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Cina e Russia: i danni di una comunicazione basata sul silenzio

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Il disastro di Chernobyl e la diffusione del Coronavirus ci insegnano che regimi chiusi e autocratici come Cina e Russia, pur di preservare la propria immagine di efficienza, rischiano di danneggiare il resto del mondo.

L’esplosione del reattore, nel non troppo lontano 26 aprile 1986, presso Chernobyl, è stato uno dei più gravi incidenti nucleari della storia. Questo, accompagnato a un velo di omertà da parte dell’allora Unione Sovietica, comportò la minimizzazione di un problema che finì per coinvolgere l’intera Europa. La nube radioattiva derivante dall’esplosione del reattore si estese infatti in gran parte della zona centro-settentrionale del vecchio continente grazie alle correnti aeree, per poi depositarsi al suolo con l’aiuto della forza di gravità e delle piogge.

Prime riprese aeree del disastro nucleare

Le prime notizie dell’incidente arrivarono in Italia ben tre giorni dopo.

Malgrado la situazione fosse critica e da non sottovalutare, l’ex URSS decise di tenere sotto controllo la fuga di notizie. In questo modo, mentre in Italia e negli altri paesi europei si dormivano sonni tranquilli, le radiazioni continuavano a salire esponenzialmente. Il brusco risveglio sopraggiunse soltanto all’alba del 29 aprile 1986, quando i media italiani iniziarono a diffondere le prime notizie. Riportiamo un breve estratto dell’articolo “Sciagura nucleare in URSS” di Alessandro Scabello uscito su ‘Il Corriere della Sera’:

«[…] Per tutta la giornata di ieri, bersagliate dalle domande, le autorità sovietiche, civili e militari, hanno negato l’accaduto. “Se fosse successo qualcosa in una qualunque centrale ne saremmo venuti senz’altro a conoscenza”: così un portavoce dell’ente sovietico di Stato per l’energia atomica ha risposto all’ambasciatore svedese a Mosca […]».

Prima pagina de ‘Il Corriere della Sera’ del 26 aprile 1986

Quali conseguenze ha portato il silenzio mediatico dell’86?

“È tutto sotto controllo” è stata la frase più dannosa mai pronunciata, tanto che ancora oggi se ne pagano le conseguenze: come dimostra l’incendio scoppiato sabato mattina nelle vicinanze dei resti della centrale nucleare. Non solo le fiamme hanno invaso più di venti ettari di terreno, ma hanno inoltre determinato un nuovo picco di emissioni radioattive, con un livello 16 volte superiore al normale.

Un interessante parallelismo con la Cina

Mentre la storia legata al reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl ora è divenuta fonte di attrazione turistica, oggi viviamo le conseguenze di un’epidemia taciuta per ben due mesi dalle autorità cinesi. Il governo totalitario di stampo comunista, così efficiente quando si tratta di obbligare e reprimere, ha lasciato che il nuovo virus circolasse liberamente. Ecco che ora l’Italia e il resto del mondo pagano questo silenzio a caro prezzo e si trovano a fare i conti con la minimizzazione di qualcosa che non solo determina un’emergenza su larga scala, ma da settimane è stata definita una pandemia a livello globale.

Che dire, ormai il danno è fatto. Non ci resta che dar retta al tanto famoso proverbio: ‘Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio’. 

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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