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Mentalità (in)sostenibile del giovane torinese

“Vado a San Salvario* il sabato sera con la macchina. Che palle: sti dehors tolgono lo spazio alle macchine per parcheggiare. Metto la macchina davanti a un portone. Mi siedo in un dehors lì vicino (motivo per cui sono andato a San Salvario). Occhio vigile e pronto a scattare per spostare la macchina in caso arrivasse qualcuno. Qualcuno arriva. L’occhio però è annebbiato: sono al terzo cocktail. Arrivo, finto trafelato e molto trascinato, a spostare la macchina per fare entrare nel portone un povero cristo che tornava dal lavoro. Intanto due carrozzine sono dovute passare in mezzo alla strada perché il mio muso è sul marciapiede. La rimetto davanti al portone perché ora nel fine settimana ogni tanto passano i vigili in corso Marconi e ho smesso di buttarla sulla pista ciclabile (dove comunque non c’è mai posto). Non prenderò mai la multa con questo sistema e lo farò sempre. Che poi quando avrò abbastanza soldi potrò finalmente cominciare la rateizzazione del mio suv bianco, e allora li’ si che mi si noterà, che questa qui è una macchinina di merda. Ma quando lo fanno quel cazzo di parcheggio sotterraneo che diceva Fassino? L’ho pure votato. Chi se ne frega degli alberi secolari di corso Marconi, io devo far casino. Qualche stronzo avrà rotto le palle, come al solito.”

*Quartiere della movida intasato dal traffico. 

Di Redazione Elzeviro.eu

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