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L’affare rom frutta milioni di euro sotto il naso di Fassino

Nonostante il recente scandalo di Mafia Capitale, a Torino ancora non si è appresa la lezione. Un anno del progetto “Città possibile“, il cui investimento è stato di un milione di euro, ha portato al trasferimento di alcune famiglie rom dal campo abusivo di Lungo Stura Lazio. Di queste persone trasferite quasi la metà (il 41% del totale) sarebbero state collocate nella palazzina di corso Vigevano 41, dedicata al social housing. Ma, udite udite, chi è il proprietario di questa palazzina?

Giorgio Molino, soprannominato il “ras delle soffitte“, già noto alle cronache giudiziarie per gli attici e appartamenti fatiscenti, più simili a tuguri, che affittava a immigrati clandestini, a prezzi oltretutto impossibili (si parla di 600 euro al mese). Molino era già finito agli arresti domiciliari perché all’interno di alcuni dei suoi appartamenti erano state trovate delle prostitute che esercitavano la professione, siamo nel 2007, e nel corso di quelle stesse indagini la polizia aveva scoperto che la frenetica attività immobiliare del “ras delle soffitte” era filtrata da nomi di diverse società, scatole cinesi e intestazioni per conto terzi.

Anche la stessa palazzina di Via Vigevano 41 è stata sottoposta a controlli da parte delle autorità per abusi edilizi e non risulta accatastata come abitazione bensì come biblioteca ed edificio di culto. Un fatto quanto meno singolare che dovrebbe far intervenire al più presto l’Amministrazione Fassino per sospendere immediatamente i lavori delle cooperative sociali appaltatrici e protagoniste di questa vicenda, come “Selarom“. Da segnalare che l’unica voce che riesce a farsi sentire in Consiglio contro questi presunti illeciti è ancora una volta quella di Maurizio Marrone, capogruppo di Fratelli D’Italia.

Di Redazione Elzeviro.eu

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