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Italia: un paese dove il divario di genere è ancora oggetto di discussione

Dopo la frase controversa del conduttore del Settantesimo Festival di Sanremo e le polemiche che sono seguite, agli esordi del 2020 parliamo ancora di divario di genere, anche se esso non dovrebbe più esistere.

Le donne, anzi quelle donne che hanno fatto la differenza nella storia, ora dove sono? Parliamo ad esempio delle Suffragette che segnarono l’esordio del femminismo, che lottarono in prima linea per diritti che all’epoca non erano affatto scontati. Dovremmo ricordare che furono sia donne che uomini a rivendicare il suffragio universale: infatti non si trattava di una conquista per le donne, ma di una vittoria per tutti, indistintamente dal genere. Dovremmo soffermarci sui progressi che ci sono stati, dal suffragio universale, al diritto all’aborto e a tutti gli altri diritti e doveri che ora fanno parte della vita di una donna.

Quali sono i diritti di una donna nel 2020?

Si può chiedere il divorzio, si può denunciare un uomo violento, ma soprattutto si può essere indipendenti. Ecco, la parola indipendenza è forte e talvolta difficile. Quante donne sono ancora economicamente e psicologicamente dipendenti da mariti o compagni? Quante donne non si sentono ancora libere di sfuggire alla violenza domestica? Spesso sentiamo pronunciare la frase ‘poteva andarsene’ o ‘poteva denunciare’ senza renderci conto che è tanto facile a dirsi quanto difficile a farsi.

Si tende a sminuire, a non comprendere realmente cosa una donna o un uomo possa vivere in una relazione violenta.

Già, anche gli uomini possono essere vittime di abuso e anche gli uomini possono essere vittime di violenza fisica e verbale. Siamo abituati a pensare alla donna come unica vittima senza però sapere che in Italia il 18,8% della popolazione maschile, secondo dati ISTAT, ha subito molestie. Percentuale nettamente inferiore alla controparte femminile, ma assolutamente non trascurabile.

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Dati Istat sulla violenza divisi per genere

Con il movimento me too, espressione nata nell’ormai lontano 2006, il tema della violenza è devenuto forte e virale. Sean Penn criticò il movimento definendolo come la ‘volontà di dividere uomini e donne’. Potremmo riportare migliaia di dati statistici, parlare del movimento me too e di quello che oggi è il femminismo, ma dovremmo concentrarci su quello che non dovrebbe più essere un divario tra uomo e donna ma una lotta condivisa contro la violenza di genere.

Violenza verbale, psicologica, abusi non sono mai da sottovalutare e sminuire e non si dovrebbe discriminare nessun genere davanti a questo tipo di atti.

Non si tratta più di uomo o donna, ma di essere umano.  La violenza non ha età, non ha genere, non ha scusante, ma soprattutto non è da sminuire o minimizzare in nessun caso. Ecco che il femminismo, la lotta al patriarcato dovrebbero porsi proprio su questo piano, su una lotta condivisa che non sia unilaterale. È giusto che le donne siano libere, è giusto che non sia solo l’estetica il cardine della bellezza di una donna, ma è anche giusto che uomini e donne siano finalmente uguali. Se Sanremo è lo specchio del popolo italiano allora è giusto che le donne siano bellissime e nient’altro perché non siamo ancora realmente pronti a un cambiamento radicale della società, perché in fondo la donna indipendente spaventa ancora troppo e l’uomo come vittima non è accettabile. 

Di Matilda Pala

Matilda Pala
Classe 1996, in possesso di diploma scientifico e una breve carriera presso la facoltà di Chimica e Tecnologie chimiche. Attualmente studia ICT presso l'Università di Torino.

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