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Giri fottendotene del ciclista?

Ecco un compendio delle conseguenze del tuo contegno, ovvero civismo urbano e educazione stradale contro stronzaggine.

A fronte della situazione in cui stai guidando un mezzo a motore e devi svoltare esistono due alternativi ed opposti comportamenti che presumibilmente sceglierai di adottare:

  1. Quando, avendo affianco a te una pista ciclabile controlli che non vi siano biciclette e, dopo avere apposto l’indicatore luminoso della svolta, giri. Appurata invece la presenza di un velocipede sopraggiungente, attraverso la visione dello specchio retrovisore laterale, ti fermi e fai passare chi transita su pista, detenendo esso il diritto di precedenza. Ognuno in questo primo comportamento, che si compie nel rispetto della legge e del regolamento, quindi legale e regolare, rispetta i diritti degli altri, senza prepotenze e senza null’arrogarsi. Pertanto non è necessario ringraziarsi, tra automobilisti e ciclisti, o pedoni che, frattanto attraversino a fronte dell’arrestarsi di veicoli a motore in prossimità delle strisce pedonali. Un sorriso sarebbe oltremodo appagante, ma così come non si può pretendere l’eroismo in guerra, nemmeno si può nella civiltà più essenziale.
  2. Quando, avendo a te affianco una pista ciclabile, non controlli se vi siano biciclette, o controlli, ma fai un calcolo errato della velocità del velocipede e decidi inopinatamente, per prepotenza o per  superficialità, di svoltare. Con, o viceversa e aggravando il tuo comportamento illegale, immorale ed irregolare, Senza apporre l’indicatore luminoso della svolta. A fronte di questo secondo, comunissimo, comportamento, le conseguenze sono molteplici, e sempre negative per colui che è stato spodestato del suo diritto di precedenza, quando non addirittura della sua salute, incolumità, serenità, fiducia nel viver sociale.

Analizziamo dunque le conseguenze.

Il ciclista dovrà inchiodare, con il rischio di caduta, farsi male, essere investito da un’altra automobile o mezzo sopraggiungente nella carreggiata dove il ciclista sia capitombolato, o da uno sfrecciante altro velocipede sopraggiungente nel senso opposto. Il ciclista, inchiodando, non cadrà, probabilmente perché avvezzo al traffico della città più inquinata d’Italia (seconda in Europa, ottava al mondo): Torino. Si consumerà però le gomme, che si bucheranno prima del previsto. Il ciclista perderà ancora un po’ più di fiducia nella civiltà torinese. Se sarà un po’ stressato (e chi va in bici necessariamente lo è, a Torino), acuirà il suo senso di malessere andando a rinfocolare una risibile lotta di classe tra mezzo a motore e mezzo a propulsione muscolare. I figli dell’automobilista, pargoletti a cui non si vogliono far fare più di 500 metri a piedi, non noteranno che il ciclista ha appena subito un sopruso.

L’utilizzo medio dell’automobile, a Torino, è di 500 metri pro capite, per diem.

Nessuno si vuole ingerire nell’educazione dei pargoli altrui, figuriamoci: ma è evidente come si vada incontro ad una assenza totale di educazione, impartita e forse ricevuta, di senso civico e di rispetto tra persone che occupano gli spazi comuni. Ad acuire lo stress del povero ciclista è l’assenza di stigma sociale, salvo in gruppi di persone che dalla maggioranza dei cittadini vengono ritenuti degli esaltati, o dei pazzi, riservato a chi infrange bellamente le norme del codice della strada. Coloro che dovrebbero sanzionare, in casi del genere, non staccano mai, mai, ma proprio mai, dal loro libretto, una contravvenzione. Però si lamentano che a fare il palo respirano inquinamento, non ostante le mascherine. Non tutti i Vigili urbani si comportan così, ma questi scaldapoltrone di categoria, spiace dirlo, sono una faccia della medesima medaglia, ove dall’altro lato sta il mascalzone urbano, spesso macchinone tipo s.u.v., ancora più spesso bianco, che ossessivamente aumenta le nevrosi del ciclista o del pedone umiliato ogni santo giorno.

Di Redazione Elzeviro.eu

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