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Casa Gramsci diviene un hotel, ma alcuni storcono il naso

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La casa che ospitò il fondatore del partito comunista d’Italia Antonio Gramsci circa novant’anni fa diventerà un hotel, e alcuni storcono il naso.

TORINO – L’edificio, sito in piazza Carlo Emanuele II 15 all’interno dell’isolato di San Bartolomeo, è stato realizzato durante la seconda metà del Seicento per ospitare la Casa di Carità, poi Regio Albergo di Virtù, istituzione fondata nel 1580 con lo scopo di insegnare un mestiere ai ragazzi meno abbienti.
L’impianto planimetrico originario è costituito da uno schema a “C”, con le due maniche laterali di altezza inferiore rispetto a quella verso la piazza ed un giardino con muro di cinta verso via San Massimo. A cavallo tra Settecento ed Ottocento si registrano le prime sopraelevazioni ed il completamento dell’intero isolato con un nuovo volume e, pochi anni dopo, la realizzazione del porticato ancora visibile nella corte centrale e le relative gallerie sottostanti. E’ sin dall’inizio del XX secolo che l’edificio attraversa un primo periodo di decadenza, aggravato ulteriormente dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, periodo dal quale viene sottratto, seppur per breve tempo, quando, negli anni Ottanta, diventa proprietà del comune sotto la gestione dell’ex Istituto Autonomo Case Popolari. In questi anni sono realizzati interventi di riqualificazione funzionale e strutturale dagli esiti discutibili, data l’ordinanza di sgombero del 1999 per la manica di via San Massimo e parte di quelle su via Santa Croce e via Maria Vittoria.
Nel corso della sua lunga storia l’ex Albergo di Virtù ha ospitato personaggi illustri, primo tra tutti, appunto, Antonio Gramsci.

Ecco che bene si nota come l’edificio abbia avuto, nei suoi quattrocento e passa anni di vita, tanta storia da non poter essere racchiusa entro la breve parentesi gramsciana, per quanto non sottovalutabile.
L’ex Albergo di Virtù per il ricovero e l’istruzione dei poveri, “Casa Gramsci” negli anni Trenta passò  infatti di proprietà alla comunità israelitica continuando ad ospitare alloggi e botteghe, ma quando il Comune l’acquista viene convertito in case popolari. Una parentesi che si chiuderà una ventina d’anni dopo con lo sgombero degli occupanti a causa dello stato fatiscente dell’immobile. Seguiranno anni di abbandono e l’avvio di un discusso cantiere ormai al traguardo.

L’investimento della catena di hotel si aggira sui trenta milioni di euro e il progetto è sorto con la collaborazione dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci, che all’interno dello spazio organizzerà riunioni e seminari ed inoltre allestirà una biblioteca contentente l’opera omnia del filosofo.

“È una possibilità importante quella che ci viene data dall’hotel”, riferisce il professore Sergio Scamuzzi, che dirige detto Istituto,  “non potevamo certamente rifiutarci di supportare un’iniziativa che mira a salvaguardare la memoria di Gramsci e anche la storia del suo rapporto con la città. Con la prossima apertura, oltre alla biblioteca, nel centro convegni che sarà presente all’interno daremo il via ad una serie di conferenze, la prima delle quali sarà una maratona di letture di favole di Gramsci, che è stato anche scrittore e pedagogista”.

Le voci contrarie però si levano indignate e sconvolte per l’accostamento della figura del filosofo ad un hotel lussuoso: una polemica che ricorda da vicino le recenti boutades di Boldrini, la quale ritiene insopportabile il turismo benestante che va a scontrarsi con le pessime condizioni di vita dei clandestini.
Nicola
 Tranfaglia, ex professore di storia contemporanea all’Università di Torino dice: “Credo sia quanto meno opinabile intitolarlo a Gramsci. Il carcere duro e la terribile morte che gli sono toccati in sorte hanno poco a che fare con l’immagine di un hotel di lusso”.
Entro giugno l’Hotel Gramsci aprirà al pubblico ed avrà questo luogo appositamente riservato all’approfondimento e allo studio della figura di Gramsci. In questa sede che ne ospitò fisicamente la persona e dove venne pubblicata la rivista Ordine nuovo, il filosofo sarà quindi ricordato e approfondito nel suo pensiero. Proprio qui si approfondirà la sua figura, la sua azione e la sua idea, si auspica anche con dibattiti bipartisan. Eppure per alcuni sarebbe stato meglio lasciare il tutto in uno stato di abbandono, alla mercé delle solite “okkupazioni”.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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