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Egoista chi studia ciò che la Società non richiede

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acerrima riflessione dopo l’ascolto del Presidente del CNEL Antonio Marzano su Rai Radio 1

Ascoltando Baobab. L’albero delle notizie di martedì 22 ottobre su Rai Radio 1 capita di cogliere l’intervento di Antonio Marzano, presidente del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

Marzano, parlando dei giovani che non lavorano, spiega come questi debbano almeno curare la propria crescita culturale, seguendo gli studi che li appassionino. Poi aggiunge:

«quando si sceglie lo studio che piace, dev?essere anche lo studio che piace certo, ma che è quello che corrisponde alle richieste della società, al tipo di professionalità che chiede la società, altrimenti ci illudiamo di studiare soltanto le cose che ci piacciono. Non possiamo farlo, in un certo senso diventa quasi un fatto egoistico».

Non si può che apprezzare un simile esempio di Bipensiero: nemmeno George Orwell avrebbe saputo fare di meglio. Analizzando l’intervento del Presidente Marzano si osserva in una prima parte come egli sostenga «lo studio che piace», per poi correggersi spiegando come «lo studio che piace» sia «quello che corrisponde alle richieste della società».

Viene spontaneo chiedersi: ma se ai giovani non piacesse nessun corso di studi utile alla Società? Ma ancor prima, come poter discernere tra il sapere umano, quale sia utile, quale no? Una proposta: “utile” è un accorciamento che sta per “che è utile nell’immediato“, o “che è utile dal punto di vista produttivo”. Forse così si può comprendere perché il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro dica che seguire degli studi che non sono utili nell’immediato sia «quasi un fatto egoistico».

La nostra è una Società tecnocratica e lo si vede fin nel linguaggio. E’ ricco di tecnicismi: l’italiano che dovrebbe essere fruibile da tutti, quello dei telegiornali, diventa ben più oscuro del latino, quando entrano in campo “spread” e “bund”. Allora che tipo di studi potrà mai richiedere una simile Società? Movimento della mani e del cervello; ma movimento cerebrale che elabora, calcola e non ragiona. Perché oggi ragionare, inteso come avere un attivo pensiero critico, è male. Criticare vuol dire anche non piegarsi alle mode e al consumismo, spregevoli propellenti per il Capitalismo.

Bene invece è farsi ape operaia e aiutare i computer là dove ancora non sono in grado di sostituire l’umano. Se ne sono accorti i docenti del liceo classico Berchet di Milano che, con una lettera al ministro Carrozza, hanno denunciato il crollo del sistema scolastico dei licei. Una crisi che rientra nel progressivo processo di svalutazione dell’Umanesimo.

Ma l’Umano va salvato. Ben vengano egoisti umanisti, se “egoista” significa “non farsi ingranaggio”.

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Di Redazione Elzeviro.eu

Redazione Elzeviro.eu
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