesori e animali, e sono simbolo di una semplice e passata tradizione, che aborre plastica, bitume e modernità. La lentezza migliore, nel segno della natura e della conservazione. E’ chiaro che il turbocapitalismo possa non vedere come plastica ed aggraziata perfezione un muretto storto e labile nel suo basso ergersi. E l’utilità stessa del muretto possa essere facilmente messa in discussione. Ma come fa, Feltri, a non capire che è proprio qui che risiede la bellezza?

La bellezza salverà il mondo

diceva Dostoevsky. E la bellezza è per definizione inutile, imperfetta e talvolta perfino indefinita. I muretti a secco sono splendido esempio di quanto sopra.

Muretti a secco in Sardegna.

I muretti a secco riproducono una rimembranza storica, sono pregni di significato politico. Hanno accompagnato la formazione della società agricola prima, ed il suo accorparsi, in certi casi, in agricoltura industrializzata, financo a delimitare le proprietà di grossi produttori, sempre però con una sorta di piccola imprecisione e bontà, lasciando alla mera deposizione di pietre la corrispondenza alle ufficiali linee tracciate nei tetri uffici del Catasto.

Se anche all’Unesco i muretti a secco siano stati valutati come patrimonio in ossequio alla nascita del capitalismo, essi rappresentano la tradizione e pertanto celebrarli è bene. L’orologio rotto dell’Unesco ha segnato l’ora giusta, in questo caso.

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