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Sovranismo non è patriottismo

Confondere il moderno sovranismo con il patriottismo è come confondere il socialismo con il maoismo, o il liberalismo con Forza Italia.

La novella corrente politico-idealistica nominata da media e politicanti d’assalto è il cosiddetto “sovranismo”. Un’accozzaglia di arraffoni che vorrebbero mostrarsi vicini al popolo, ma che più distanti non possono essere. Naturalmente il caso di Salvini, in politica fin dalla più tenera età, dai Comunisti padani fino a raggiungere la segreteria della Lega con un colpo di mano favorito dalla corruzione insita nel partito del Carroccio. Farsi vedere vicino alla gente con lo stipendio di deputato dell’Unione europea; pronto ad accorrere sui luoghi delle tragedie più mediatiche per fornire una solidarietà non certo richiesta, ma anzi inzaccherata dall’interesse. Arraffoni che oltretutto, per chi non fosse proprio uso alle cose della politica, si chiamano, ancora oggi: “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”. Poco importa poi che, a forza di invereconde apparizioni in tv con i dopo sci e i molto pubblicizzati pseudo-conflitti con gli anarchici l’eterno laureando, l’elemento che confonde gerundi e participi con una essenzialità quasi tenera di vocabolario e cultura, sia riuscito nell’intento di ottenere una valanga di voti. Non sarà il suffragio universale a dare credibilità al fondatore di “Noi con Salvini”, che al sud vorrebbe sfondare, quando cantava, pochi anni orsono, cori da stadio che denunziano la presunta puzza dei napoletani (Qui il video).

Scendendo un poco di più nei contenuti, oltretutto, la Lega Nord, inizialmente favorevole all’uscita immediata dalla moneta unica, con le stimabili tesi del nobile Borghi Aquilini, economista padan-toscano, oggi propugna posizioni decisamente più malleabili.  La vicinanza alle poltrone più alte spenge gli animi anche dei più accesi incendiari. Tutti si fanno pompieri: si pensi alla rottura del sistema inverato dal movimento futurista, finché Marinetti non si è acclimatato sugli scranni della Camera dei Fasci. Si scomodano tali esempi poiché, almeno, si trattava di patrioti: interventisti che volevano ampliare i confini della patria almeno agli italiani, mentre qui si pensa allo smembramento, ad un federalismo selvaggio e prono solo agli interessi di potere locali. Le Regioni, creazioni geopolitiche molto discutibili e dai confini ancora più incerti a livello etnico-culturale, si sono inverate soltanto negli anni Settanta. Già previste in costituzione, altro non sono state che un modo per sperperare risorse, nell’alveo di un sistema gerarchico di entità territoriali quasi ridicolo per un paese geograficamente piccolo come l’Italia: un retaggio del campanilismo secentesco. Che ancora qualche politicante poco al di sopra della soglia dell’alfabetismo riesca a sfruttare, per i suoi giochi di potere, le rivalità infraitaliche è tanto curioso quanto deprimente.

Patriottismo venne incarnato da sinistra e destra storica, emblema dell’italianità, nell’Ottocento. Venne incarnato da chi, dalle pagine di un giornale straniero, invocava veementemente l’unità della patria. Venne incarnato da chi condusse la beffa di Buccari, dalla presa di Fiume, dal vagheggiato ridotto della Valtellina, ma ancora: da chi non piegò la testa agli americani, come Craxi nella crisi di Sigonella: ultimo sprazzo di dignità nazionale trasparso da un Esecutivo. Dopo, tanto grigiume democristiano, poi la beffa, questa, a danno degli italiani, del liberalismo incarnato da un utile e scaltrissimo affarista che ha guidato e caracollato la politica economica del paese nel baratro da cui forse nemmeno oggi si vede la via d’uscita. Per chiudere l’inganno di una sinistra che non è sinistra, a guida neodemocristiana targata Renzi. Il cosiddetto sovranismo non è una soluzione, ma una corrente della decadenza politica, della quale fanno parte tanti insigni rappresentanti del declino politico della seconda repubblica. Che non è finita. Rappresentanti perfetti dello scollamento della gente dalla cosa pubblica, responsabili pure del poco credito che l’Italia detiene sul piano internazionale.

Di Federico Altea

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