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Manifestazioni contro il razzismo? La solita subalternità al padrone americano

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Va benissimo fare manifestazioni contro il razzismo, eh, per l’amor del cielo.

Quello che lascia sempre un po’ perplessi è come l’agenda dei problemi che sollevano le folle in Italia (ed in Europa) sia quella dettata dalle magagne interne americane.

di Andrea Zhok

Con la complicità di Hollywood, dei nostri media, e di una colonizzazione culturale estensiva, gli europei (e gli italiani più di ogni altro) vivono una sorta di esistenza vicaria di quella americana. Come i lettori di tabloid che sospirano su intrighi e turbamenti delle famiglie reali, così noi ci appassioniamo dei casini nella capitale dell’Impero.

Viviamo con angoscia i problemi delle tate messicane che non riescono ad avere il ricongiungimento famigliare, condanniamo la violenza della polizia (americana), ci stracciamo le vesti sull’eccessiva diffusione delle armi (in America), eleviamo l’antirazzismo a problema centrale della politica, come se fossimo noi quelli che avevano il Ku-Klux-Klan e l’apartheid fino alla metà degli anni ’60.

Noi viviamo le nostre vite immaginarie

tra Manhattan e le strade di San Francisco, mentre ignoriamo in modo rigorosissimo quel che succede nella periferia di Napoli o in paesi confinanti (dalla Jugoslavia alla Libia), salvo poi bombardarli distrattamente, se lo zio Sam dà luce verde.
Ci ricordiamo della mafia se ci fa sopra un film Scorsese, ma quella reale, quella sotto casa, è troppo poco cinematografica, e francamente troppo complicata per occuparcene davvero.

E’ bellissimo darsi una lustrata periodica alla coscienza prendendo coraggiose, e “altamente simboliche”, posizioni su problemi che conosciamo di striscio, dall’altra parte del mondo.

Non si rischia di scontentare nessuno

e non c’è bisogno di entrare in nessuno scomodo dettaglio.

E così domani possiamo tornare serenamente alle camere a gas delle nostre città, allo sfruttamento del lavoro, alla devastante dispersione scolastica, a generazioni perse per emigrazione, all’assenza di stato che delega il welfare alla criminalità organizzata, ecc. ecc.

Ci torniamo con la coscienza pulita di chi – come da film americano – “ha fatto la cosa giusta”; e tanto basta.

 

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