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Italiani invidiosi e adulatori rispetto al royal baby

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Esiste a livello psicologico una sensazione denominata di “vuoto”, ovvero quello stato puramente mentale per cui, pur arrivando a soddisfare il nostro fisico in tutte le maniere possibili, non riusciamo proprio a dar pace alla nostra inspiegabile mancanza.

Tale “buco” psichico può essere situato all’interno dell’inconscio della singola persona, ma può anche trovarsi, come sosteneva lo stesso Freud, all’interno delle ataviche e primordiali sensazioni di un popolo intero.

Così il popolo italiano pare vittima di una tale carenza nell’assistere all’evento della nascita del mediaticamente definito “royal baby”, ovvero il figlio del principe ed erede diretto al trono del Regno Unito William duca di Cambridge e della sua consorte Kate Middleton. La piovra dei media ha gettato famelica i suoi tentacoli su quest’evento e, si sa, l’eco della televisione, di internet e dei giornali fa scaturire nell’animo dei popoli, in particolare quello nostrano, le più immediate e naturali reazioni comportamentali. La nascita del futuro sovrano d’Inghilterra ha suscitato in noi le reazioni più estreme, quelle di odio profondo e di estasi sproporzionata, basta navigare sui social network per rendersi conto di questo.

C’è chi urla con inviperita superiorità il suo disprezzo contro quelle persone che oltremanica hanno atteso per ore fuori dall’ospedale l’annuncio della nascita del futuro re, quando magari costoro hanno fatto la stessa “coda d’attesa” per l’uscita di un Iphone all’esterno di un Apple Store; e c’è invece chi d’altra parte adula con tanto di bava alla bocca per tutto ciò che è contornato dal “british appeal”, meglio chiamarla anglossessione, ovvero coloro che vedono l’Italia come una subregione di un ancor vivo impero coloniale ottocentesco, impero che a differenza del nostro paesucolo è ritenuto florido ed economicamente attraente per future emigrazioni (costoro sono evidentemente ciechi e sordi rispetto ai dati economici che segnalano un forte ristagno dell’economia britannica).

Suvvia, ma perché dobbiamo roderci il fegato per questioni che nemmeno ci appartengono? Non è possibile che il popolo italico si possa per una volta crogiolare in un sano senso di indifferente superiorità? Macché, è impossibile, soprattutto quando ci accorgiamo, come in questo caso, di un vuoto simbolico del nostro Stato, quell’elemento che affonda nella tradizione e che rimane, come la monarchia britannica, eterno esempio di unità nazionale. Unità che avevamo conquistato con la forza e con la forza abbiamo poi perso, per poi non ricostruirla più.

Questo scritto vuol essere un monito per tutti i detrattori del nazionalismo, in ogni sua forma (perché la sensazione che fuoriesce in queste ore dal Regno Unito è fortemente nazionalista), un sentimento che troppe volte è portato come esempio di stragi, genocidi e quant’altro, ma che ha d’altra parte aiutato e si spera aiuterà ancora la coesione dei popoli stretti sotto il giogo delle tirannie politiche ed economiche.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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