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E’ un campionato diviso in due

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COMMENTO AL CAMPIONATO

La ventiquattresima giornata vede tutte le prime vincere in attesa dello scontro decisivo di questa sera tra Lazio e Milan. Vince facile la Juve grazie al Pipita su un Cagliari a cui l’orgoglio non basta. Vincono facile la Roma a Crotone e il Napoli in casa con il Genoa. Vince senza patemi l’Inter a San Siro contro il volenteroso Empoli così come vince con agilità la Fiorentina contro l’Udimese. L’Atalanta supera momentaneamente la Lazio vincendo al Barbera contro un Palermo sempre più disperato mentre una Samp sempre più lanciata affonda il Bologna. La sfida di metà classifica tra Sassuolo e Chievo va ai veneti mentre il Pescara subisce l’ennesima goleada che manda in orbita Belotti, con un po’ di brivido nel finale per i tre goal tardivi degli ospiti. Stasera Lazio e Milan si giocano le restanti chance per rimanetre attaccate al treno dell’Europa.

E’ un campionato sempre più mestamente diviso in due quello che si sta svolgendo sotto l’egida di una Juve autentica e micidiale schiaccia sassi. Basti guardare i numeri impietosi per rendersi conto che il torneo nazionale sta assomigliando sempre di più a quello di un paese del Terzo Mondo con tutto il rispetto per le squadre appartenenti a questa fascia sportiva diciamo meno fortunata. Se facciamo un attimo due conti scopriamo che le prime 8 esclusa ovviamente ancora la partita di stasera, hanno finora portato a casa ben 377 punti contro gli appena 293 portati dalle restanti dodici. In pratica il 60% delle squadre ha incassato appena il 43% dei punti a disposizione mentre ovviamente il 40% si è presa il grosso della torta.

Qui non si tratta di fare dello stupido e spiccio populismo da bar dello sport ma semplicemente di fare una considerazione dettata dal buon senso. Il nostro campionato è dominato da una forma di “oligarchia” tecnico tattica sempre più potente, come si vede, che inevitabilmente finisce per rendere il nostro calcio sempre più scontato, e diciamola proprio tutta, sempre più noioso. Sembrano infatti inesorabiolmente finiti i tempi in cui lo scudetto poteva cucirsi anche sulle casache di una Fiorentina, di un Bologna di un Genoa, di un Cagliari, di una Lazio, di un Verona, di una Sampdoria o di un Torino. Ora l’evidenza ci dice che al di là di tre…massimo quattro squadre il discorso scudetto e anche quello della Champion’s per tutte le altre restano pura fantasia per non dire eresia soprattutto per certi Media che gongolano quando le potenti fanno terra bruciata attorno a loro.  

Se gioca la Juve infatti il risultato lo sai già  ancora prima che venga tirato il calcio di inizio, quasi lo stesso discorso per il Napoli e la Roma anche se queste due, per la verità, hanno vinto nella loro lunga storia la miseria di cinque scudetti complessivi. Idem se parliamo di Inter, e in parte del Milan. Per il resto Lazio, Atalanta e Fiorentina in qualche modo comprese, nulla è scontato e andando ancora un po’ più giù in classifica, stiamo parlando della zona di mezzo non ancora di quella pericolante, è meglio puntare sulla sconfitta o al massimo su un pari mentre le vittorie, ad essere proprio ottimisti, si contano sulle dita di due mani .

Senza accorgercene, da almeno tre decenni a questa parte, siamo scivolati sempre di più verso un campionato di basso livello perché il livello non lo fanno le prime tre squadre che sono sempre di più di un altro pianeta ma la media del gioco espresso dall’intero movimento calcistico tanto che, guarda caso, i risultati nelle coppe stanno impietosamente davanti agli occhi di tutti: sono anni ormai che le nostre squadre non riescono più a vincere nulla se togliamo l’ennesima finale di Champion’s persa dalla Juve che è arrivata a giocarsela con il Barcellona con le pile completamente scaricate da un campionato stressante ma di importanza infima rispetto alla coppa dalle grandi orecchie, l’unica che possa darti l’imprimatur e il riconoscimento di squadrone europeo.

Non abbiamo ancora capito che se i valori del nostro calcio vengono espressi solo da tre-quatto squadre dietro le quali c’è il buio o quasi, il calcio italiano non andrà mai più da nessuna parte. Quello che è determinante non è la punta dell’Iceberg: è il livello complessivo espresso, chi più chi meno, da tutte le squadre, altrimenti, ripetiamo, siamo destinati a non andare lontano. Un caso su tutti che potrebbe illuminarci è quello del campionato portoghese dove su tutte sovrastano due sole squadre: il Benfica e il Porto mentre il resto è rappresentato, come da noi, da una marea di squadre di medio-basso se non bassissimo cabotaggio. Ora basta vedere, ultimi europei a parte, ma in nazionale gioca un certo Ronaldo, cosa hanno combinato negli ultimi venti anni le squadre portoghesi per capire quello che è il nostro pensiero magari contro corrente ma assai coerente con quella che è la realtà attuale. Continuiano pertanto a ridere giustamente  i tifosi di Juve, Roma, Napoli e Inter ma a piangere alla fine  sarà solo e soltanto il calcio italiano…a questo punto il gioco ne vale davvero la candela?

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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