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Country first!

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BAGATTELLE

“Critone, dobbiamo un gallo ad Asclepio. Pagate questo debito e non dimenticatevene” (Platone, Fedone 118a 7-8)

Non meno “Maverick” di quel John McCain che lo scelse come slogan della sua corsa alle presidenziali americane del 2008, Silvio Berlusconi (la cui storia non è riducibile al “pregiudicato” con cui lo ha bollato Marco Travaglio) dovrebbe agire nel solco del “prima il Paese”.La Corte di Cassazione, ieri, ha deciso di confermare la condanna per evasione fiscale. Già oggi la Procura di Milano ha emesso il decreto di esecuzione con sospensione della pena. Contemporaneamente è previsto l’invio al Senato dell’estratto esecutivo della sentenza, come prevede la Legge anticorruzione, che vuole che in caso di condanna definitiva la decadenza dalla carica vada deliberata dalla Camera di appartenenza. La Giunta delle elezioni e le immunità parlamentari di Palazzo Madama dovrebbe riunirsi la prossima settimana per dichiarare decaduto l’ex premier. Un voto che l’Aula del Senato di seguito, con scrutinio segreto, è chiamata a replicare.

Per la prima volta nella storia italiana un leader politico, che gode ancora di un significativo consenso popolare ed il controllo pressoché assoluto del suo partito, si trova a dover affrontare la condizione di condannato.Non da oggi, chi scrive, ha parlato di una necessaria aberlusconizzazione del centrodestra. Pur non cedendo al disegno di una parte della magistratura che si è posta come vero e proprio “potere supplente” per la rimozione dell?anomalia berlusconiana, sarebbe occorso che la parte politica che rappresenta il sentire della maggioranza degli italiani avesse avviato un serrato percorso di ripensamento e rinnovamento. Questo avrebbe consentito una più schietta difesa di Berlusconi, anche con una mobilitazione popolare, da quel “fascio di forze corporative e conservatrici” che ne hanno sempre perseguito la cacciata ad ogni costo. Non è avvenuto. Troppi cortigiani e cortigiane non hanno saputo (potuto) costruire l?opportuna discontinuità. Non ha aiutato una sinistra incapace di farsi riformista e di rinunciare all?unica rendita di posizione altra dal cedimento al “politicamente corretto”: l?antiberlusconismo.Per il centrodestra, poi, l?approdo all?inevitabile “grande coalizione”, al di là delle proclamazioni d?intenti, è stato casuale e tattico, quasi con spirito da governo balneare. Una scelta che avrebbe dovuto accompagnarsi, non nel modo sotterraneo e sussurrante cui abbiamo assistito, al superamento della visione leaderistica. Con una realistica rivendicazione della stagione montiana.Questo è, quindi, il tempo in cui Silvio Berlusconi è chiamato a porre “il Paese, prima di tutto”.

Non è certo pensabile che attenda di essere fatto decadere, deve compiere il gesto superpolitico delle dimissioni. Investire tutta la forza simbolica e politica di quest?atto nella difesa dell?attuale governo quale unico governo possibile. Accogliere socraticamente la pena, seguendo l?esempio dell?autentico democristiano Totò Cuffaro. Prima le istituzioni, prima il Paese.Solo Berlusconi può dare continuità al centrodestra. Provvedendo, egli stesso, all?aberlusconizzazione.

Marco Margrita@mc_margrita

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Di Redazione Elzeviro.eu

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