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Ovvio che uno pensi di votare Salvini, anche se Salvini gli fa schifo

E poi ci si domanda perché la destra vince.

Perché chi ama la propria cultura, i propri costumi e il proprio paese; chi gli altri costumi e culture li rispetta e magari ammira ma non li considera propri: ecco, proprio non può sostenere una sinistra che invece vuole costringere tutti e tutto, per citare un memorabile articolo di Scalfari, al meticciato, che poi non sarebbe altro che l’omogeneizzazione consumista del pianeta.

Contrariamente ai liberal, a me la diversità piace immensamente.

La vera diversità, che non è quella dei supermercati americani, dove siccome accanto alla Coca Cola vendono anche la pasta, il sushi e i burrito, si sentono multiculturali e pretendono che ovunque, invece di tradizioni locali inconciliabili fra loro, si diffonda un collage di frammenti decontestualizzati.

Né la vera diversità è quella dei corsi di Yale (e Harvard) in cui si insegna l’universale, che è sempre una semplificazione e spesso imperialistica, invece di accettare il fatto che esistono solo visioni parziali e che sta a ciascuno di noi accorgersi che non sono né migliori né peggiori di altre ma semplicemente quelle che per caso ci è capitato di vivere o incontrare.

A me piace che l’Italia sia quella che è, che l’Iran sia quello che è, e l’Afghanistan, la Corea del Nord, la Turchia e persino la Libia, la Somalia e El Salvador, ossia alcuni dei paesi più violenti della Terra. Fatti loro, che dovrebbero risolversi da soli, se gli va di risolverli; e se non gli va, forse hanno le loro ragioni, che non sono le nostre. Anche perché se le multinazionali occidentali la smettessero di immischiarsi, ci sarebbero molti meno problemi.

Peccato che la destra, in America come in Italia, faccia solo finta di essere ancora conservatrice e reazionaria e sia diventata la peggiore fautrice del culto del successo immediato e della cancellazione del passato. Peccato che sia in mano alle corporation della tecnologia e alle grandi catene commerciali e che faccia i loro interessi.

In effetti Trump e Salvini sono molto più dannosi degli intellettuali progressisti:

ma lo stesso mi viene a volte la tentazione di votarli e se io ho questa tentazione, benché li tema e mi facciano schifo, molti li voteranno, nell’illusione che siano ciò che dicono di essere, malgrado l’evidenza contraria.

Questo è il mio punto: la gente non vive di solo pane ma anche della parola. La sinistra dice tante parole che non mi piacciono: non ha importanza che la destra, che non le dice, poi faccia le stesse cose o peggio; a me importano anche le parole.

È patetico ma non voterò mai per chi afferma di disprezzare la mia cultura e di preferire la cultura degli altri e vuole impormela. Anche se chi pretende di difendere la mia cultura sta mentendo. Le parole contano, la retorica conta. La correttezza politica della sinistra non ha nulla di politico: è un irresponsabile delirio di onnipotenza internazionalista che la porterà – che l’ha già portata – all’insignificanza.

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Dall’anno prossimo non ci sarà più il corso introduttivo su Raffaello all’università di Yale perché troppo basato sull’arte occidentale. Il boom di iscrizioni quest’anno. Protesta la destra americana.
Francesco Erspamer
Professore di Lingue e letterature romanze all’Università di Harvard, Massachusetts

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