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Padre Brown ci insegna che l’assassino è in noi

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G.K. Chesterton, nel racconto “Il segreto di Padre Brown”, fa dire al sacerdote cattolico investigatore, a proposito del suo successo nello svelare i misteri, che tutto sta nella capacità di immedesimazione. Una capacità che nasce dalla consapevolezza dell’animo umano come segnato dalla possibilità del peccato. C’è un passaggio, in quella spiegazione, particolarmente toccate: “Vede, sono stato io a uccidere tutta quella gente (…) Io non ho proprio ucciso quegli uomini materialmente. Intendo dire che ho pensato e ripensato come un uomo possa diventare così, finché non mi resi conto che ero simile a lui, in tutto, eccetto che nella volontà di compiere l’azione finale”.
In un altro racconto (“Le stelle volanti”) il grande scrittore inglese mette in bocca a Padre Brown una grande verità: “gli uomini riescono a mantenere una specie di livello medio nel bene, ma nessuno è mai riuscito a restare sul livello medio del male. E’ una strada che scende sempre di più”.

E’ importante richiamare oggi queste parole, mentre sulle cronache e i social network si concentrano sull’individuazione del presunto assassino di Yara Gambirasio e sulla mattanza di Motta Visconti. Non per relativizzare, bensì per tenerla in assoluta considerazione, l’unica domanda che ha senso porsi: “perché?”.
Abbiamo visto la solita propensione pulp dei media (ma i media fanno ciò che il pubblico vuole) e i “puri qualunque” mossi a chiedere il linciaggio. Come sempre, in questi casi, si riaffaccia la discussione sulla necessità della pena di morte.
Tutti sentiamo l’esigenza di dimostrarci altri anche solo dalla possibilità di compiere simili efferati atti. Dovrebbe farci, però, riflettere il fatto che di entrambi gli assassini (del reo confesso e del presunto “inchiodato” dal Dna) gli sottolinea, nelle solite interviste a vicini e compaesani, il loro essere “insospettabili”.

Proprio il rileggere i racconti che hanno come protagonista Padre Brown impone una riflessione sull’animo umano. Conoscere l’umanità, ma più in particolare i singoli uomini, porta a comprendere che in ciascuno convivono sia il bene che il male, come due facce della stessa medaglia che vanno sapute – appunto – comprendere.
L’impegno allora diventa quello di una costruzione di sé che sappia far prevalere la parte buona, le qualità e le capacità di bene. Nessuno è totalmente buono o totalmente cattivo, ma in tutti c’è la capacità di manifestare facce opposte attraverso le proprie azioni.
C’è un orco potenziale in ciascuno di noi. Non è da soli, con il vitalismo o il moralismo, che scongiuriamo questa eventualità. Non è invocando la vendetta che salviamo la nostra “purezza” (che non c’è) o quella di una comunità (concetto pure un po’ razzista).
L’essere umano è un “legno storto”, che può essere tentato dal male. Per questo il Papa, nel silenzio dei media e delle accademie liberal che vogliono darne un’immagine utile alla loro narrazione, parla con tanta insistenza del Demonio.
Non serve la spettacolarizzazione, l’odio alimentato dalla chiacchiera salottiera dei talk e dai plastici. Non ci fa andare avanti di un passo nella comprensione della (nostra) umanità.

Vale la pensa citare quanto ha detto il parroco di Brembate, don Corinno Scotti. Ha invitato tutti, parrocchiani e non, a seguire l’esempio della famiglia Gambirasio. “Penso a questa persona – ha detto don Scotti-. Spero che ora non prevalgano sentimenti di vendetta nei suoi confronti. La nostra comunità in questi anni è stata molto matura. Pur impaurita e ferita non ha ceduto a sentimenti di vendetta. Il papà di Yara mi ha detto che se lei è morta è perché noi diventassimo più buoni. Se ora questa notizia verrà confermata cosa facciamo nei confronti del presunto assassino? Invochiamo la pena di morte? No, certo. A me interessa che Yara sia stata e continui ad essere un dono per la nostra comunità. Comunque andrà a finire questa dolorosa vicenda, Yara è così che deve essere ricordata: come un dono, un dono prezioso”.

Siamo uomini. Di fronte all’abisso del Male non possiamo non sentire il rischio, specie se lasciati soli, di “scendere sempre più la strada”. Altro che linciaggio!

Marco Margrita
@mc_margrita

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Di Redazione Elzeviro.eu

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