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Come t’invento la strega omofoba. Repubblica e l’insegnante di religione del Pininfarina

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E’ sempre istruttivo leggere le pagine della cronaca cittadina torinese su “La Repubblica”. Non tanto perché vi si trovino delle notizie, ma perché si può apprendere come si orchestra una “campagna di stampa”. Stamane, per dimostrarsi in servizio permanente ed effettivo nella vigilanza democratica contro lo psicoreato di omofobia, si metteva nel mirino (dedicandole un’intera pagina e un richiamo nella prima di cronaca) una non meglio identificata “insegnante di religione del “Pininfarina” di Moncalieri”. Quale sarebbe la colpa di quest’insegnante? Aver raccontato, provocata dalle domande di alcuni studenti, dopo aver fatto riferimento alla visione cattolica della questione, il caso di un medico “guarito” (virgolette d’obbligo, tutta la vicenda si basa sul racconto dei soli studenti) dall’omosessualità con la psicanalisi. Domande non così innocenti e disinteressate, verrebbe da pensare, se sono passate con tanta facilità dalla classe alle pagine dei giornali.

Il cronista, evidentemente, deve aver sentito il solforoso odore di “teorie riparative”. Teorie già cannoneggiate giusto un anno fa, quando il liceo paritario “Faa di Bruno” ebbe l’ardire di ritenere possibile un incontro (rivolto ai genitori della scuola) la professoressa Chiara Atzori, sostenitrice di queste terapie. Incontro, ricorderanno i lettori, che poi non si tenne, anche a causa del bombardamento mediatico scatenatesi.

 

Al netto di una generale scarsa preparazione degli insegnanti di religione, su cui le gerarchie e il mondo cattolico dovrebbero dedicare adeguate riflessioni e conseguenti azioni, non vediamo come si possa oggettivamente (ideologicamente, invece, è fin troppo chiaro!) giustificare un simile polverone. L’insegnante, intervenendo in un confronto, su un argomento che non è certo ne programmi di studio, nei margini della libertà didattica, ha esposto un suo convincimento. Se, poi, come sembra intuirsi, ha richiamato in premessa quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, non ha fatto null’altro che il suo mestiere. Si potranno discutere le metodologie, ma non i contenuti. Si potrà opporre che bisogna essere più strutturati nella capacità di dialogo e confronto, con le opportune attenzioni educative che il rivolgersi ad adolescenti richiede, ma non si può pretendere che chi ottiene la cattedra di Insegnamento della Religione Cattolica debba per forza piegarsi al “politicamente corretto”.

 

Il diavolo si nasconde nei dettagli. L’intervista al dirigente scolastico, in questo senso, è assolutamente da non perdere: ancora più illuminate della cronaca (anche un po’ confusa, deontologicamente zoppicante, ma… quando si deve condurre una battaglia di civiltà, mica ci si può attardare in verifiche!). L’intervistatore, infatti, di fronte al prudente riferimento del preside alla “libera espressione di idee del docente”, chiede “se ci fosse una legge sull’omofobia sarebbe diverso?”. Una riga e mezzo, in fondo al testo, ecco che chiarisce tutto: con la legge sull’omofobia si potrebbe finalmente impedire ai cattolici di esprimersi? Si potrebbe (per quanto già non lo facciano di loro tanti insegnanti che l’anno trasforma nell’ora di chiacchiera) ridurre l’insegnamento della religione a una faccenda di sociologia e generici buoni sentimenti (va da se, non omofobi!)?

 

Le tesi di Joseph Nicolosi (lo psicologo che ha elaborato le teorie riparative) possono essere accolto o meno, e chi scrive non se ne fa certo tifoso. Giova comunque ricorda che la parola riparativa non implica che nelle persone omosessuali ci sia una qualche malattia da riparare. La parola viene dal linguaggio psicanalitico, e ipotizza che l’omosessualità non desiderata sia un tentativo (“sintomo riparativo” in psicanalisi) messo in atto dalla persona per ritrovare la propria identità sessuale dalla quale si è, per i motivi più variegati, inconsapevolmente distaccata. Può darsi che l’ipotesi non sia confermata. La terapia riparativa intende semplicemente esplorarla, su richiesta – lo ripeto ancora una volta – di queste persone che vivono una situazione d’incertezza. Il punto è che non si può essere certi che la sola pratica “affermativa” sia quella perseguibile.

 

E’ certo importante che gli insegnanti di religione sappiano vivere il confronto con tutti, abitando le periferie esistenziali e facendosi prossimi nell’ascolto. Pretendere che i cattolici si mettano un bavaglio, orchestrando periodiche violente “campagne di stampa”, però, è tutta un’altra faccenda. Per preoccuparsi basta essere ordinariamente liberali.

 

Marco Margrita
@mc_margrita

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Di Redazione Elzeviro.eu

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