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La missione degli antiliberisti contro la politica gossip

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Non è che il liberismo usi il gossip; il liberismo “è” il gossip, ossia superficialità, qualunquismo, ignoranza.

Infatti anche in Italia non si usa la parola “pettegolezzo”, che appartiene alla cultura popolare ed è strumento di coesione sociale, bensì un anglicismo, a veicolare un significato ben diverso: il pettegolezzo nasce all’interno di una comunità ed è gestito, nel bene e nel male, dai suoi membri; il gossip è fabbricato dai media delle multinazionali e, come la pubblicità, serve a indurre i sudditi alla passività.
Per questo la politica-gossip va rifiutata; perché se si perde tempo a discutere dei congiuntivi di Di Maio o dello spintone dato da Grillo a un provocatore (in Italia cinque giorni di prognosi li danno anche a chi si taglia facendosi la barba), loro hanno già vinto. Ciò che conta sono i programmi, gli ideali e le ideologie: a chi scrive il M5S piace perché parla di Stato e di apparato pubblico, di beni comuni, di affrancamento dal neocolonialismo americano; e perché cerca di rinazionalizzare le Autostrade, di reintrodurre il proporzionale nelle elezioni, di rafforzare il reddito di cittadinanza e il sistema sanitario nazionale.

Non sono dei bolscevichi:

se lo fossero sarebbero attestati sull’1% come Potere al Popolo e altri avventuristi; ma rappresentano una forma di resistenza al neocapitalismo selvaggio sdoganato dal berlusconismo, dal veltronismo e dalla loro sintesi, il renzismo. Bisogna passare attraverso di loro per far risorgere in Italia una sinistra vera, antiliberista e socialista. Il massimalismo astioso e velleitario dei firmatari dell’appello per il “no” dell’Espresso è invece la strada maestra per favorire il trionfo dei trumpisti nostrani e la nascita di un bipolarismo all’americana, in cui le uniche alternative siano una finta sinistra terzomondista e buonista (dunque liberista) e una finta destra individualista e globalista (dunque liberista).

Ovviamente la propaganda conta.

Hitler conquistò la Germania dando fuoco al Reichstag e dando la colpa alla sinistra, e negli anni venti gli squadristi quando ammazzavano di botte gli avversari parlavano di forza vitale e purificatrice, però se a prenderle era uno di loro correvano al “Corriere della sera” a piagnucolare e accusare i comunisti di violenza. Lo continuo a ripetere che i pentastellati dovrebbero dotarsi di un apparato propagandistico, di reti televisive (a cominciare da un canale Rai) e giornali di parte, di militanti capaci di mostrare la loro presenza fisica nel territorio. È una tragedia per il paese che abbiano invece scelto la strada del “moral high ground”, un’altra idiozia anglosassone importata senza accorgersi che è funzionale a chi ha i soldi necessari per stabilire cosa sia morale.

Ma si tratta di due questioni separate.

Da un lato gli antiliberisti devono imparare a fare propaganda; dall’altro però aiutare la gente a prendere coscienza, ad accorgersi di ciò che davvero importa e le conviene, a capire insomma la differenza fra la politica e il gossip.

Francesco Esrpamer

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