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8 marzo. Chi celebra la donna tutti i giorni se ne frega

Domani è l’8 marzo.

C’è chi andrà con piacere a farsi sbattere in faccia i cosiddetti in qualche locale-degrado, c’è chi si farà crescere i baffi, c’è chi indosserà un cappello a forma di vagina contro “Drump”, c’è chi si appenderà al collo un qualche cartello pieno di asterischi per manifestare lo sdegno contro l’eteropatriarcato,

poi ci sono tutte le altre: le donne.

Ancora oggi l’otto di Marzo viene troppo spesso considerato come trionfo del femminismo, dove ci si regala le mimose e alcune donne, tra le quali quelle che durante il resto dell’anno piegano la testa alle prepotenze ancora molto in voga (di oggi la notizia di due “femminicidi”), soggiogate da situazioni familiari scomode e tenute nascoste.
Certune donne che cercano nell’otto di Marzo la vendetta di genere, sminuendo l’immagine maschile con la ricerca di spogliarelli maschili e serate-pettegolezzo tra signore. Il vero significato, ormai desueto e comunque criticabile nella sua essenza, è quello di ricordare le donne che sono state disposte a rischiare e perdere la vita per battersi per qualcosa di importante e per l’eguaglianza. Le stessa eguaglianza che oggi, con questa festa discriminante, in assenza di una festa dell’uomo che sarebbe altrettanto becera, appare non garantita.

A parte quindi la diffusa ignoranza sull’origine della festa in questione,

la mimosa alimenta il mercato dell’illegalità: i cosiddetti “rosari” (in questo caso “mimosari”) ambulanti fanno affari d’oro al semaforo e nelle birrerie la sera, quando poi c’è la fortuna che la festa capiti nel fine settimana: oggi è sabato, che sollievo!
Nel 2019 appare, oltreché limitativo (le donne, gli uomini ed i bambini vanno rispettati tutto l’anno) addirittura umiliante dedicare un giorno per tutelare i diritti di una categoria che comprende metà della popolazione umana, ormai sulla via della definitiva equiparazione. Nel governo italiano ci sono più donne che uomini, ma forse per una supposta persistente inferiorità di genere quest’omaggio ad una recente tradizione ancora oggi appare tollerabile.
Oltre l’illegalità delle vendite in strada di mimose che lasciano un olezzo disgustoso da parte di individui discutibili (anche i Rom del campo lungo Stura a Torino si sono organizzati), dietro c’è un consumismo degno del peggior san Valentino.

La discriminazione razzista non è ammessa:

non è nemmeno ammesso constatare la distinzione di razze, o definire delle etnie con i loro nomi, ma la discriminazione sessuale è celebrata dall’Onu come se fosse una cosa carina. Incongruenza mica da ridere… E infatti non ridiamo.

Considerando i ripetuti stupri ed assassinii di giovani donne

sul suolo del nostro paese avremmo molto più necessità di una educazione civica rivista e fortemente presente nelle scuole superiori, dove al contrario questa materia viene completamente dimenticata, piuttosto di un giorno dedicato alle donne persistente in virtù di una viscida galanteria avallata dalle istituzioni e dai commenti smielati e patetici di politici, politicanti, persone che vogliono sentirsi importanti e ringraziate da donne e ragazze che alle cose di cui sopra, forse, non hanno ancora pensato.

Il classico silenzio assordante proviene dalle femministe, che si dimenticano di parlare dell’arresto avvenuto a Roma la scorsa settimana di una gentile signora che ha avvelenato il compagno e poi ha tentato di sbarazzarsi del cadavere facendolo a pezzi: i carabinieri hanno trovato i pezzi comodamente imbustati e avvolti nel cellophane.

Inutile dire che la notizia, come dice l’opinionista Giuseppe Masala,

non mi pare abbia bucato le prime pagine della stampa né immagino della TV, ma aspetto stasera per vedere i telegiornali con il profluvio di interviste indignate su questa vicenda (che non mi pare di poco conto): aspetta e spera, la narrazione femminista totalmente manipolata non va cortocircuitata. Non sia mai.

Peraltro ho scoperto che per casi di omicidi fatti da donne per motivi “passionali” il massimo della pena che si beccano le signore è di sei anni alla faccia della magistratura “maschia” (peccato che pure li il 60% dei magistrati siano donne). E l’altro giorno tutte con la bava alla bocca e la bile esplosa per i 16 anni dati al tipo che ha avuto una riduzione di pena perché aveva “una tempesta emotiva” [peraltro gli avvocati spiegano che non è così]. Ma tant’è, l’importante è sparare cazzate. Peraltro in assoluta malafede.

 

Di Redazione Elzeviro.eu

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