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La violenza fisica di un genitore ignorante e cattivo

Violenza psicologica: con questa accusa sono state tolte tre bambine dalle mani di una coppia bengalese.

Una di esse, di quattordici anni, era stata costretta, in quel di Bologna, ad indossare il velo. Già qui c’è da fare un discernimento non senza rilevanza: la religione Islamica non comporta atti di imperio di questo genere. Si può consigliare, si può perfino caldeggiare che s’indossi il velo. Soltanto qualora la bambina, una volta diventata in senso antropologico adulta, senta di appartenere a quella comunità di valori e religione e scelga di coprirsi il capo, ci si potrà compiacere, da islamici, della scelta.

Nel caso in esame,

invece, la ragazzina indossava il velo tra le mura domestiche (cosa che peraltro l’Islam meno radicale concede di non fare), mentre se lo levava per andare a scuola. Venuti a conoscenza di questo fatto da parte dei professori, i genitori le usano la violenza, si vuol aggiungere: anche fisica, di raparla a zero. Il questo caso l’imputazione della violenza fisica non è stato tuttavia affibbiato dai militari dell’Arma dei Carabinieri, che hanno tolto i minori alla famiglia.

Eppure, anche se non le siano stati strappati di dosso, si suppone che i capelli siano estensione del corpo e che il rapare una ragazzina, con tutto l’animo che mette, nella sua bella leggerezza adolescenziale, nell’aspetto esteriore, sia un atto di inusitata ferocia.

In Bangladesh,

la norma è il niqab che, come noto, è quell’abito talare che arriva fino ai piedi e della donna fa trasparire soltanto gli occhi da una fessurina. Si può perfino, dunque, capire la stizza di due genitori che, trapiantatisi nell’Occidente laico, si immaginano di perdere brandelli della loro cultura in quel confuso calderone che chiamiamo libertà e che è invero farcito anche di superficialità e menefreghismo.

Tant’è, tuttavia, che in Occidente si sono trapiantati.

In Italia esiste un Testo Unico (una legge, per intenderci) che vieta di andare in giro irriconoscibili: questo vieta il niqab, ma prima di tutto esiste una Costituzione, che garantisce diritti e libertà fondamentali a cittadini e non cittadini che abitano il suolo della Repubblica. Integrarsi significa riconoscere quei valori, con i quali, è provato, possono convivere diverse religioni e stili di vita.

Se non sono stati in grado, con la cultura e l’amore, di trasmettere il nocciolo dei valori dell’Islam ai propri figli, questi genitori spietati si collocano nell’ambito criminale: ma ci si guardi bene dall’assimilare la cultura islamica compenetrata nei secoli e nella massima parte dei casi senza sostanziali sconvolgimenti sociali, con queste azioni medievali. Né si confonda l’Islam con l’immigrazione che deriva da paesi retrogradi, ancorché islamici, che danno dell’Islam una lettura totalmente fuorviante e che sono stretti partner commerciali delle più grandi economie mondiali, ma il discorso, qui, si allarga troppo…

Di Federico Altea

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