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Ingiustizia sportiva: Schwazer era innocente

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Mi fa schifo il doping, da sempre, perché non sopporto chi bara, soprattutto nello sport. La lotta al doping è una cosa seria, ma la distruzione di un uomo e di un atleta manipolando le provette per provarne la colpevolezza è invece una cosa vergognosa.

di Stefano Greco

E fa perdere credibilità all’intero sistema, ridicolizzato e messo sotto accusa oggi dalla sentenza del tribunale di Bolzano in cui i giudici, oltre a negare che Schwazer abbia fatto uso di doping, hanno parlato di “provette manipolate, di DNA non corrispondente a quello dell’accusato”.

Insomma, la WADA ha barato e il CIO ha rovinato in giustamente (rendendosi complice della manipolazione) la vita e la carriera di Alex Schwazer.

Quando nel 2016 hanno messo sotto processo Alex Schwazer, ho sentito subito puzza di bruciato. Perché non mi hanno mai convinto i metodi della WADA e del laboratorio di Colonia, ma soprattutto perché vicino a Schwazer c’era il professor Donati, uno che non si sarebbe mai prestato al gioco, uno che non avrebbe accettato di legare il suo nome a quello di Schwazer se non per dimostrare che Alex poteva vincere anche senza nessun “aiuto” ma solo con il duro allenamento, perché era un campione.

Magari un ragazzo fragile che aveva sbagliato, ma uno che aveva capito di aver sbagliato e chiesto scusa, uno che non avrebbe mai commesso per due volte lo stesso errore.

Non ho mai creduto alla sua seconda positività

perché quell’atteggiamento della WADA e del CIO puzzava di bruciato lontano chilometri e perché in tanti nei mesi precedenti avevano storto la bocca davanti ai successi trionfali di Schwarzer al rientro dopo la lunga squalifica per doping.

L’ho guardato in faccia Schwazer, in video e dal vivo qui a Roma, e ho capito che era la faccia di uno che si sentiva vittima della più clamorosa ingiustizia nella storia dello sport moderno, di uno che si sentiva pugnalato alle spalle da un mondo che non accettava l’idea che lui potesse vincere, anzi, stravincere, anche senza fare uso di doping.

Non lo ha protetto il CONI Alex, anche se ieri dopo la sentenza queste sono state le parole di Sandro Donati, l’allenatore di Alex: “Voglio ringraziare il presidente del Coni, Giovanni Malagò, dietro alle quinte ci è sempre stato vicino”.
Insomma, Malagò c’è stato, dietro le quinte, ma alla luce del sole non lo ha aiutato nessuno lo Schwazer che oggi, dopo 5 anni, è riuscito ad avere finalmente giustizia.

Ma ora che cosa ci fa Alex con questa giustizia?

Gli hanno rovinato la vita ad Alex Schwazer, lo hanno rovinato come uomo ancora prima che come atleta, come avevano fatto anche con Marco Pantani. Lo hanno trattato come un “appestato” e hanno trattato come appestati tutti quelli che in questi anni gli hanno dato una mano per allenarsi o gli hanno mostrato solidarietà o umanità.

Lo hanno massacrato Alex Schwazer, senza il minimo rispetto, senza preoccuparsi del male che gli potevano fare con quelle accuse che, palesemente, non stavano in piedi. E oggi tutti i vertici della WADA, del famigerato laboratorio di Colonia e quelli della IAAF dovrebbero dare in massa le dimissioni.

Dovrebbe darle chi ha “giocato” con le provette, chi non ha vigilato e chi ha emesso verdetti di condanna senza neanche ascoltare la controparte.

E oggi dovrebbe cospargersi il capo di cenere

e chiedere umilmente scusa anche chi, come Gianmarco Tamberi, il 28 aprile del 2016 scrisse sui social: “Vergogna d’Italia, squalificatelo a vita. La nostra forza è essere puliti, noi non lo vogliamo in nazionale”. Ecco, a volte bisognerebbe accendere il cervello prima di parlare o di scrivere sui social, sempre ammesso che ci sia un cervello da accendere.

Ecco, oggi Tamberi dimostri di averlo un minimo di cervello e di avere un minimo di coscienza e di dignità chiedendo pubblicamente scusa a Alex Schwazer con la stessa forza ed evidenza con cui si scagliò contro di lui quasi 5 anni fa. Ho aspettato, ma non ho letto nessun post di scuse da parte sua sui social.

Ma questa è l’Italia

il paese in cui da anni il giustizialismo ha sostituito la giustizia. Il paese in cui un avviso di garanzia (strumento creato per tutelare un sospettato o un indagato) viene considerato una macchia incancellabile e un rinvio a giudizio è già una condanna, dimenticando che la legge dice che si è colpevoli solo “quando una sentenza passa in giudicato”, ovvero alla fine dei 3 gradi di giudizio. Ma Alex era colpevole ancora prima che iniziasse il processo, segnato per sempre con il marchio dell’infamia.

Tra pochi mesi ci saranno le Olimpiadi a Tokio (si spera) e se esistesse una Giustizia Divina dovrebbe essere Alex il portabandiera della nazionale italiana e sul gradino più alto del podio della marcia ci dovrebbe essere Alex. Ma, purtroppo, questo non è un film della Disney o una commedia americana a lieto fine.

Questa è la vita reale, quella in cui i campioni si idolatrano e si massacrano, a seconda della convenienza e dei giochi politici.

Buona vita Alex, ora finalmente hai scacciato i fantasmi e hai avuto giustizia. Ma so già che oggi per te saranno più le lacrime di dolore per quello che ti è stato ingiustamente tolto che quelle di gioia per aver vinto questa battaglia.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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