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Napoli che colpo!

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COMMENTO AL CAMPIONATO

L’Inter maramaldeggia a Salerno con una cinquina mentre il Napoli fa il colpaccio ma San Siro con il Milan e raggiunge i rossoneri al secondo posto della classifica. Roma corsara a Bergamo ne rifila quattro alla squadra di Gasperini. Fiorentina fermata sul pari dal Sassuolo. Juve da copione a Bologna. La Lazio vince in casa contro il Genoa tra polemiche, interviste clamorose e un mercato che ancora non c’è. Pari tra Empoli e Spezia.  Il Toro vince di misura in casa con il Verona. Impresa dell’Udinese che ne fa quattro a Cagliari. Pari tra Samp e Venezia.

L’Inter resiste al comando della classifica a più quattro dalle seconde stravincendo con la Salernitana…maledizione al campionato a venti squadre, una iattura per lo spettacolo che in pratica divide la serie A in una A1 e una A2 come il basket. Il Milan viene sconfitto dal Napoli di misura ma quanto basta ai partenopei per raggiungere proprio la squadra di Pioli al secondo posto grazie anche alla debacle casalinga che non ti aspetti: l’Atalanta, va detto anche grazie a qualche errore da dividere tra Var e arbitro, viene seppellita per 1-4  da una Roma concreta e che si merita fino in fondo il risultato che ha ottenuto mantenendo così il quinto posto in classifica.

Quinto posto che i giallorossi mantengono insieme alla Juve che va a vincere a Bologna e alla Viola che questa volta si deve accontentare di un pari a suon di goal con il mai arrendevole Sassuolo. Ma la vera bomba della settimana scoppia a Roma sponda Lazio, Lazio che venerdì ha vinto per 3-1 contro il Genoa in uno stadio semideserto.

Peruzzi, intervistato in privato, senza sapere che era invece in diretta, su una radio del circuito laziale spara a zero contro la società Lazio.

Una società che, sono le sue parole, non ha mai avuto un progetto e che viene gestita da due sole persone Lotito e Tare che decidono pure se una porta deve essere riverniciata oppure no. Due persone, è questo il senso di quello che ha svelato Peruzzi, che gestiscono la società in maniera dittatoriale decidendo tutto in maniera esclusiva senza tenere conto, se non a posteriori, del parere di chi collabora con loro e che magari ha molta più conoscenza e competenza di loro.

Peruzzi, senza saperlo, ha scoperchiato un vaso di Pandora il cui contenuto era noto già da tempo alla stragrande maggioranza dei tifosi. Tifosi che, anche e soprattutto a causa dell’improvvisazione di una società che vive alla giornata ed è gestita come un’azienda agricola familiare, con tutto il rispetto ovviamente per le aziende agricole, si sono allontanati da tempo. Lotito e Tare, lo sapevamo già, hanno gestito per anni la Lazio senza neanche sapere cosa volesse dire fare un minimo di programmazione.

Non hanno mai voluto dare spazio e responsabilità ai vari collaboratori, allenatori e preparatori inclusi, e si sono affidati da sempre all’improvvisazione dilettantistica più conclamata. Sappiamo come Tare, dall’alto della sua immarcescibile indiscutibilità e incontestabilità, abbia nell’arco di questi anni ciccato più del sessanta per cento degli acquisti effettuati che sono poi inesorabilmente andati a pesare per anni nelle casse della società sotto forma di stipendi dati per far trotterellare ai margini del campo di Formello giocatori neppure buoni per il campionato di serie D.

Le poche intuizioni positive sono arrivate o per caso, ovvero per la legge dei grandi numeri, o per i consigli negli ultimi anni di Simone Inzaghi che da solo sa cento volte di più di calcio di quanto arrivi mai ad illudersi di sapere lo stesso Tare che però continua a restare inamovibile e granitico nella sua posizione di vertice da cui continua indisturbato a commettere errori su errori. La Lazio ora naviga ai margini della metà classifica, per un pelo ancora nella zona della A 1. Sarri, se firmerà, dovrà accontentarsi dell’ennesima pezza stile Sahà, KakutàPostiga o chissà si potrebbe pure riacquistare un giocatore come Alfaro al posto di Muriqi.

Le cose fino a quando quei due saranno al timone della società non cambieranno mai a meno che i tifosi non si sveglino una buona volta e ricomincino come un tempo, in modo civile, a dire la loro e a disertare lo stadio come Lotito e Tare meritano. Un muro contro muro magari antipatico e doloroso ma che potrebbe costringere con le spalle al muro una dirigenza che fino ad ora ha continuato a vivacchiare e a utilizzare la Lazio per i propri interessi anche politici.  Solo quando Lotito, di fronte a un’ondata generale di protesta, si renderà conto di essere solo asserragliato nel suo palazzo del Palatino insieme al suo Prefetto del Pretorio Tare allora forse i laziali potranno sperare che il giorno della liberazione arrivi anche per loro. Chiunque riuscirà a prendere il posto di   quei due sicuramente sarà in grado di fare riprendere entusiasmo ad un esercito di tifosi che adesso come adesso assomiglia tanto ad un’armata sconfitta.

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