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Macerata, gli sciacalli e la gleba del terzo millennio

Le lancette corrono a Macerata, le elezioni incombono, gli sciacalli pure, ma sopratutto incombe un futuro di povertà e disoccupazione.

Luca Traini è un fenomeno glocal

Dal globale al locale, la vicenda che ha colpito il comune di Macerata si può definire glocal. Uno dei tanti termini coniati dagli adulatori dell’anglobalizzazione, per darsi il tono di esperti di un settore creato dal nulla. In realtà il glocal è una semplice scoperta dell’acqua calda. Si tratta ovvero del più banale filo conduttore, presente dall’alba dei tempi, che lega l’azione di un singolo uomo ad una serie di conseguenze che hanno effetti più macroscopici e viceversa.

Così non ci vuole un genio per capire come l’azione di Luca Traini possa dare il via ad un fenomeno più macroscopico, che trascenda l’essenza locale di Macerata per assurgere al rango di globale. Si tratta altresì della traslazione di un tafferuglio di quartiere in un più ampio conflitto sociale di portata, appunto globale.

Dopo Macerata il PD guadagnerà consensi

Un conflitto che per ragioni prettamente sciacallistiche viene mal interpretato nel panorama “intellettuale” italiano. L’azione di Traini, che ha portato al ferimento di diversi immigrati, è stata stupida e inutile non solo perché intendeva punire soggetti terzi che niente c’entravano con l’omicidio di Pamela Mastropietro. L’azione è stata davvero insulsa perché avrà esattamente l’effetto contrario di quello che Traini avrebbe voluto ottenere. Il suo gesto ha già infatti scatenato un vero e proprio fenomeno di sciacallaggio politico della, per fortuna mancata, strage.

Il circuito “democratico” italiano, composto dal Partito Democratico, Repubblica e Corriere della Sera, si è già schierato a testuggine pronto a difendere la Repubblica contro l’ “onda nera” che in Traini avrebbe trovato il suo leader. Una narrativa in realtà presente nella Repubblica italiana sin dalla sua nascita, ma che ultimamente ha trovato terreneo fertile in vicende di rilievo mediatico come la testata di Roberto Spada e l’incursione del Fronte Skinhead nella sede di Como senza Frontiere. Tutto farebbe parte di quest’onda nera, un revanscismo nazifascista che andrebbe fermato ad ogni costo.

La guerra della gleba del Terzo millennio

Questo tipo di narrativa offre però una visione troppo “local” della vicenda, tralasciando quelle che sono le fondamenta globali essenziali. È la sperequazione economica mondiale arrivata a livelli inaccettabili ad aver spinto Traini a tirare fuori la pistola. Il gesto di Traini segna si, simbolicamente, l’inizio di una guerra. Non si tratta però di una guerra portata dai fautori di un nuovo totalitarismo, come il Partito Democratico vorrebbe far credere (c’è anche da dire che il PD, dopo il raid di Traini, ha sicuramente guadagnato un bel po’ di preferenze).

Si tratta bensì della guerra tra i poveri. Anzi è la guerra della gleba del terzo millennio. È la concretizzazione del conflitto sociale tra una popolazione autoctona defraudata di tutte le conquiste sociali conseguite nel tempo contro una popolazione immigrata che, defraudata delle sue ricchezze nella terra natia, è spinta dal vento del mercato verso zone regioni apparentemente più prospere. In questo nuovo laboratorio sociale, costruito abilmente da chi sa usare le pedine del mercato, sarà facile che i defraudati, di entrambe le fazioni, invece che concentrarsi sui saccheggiatori rivolgano l’attenzione gli uni contro gli altri, come il caso di Macerata.

La vittoria delle grandi piattaforme multinazionali

“Rubano il lavoro, ci stuprano le donne e le ammazzano”, questo si sente dire dagli autoctoni. “Ci hanno rubato tutte le ricchezze e ora ci respingono perché sono razzisti”, si sente dire dagli immigrati. La realtà è che nei consigli di amministrazione di Amazon, Uber, Coca Cola, Nike, Adidas, Airbnb, Facebook, Google ecc. si sta festeggiando perché l’inizio della guerra tra poveri, può solo significare l’inizio di una guerra per accaparrarsi gli ultimi posti di lavoro rimasti. Una guerra al ribasso, di stipendio. Chi sarà disposto a contratti più flessibili, chi sarà disposto a lavorare per più ore e chi sarà disposto a non rompere i coglioni perché sarà proibito anche andare in bagno, sarà lui il lavoratore perfetto da assumere.

Una corsa al ribasso che diventerà sempre più frenetica, vista l’ondata di robotizzazione del lavoro in arrivo. Il DaVinci Institute ha previsto che entro il 2030 si perderanno 2 miliardi di posti di lavoro nel mondo proprio per la sostituzione degli uomini con le macchine. Macerata è il piccolo laboratorio per vedere se le cavie si ruberanno il cibo a vicenda invece che unirsi contro chi le ha messe in gabbia. E sta funzionando alla grande.

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