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La follia dei nuovi standard di “inclusione” per gli Oscar

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“Tra i nuovi standard richiesti c’è quello che prevede l’appartenenza di almeno uno degli attori protagonisti a minoranze etniche; in alternativa, il 30% del cast dovrà essere composto da due tra le diverse categorie: donne, afroamericani, ispanici, appartenenti alla comunità Lgbtq, disabili”.

di Filippo Nesi

Che siano poveri in fila con i food stamp davanti a una Catholic Charity o milionari che vanno in giro su una decappottabile di importazione, ovviamente, è marginale.
Il progressismo detesta e censura la lotta sociale, anzi, la chiama spregiativamente “riduzionismo di classe”. No, l’importante è che la ricetta multietnica sia composta dagli ingredienti giusti e nei dosaggi giusti: 30g di donne, 1 etto di ispanici, 2 etti di afroamericani, 1 litro di bianchi etero, 1 litro di LGBTQ, un pizzico di disabili.

Detta così, la cosa può anche far ridere

Ma c’è ben poco da ridere. Capite bene che il fatale esito di un simile approccio sarà l’esplosione artificiale delle minoranze, considerato che l’appartenenza a una quota diverrà sempre di più l’unico requisito per l’accesso al lavoro in luogo del talento e delle capacità artistiche individuali. Per sfondare, un attore o un’attrice eterosessuale, ad esempio, si vedrà costretto un domani a fingersi omosessuale semplicemente per poter rientrare in una quota.
Curioso. Per secoli gli omosessuali sono stati costretti a nascondere il proprio orientamento, non di rado dietro matrimoni di facciata, per poter lavorare ed essere rispettati. Oggi la situazione si è completamente invertita: saranno gli eterosessuali a doversi fingere omosessuali per poter lavorare.
E penso a come cambia in fretta la morale.
Un tempo si uccidevano i cristiani e poi questi ultimi con la scusa delle streghe ammazzavano i pagani.
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