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Gente con l’anima

Da un tempo, diciamo pure dopo la rivoluzione francese, i genitori ambiscono per i figli a professioni borghesi come il dentista, il farmacista, l’avvocato, il banchiere, l’assicuratore. Ricordo ancora con una punta di ilarità, ma tanto rammarico, come un compagno di classe di undici o dodici anni, interpellato su ciò che avrebbe voluto fare da grande, rispose placidamente e convinto: il notaio. Penso che ora faccia il notaio, magari nello studio del soddisfatto papà.

Io, che ho provato una o due delle professioni suddette, insieme con alcune altre meno socialmente degne di merito, m’imbufalisco di fronte alla daneistocrazia mediocre ed insulsa nata a seguito della rivoluzione borghese. A 12 anni volevo fare il pompiere o, come ripiego, il Capo del Governo. Se mai in me si rispecchierà un padre emozionato ed entusiasta – perché io stesso non potrei – spero che sia per aver dato al mondo, uomo o donna che sia, un pittore, un poeta, un rapinatore di banche, un artista, un viveur, un disgraziato dall’anima corrotta, un pescatore, un marinaio, un assassino passionale, un prete missionario. Gente con l’anima, perdio.

Nell’inutilità fulgida dell’arte si ravvisa il baluginare ultimo della libertà dell’uomo. D’altra parte, tuttavia, la libertà dall’eccessiva libertà riporterebbe molte cape vuote ad un’utilità sociale, traendole dal bighellonare più sperso, per servire davvero al bene comune.

Eppure anche un tossico serve a mille motivi. Dal far capire che l’abisso può essere più profondo, alla famiglia dello spacciatore, alla gente che vive per salvare. Forse davvero ognuno ha il suo posto nel mondo e sovvertire gli ordini sociali a favore di qualsiasi categoria, borghese, proletaria, aristocratica che sia è solo mera fantasia, nella società basata sul governo del capitale. Come non amare i derelitti scempiati che ancora professano il capitale umano?

Di Freddie

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