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Fassino, lo smemorato di Avigliana, inventa alleanze per delegittimare Appendino

Fassino attacca Appendino inventandosi alleanze, ma si dimentica la telefonata, nel 2011, dell’on. Lucà (Pd) al capocosca Salvatore de Masi per raggranellare voti in vista delle primarie del partito.

TORINO – Ad una settimana esatta al ballottaggio che potrebbe dare una sferzata alle sorti nazionali del Pd in senso nefasto, un’esternazione di un candidato forte, il veterano Piero Fassino, ha lasciato interdetti gli internauti. In molti hanno visto questo intervento (ed altri di puro attacco frontale ed ingiustificato) come un darsi la zappa sui piedi

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Nel post Fassino (stra)parla di una supposta alleanza della candidata a sindaco 5 stelle Chiara Appendino con il leghista Borghezio, confondendo ad arte la parola “alleanza” con quella di “sostegno”, dove “sostegno esterno e non richiesto” sarebbe invece stato d’uopo.

Borghezio ha dichiarato il suo endorsement per Appendino rivendicando un voto antisistema, ma la scelta di dare spazio a questo specifico endorsement è una non velata strategia d’attacco del gestore del social di Fassino. Anche Renato Brunetta ed altri più moderati politici di eco nazionale hanno dichiarato il loro appoggio (esterno) per Appendino, ma sulla pagina facebook istituzionale del sindaco, di ciò, non si è fatta menzione.

Si tratta di un rovinoso tentativo di delegittimare Appendino dando risalto ad un politico che, per quanto originario di Torino, siede in Parlamento europeo con i voti dei cittadini romani. Lo si mette in mezzo per semplici necessità di delegittimazione, considerata la diversa estrazione degli elettorati tradizionali di Fassino e Appendino, che in parte si sovrappongono, rispetto a quello leghista che ne é agli antipodi.

Considerato quanto sopra si vuole rammentare come lo stesso Fassino nel 2011 abbia plausibilmente ricevuto, in occasione delle primarie del partito, i voti da un mafioso acclarato come Salvatore de Masi, voti cercati da un onorevole suo kompagno di partito Mimmo Lucà (qui la telefonata intercettata). In quel caso sarebbe stata comprensibile, ancorché deprecabile, la confusione tra sostegno e alleanza, con l’andrangheta peraltro.

Quell’anno, ricevendo in eredità la città dall’amministrazione Pd di Chiamparino, ben vista in città, la vera sfida per divenire sindaco di Torino era proprio quella nelle primarie per la candidatura Pd. Sbaragliati i concorrenti alle primarie, infatti, non c’è stata storia contro il debole Michele Coppola, allora in Forza Italia e oggi alfaniano.

Di Redazione Elzeviro.eu

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