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Live action di Mulan: un abbordaggio Disney alla Cina?

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La nuova raggelante opera in stile live action della Disney è Mulan. Un riadattamento che, nel caso di specie, sembra avere anche un retrogusto politico ed un occhio strizzato alla Cina.

Il film è uscito da poco sulla piattaforma Disney+ al “modico” prezzo di 22€ ed oltre ad essere un terribile riadattamento del cartone Mulan, ha suscitato da subito parecchie polemiche e controversie.

Prime fra tutte  sono state le dichiarazioni dell’attrice protagonista Liu Yifei, rintracciate sul social cinese Weibo e diffuse poi in tutto il mondo. In quella sede la Yifei aveva sostenuto e acclamato la polizia di Hong Kong impegnata da Marzo 2019 nelle proteste contro il discusso emendamento sulle estradizioni.

Ovviamente queste dichiarazioni hanno creato scalpore

soprattutto in America, viste le immagini che giravano sulla dura repressione delle forze armate e il famigerato intervento degli USA a favore di ogni atto “democratico” nel mondo. Si lanciò così l’hashtag #BoycottMulan, subito virale su Twitter e che avrà nuova linfa con una recente scoperta.

I titoli di coda del film nascondono infatti un oscuro legame

Nei ringraziamenti finali scorrono i nomi di sei agenzie governative cinesi che operano nello Xinjiang, regione nel nord-ovest della Cina, dove si sono girate in parte le riprese del film. Il governo di questo paese è però accusato di aver segregato, rieducato e sterilizzato forzatamente persone di fede musulmana.

Tutta questa provocata indignazione sembra avere una semplice spiegazione:

l’evidente bisogno commerciale della Disney di avvicinarsi ulteriormente all’enorme mercato cinese, che si collega poi facilmente a tutto l’Oriente. Il box office cinese supera ormai di fatto quello hollywoodiano, diventando primo al mondo

La trama del live action di Mulan è stata infatti riadattata in modo tale che risultasse il più possibile simile alla fiaba originale cinese. Sono stati eliminati così degli elementi come il simpatico draghetto Mushu, spirito protettore degli antenati della famiglia, che veniva però ridicolizzato dal cartone animato.

Nell’attuare questo abbordaggio però, la Disney sembra essersi dimenticata di realizzare un buon prodotto.

Il riadattamento live action di Mulan risulta un “mappazzone” di scene alla Bruce Lee, Ki buttato un po’ ovunque e stregoneria. Gli ideali nobili di una figlia che vuole salvare il padre, disposta al sacrificio per la propria famiglia, vengono trasformati nel sogno di poter andare a fare la guerra.

La Mulan che si vede nel cartone animato è una ragazza semplice, in cui ci si può immedesimare, che grazie alla sua forza di volontà riesce a dimostrare di poter valere quanto un uomo, distruggendo il muro della discriminazione e del pregiudizio.

Questo percorso di crescita personale e consapevolezza viene distrutto da una Mulan super eroina che sin da piccola si lancia dai palazzi con acrobazie degne del Cirque du Soleil. Non esiste nessuno sforzo né volontà di dimostrare qualcosa a sé stessi, solo una specie di ninja che vuole assolutamente spaccare il muso a qualcuno.

L’errore più eclatante deve però ancora arrivare

Dopo tutto lo sforzo per ammaliare i cinesi, inimicandosi mezzo occidente, la Disney cerca di rimediare facendo un capitombolo che farà piangere molti fans.

Il generale di cui si innamorerà Mulan, Li Shang – entrato nei cuori di tutti non solo per il suo carisma, ma anche per l’animo nobile – viene smembrato, suddiviso in due attori differenti ed essenzialmente snaturato. Molti quindi si chiederanno il perché, essendo sostanzialmente il co-protagonista della storia. Il regista risponde:

Penso che in un’epoca come quella del movimento #MeToo, avere un ufficiale al comando che è anche un interesse amoroso e sessuale potesse mettere a disagio. Pensavamo non fosse appropriato

Il generale Li Shang non sapeva che Mulan fosse una donna e anzi, nel momento in cui avviene la scoperta, la prima cosa che fa è bandirla, tutto secondo il protocollo. Più di che di abuso di potere si dovrebbe parlare di professionalità.

Quindi cara Disney, è assolutamente appropriato registrare il film in una regione accusata di sterilizzare musulmani, ma non sia mai che il movimento #MeToo si offenda.

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Di Arianna

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