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La dipendenza tecnologica nelle reazioni agli attentati

Il paradosso tecnocratico preludiato da Pasolini è oggi, più che mai, evidente.

Si disvela nelle news del social, dove si contrappone la vanità dei post da spiaggia alla vanità da pseudo sconvolti che devono scriverlo, in modo più o meno goffo e più o meno irrispettoso.

Sempre presenti, poi, alcuni contatti che postano selfie in ogni luogo dove sono stati commessi attentati per suscitare sentimenti vari, tutti deprecabili, se non ignobili, tra cui: “meno male che non eri lì come nel 2011 di cui in foto, comunque sei davvero molto carina”.

La stessa gente che mai si fa due domande sull’immigrazione, né sul tema della migrazione, non più emi- o immi- grazione, dei popoli: ormai senza nemmeno più meta precisa.

Le news di fb non si smentiscono, riconfermandosi come teatro dell’assurdo psicotico da dipendenza tecnologica, di cui sono affetti anche gli insospettabili e i più sani di mente, quando non scatenano i pollici sullo schermo luminescente.

In quest’ottica torbida almeno è utile il safe mark di facebook, dal quale ho potuto evincere che alcuni cari contatti in loco stanno bene…

Di Federico Altea

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