Home / L'Elzeviro / È ora di ripensare lo Stato

È ora di ripensare lo Stato

Condividi quest'articolo su -->

Constato il crollo, ad una ad una, delle certezze dei neoliberisti, teapartisti, anarco-liberisti e di queste velleitarie ideoucole da grandi finanzieri o vorrei tanto, ma non posso.

Vedo che molti di questi lupi di Wall Street da corso Sempione o corso Matteotti ora piangono lacrime di coccodrillo dallo Stato. Entità di cui per troppo tempo hanno negato perfino l’esistenza, per rincorrere la chimera del mercato impartita loro da grigi omuncoli di università private, servi di sistema – infimi valvassini del capitale.

Al principio di questa epidemia, non dimentico, ancora negavano la portata epocale e virologica del morbo, additando con tipica spocchia chiunque ne paventasse le potenzialità tremende, come complottisti da strapazzo. E incoraggiando fino all’ultimo viaggi, raggruppamenti, eccetera.

Duole constatare che tra molti intellettuali, ancora vi sia qualcheduno che difende ciecamente la Unione Europea e, con fette di salame spesse due dita, esalta l’elemosina di questa e della istituzione privata BCE che ci elargisce denaro già nostro! Con tenerezza si riguardino invece i tanti intellettuali che hanno già saltato la barricata (e.g. Massimo Cacciari, ma perfino il direttore del Sole e in qualche sussulto anche Mattarella, che però è ancora in bilico).

Il salto della barricata

è sport del quale, si sa, gli italiani sono campioni olimpici fin da prima delle Olimpiadi moderne.

E ancora, quanti sono volutamente sordi e ciechi dinanzi agli aiuti di paesi socialisti come la Cina, il Venezuela e Cuba! E all’assenza di aiuto da parte di paesi cosiddetti “fratelli”, o cugini, per essere espliciti. Alcuni, in un delirio di ideologia, criticano i valenti e universalmente riconosciuti medici cubani sbarcati umanitariamente in Nord Italia perché… son tutti maschi!

Duole notare che le credenze di anni che talvolta, non lo nego, nel gorgo dei media di regime, della vita sfrenatamente capitalista che conduco, hanno vacillato, siano in questo mese confermate e financo scolpite nella pietra.

Quanto spiace avere avuto per anni ragione nel sostenere la insostenibilità di un modello di capitalismo come quello deciso ed attuato negli ultimi 50 anni in Europa per l’Italia. Spero che ci si renda conto che lo Stato andrà prima riconosciuto, indi, alla fine dell’epidemia, ricostruito dalla sua struttura portante, che non è né mai potrà essere quella economica (col crollo del 25/30% del PIL, di cosa stiamo parlando?), bensì quella politica ed in particolare, ma non solo, la sua emanazione giuridica.

Partendo dalla Costituzione e dalla sua interpretazione, specialmente per quanto riguarda la materia della cessione di sovranità, che quando studiata mi lasciò sbigottito per il metodo interpretativo estensivo invalso. Per poi andare nel diritto penale, l’immigrazione, i rapporti con l’Europa, eccetera.

Cominciamo a pensarci, perché ci sarà bisogno di un lavoro istituzionale epocale, simile a quello dell’Assemblea Costituente e che, come detta assemblea, sia omnicomprensivo, ma non del tutto, lasciando fuori i figuri che in questo sfacelo hanno contribuito a portarci.

Condividi quest'articolo su -->

Cerca ancora

La Storia in marcia, sì, ma per dove?

di Giuseppe Masala Davvero fa impressione l’epoca storica nella quale stiamo entrando sia che la …