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Una vita spezzata per una partita di calcio

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Questo è probabilmente il pensiero doloroso che domina la mente dei familiari di Ciro Esposito, il giovane tifoso napoletano morto ieri all’alba dopo un mese e mezzo di agonia. Una vita innocente immolata sull’altare di un gioco che probabilmente gli amici e i familiari della vittima odieranno con tutto il cuore per il resto dei loro giorni. Difficile dare loro torto: morire per andare a vedere la propria squadra è non solo atroce, è assolutamente disumano. Il presunto assassino, lo psudo tifoso romanista De Santis, sarebbe solo la punta dell’iceberg di un’umanità sull’orlo dell’abisso e della barbarie.

Se, come risulta dalle indagini in corso, uno va in giro con una rivoltella pronto a sparare al primo tifoso della squadra avversaria che gli capita davanti, vuol dire che siamo ripiombati da tempo nella barbarie più totale e devastante, siamo ritornati all’età della pietra in un colpo solo, ammesso e non concesso che a quel tempo non ci fosse una qualche forma di rispetto per la vita altrui.

In un nostro recente articolo intitolato: “Non è un paese per inermi“, avevamo già sottolineato come la nostra civiltà, da tempo orfana di principi e valori morali considerati ormai come mesto retaggio di un pensiero non più attuale, sia una società ormai cieca che vaga a tentoni nelle tenebre della propria ignoranza. Una società dove predomina solo e soltanto il capriccio passeggero del più forte ai danni degli inermi e con il termine inermi non intendiamo solo le donne e i bambini ma anche la gente normale che esce di casa per vivere semplicemente la propria vita.

Anche gli uomini finiscono per essere inermi perché non sono pronti quando escono dalla soglia di casa a dover rispondere ad un conflitto a fuoco o a doversi difendere da un’aggressione fisica per i motivi più banali. Perché non sono pronti a farsi investire insieme ai loro figli dal pirata della strada ubriaco che magari non ha neanche il permesso di soggiorno e che quindi opera nell’ombra e nella massima libertà. Tutte queste persone sono gli inermi obiettivi della stupida malvagità altrui perché non c’è peggior male di quello che deriva dalla stupidità umana che rende l’azione, in questo caso, assolutamente imprevedibile e quasi inevitabile.

In questa riflessione non possiamo non constatare come lo Stato sia e continui ad essere relativamente assente e non ci riferiamo ai tutori dell’ordine che con scarse risorse e ancor più scarsi emolumenti, rischiano la propria vita per combattere la stupidità criminale di cui sopra. Ci riferiamo allo Stato in quanto tale, fatto di governi, ministri e capi di governo, uno Stato che in nome della politica e dei partiti che dominano la scena politica del paese, non è in grado di decidere di comprare anche solo una volante in più di quelle poche che già ci sono.

In una parola sola: manca la volontà politica di sradicare una volta per tutte la violenza assassina nel paese. Quello che paralizza come al solito la volontà timorosa dei vari governi è il timore di dover andare contro precisi interessi, fasce di elettori che diventano via via sempre più potenti e prepotenti fino ad assumere la forma di lobby. Lobby potenti perché portano voti, potere e visibilità. Se parliamo del mondo del calcio sappiamo come da tempo immemore nelle organizzazioni del tifo organizzato spesso e volentieri si celano gruppi, gruppuscoli, frange di criminali comuni che nulla hanno a che vedere con quegli stessi tifosi dietro le cui spalle riescono a nascondersi molto bene.

Si instaurano così forme più o meno striscianti di intimidazioni e ricatti che risalgono su fino alle stesse società di calcio, vittime a loro volta del grande ricatto ma anche colpevolmente pronte all’omertà in nome di equilibri che non si vogliono distruggere per evitare guai peggiori.

In Inghilterra i sudditi di Sua Maestà ebbero la fortuna di essere governati da una certa Lady di ferro, al secolo Margaret Tatcher, che andò avanti per la sua strada fregandosene di Tizio, Caio e Sempronio e di quello che poteva pensare l’opposizione politica del momento. In pochi mesi pose fine al fenomeno degli hooligans facendoli diventare solo un tragico ricordo di tempi lontani. E lo fece con le buone ma ancor di più con le cattive come solo chi ha gli “attributi” riesce a fare. Oggi in Inghilterra allo stadio ci vanno anche i bambini di quattro-cinque anni e lo fanno con la gioia e la spensieratezza di chi va al circo o al cinema. Inutile aggiungere che nel nostro paese, dove l’uso della forza diventa per qualcuno solo e soltanto sinonimo di dittatura e di prepotenza militare, una Tatcher avrebbe forse fallito. Il problema è che senza accorgercene, il nostro stato altamente garantista e libertario, sta scivolando nell’anarchia che della libertà ne è l’inconsapevole degenerazione e… dietro l’anarchia, allora sì, c’è davvero la dittatura

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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