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Le origini…abbastanza banali del libro di Dan Brown

Il nuovo libro di Dan Brown “Origins” uscito da qualche mese e ambientato tra Bilbao, Madrid e Barcellona  sembra destinato a ripercorrere la stessa strada di successo dei suoi illustri precedenti.

Un libro che sembra confermare la verve narrativa di un autore capace di vendere milioni e milioni di copie in tutto il mondo. L’argomento è di quelli intriganti ovvero la possibilità, tramite un complesso e futuristico data base, di confermare la possibilità teorica che la vita organica possa essersi sviluppata dalla materia inorganica. Si tratta dell’enigma che ha appassionato per decenni i fisici e i biologi molecolari del mondo intero e che a tutt’oggi non ha dato risposte convincenti.

Allo stato attuale della ricerca

siamo ancora fermi all’assioma incontrovertibile che la vita molecolare organica, anche quella apparentemente più semplice dei batteri e dei virus, non può essersi originata dal cosiddetto brodo primordiale così come era stato ipotizzato, ma mai comprovato,  dei ricercatori Miller e Urey nel 1953. Rispondendo alla questione in modo abbastanza fantascientifico Dan Brown ha provato a ipotizzare un enorme computer ultra avanzato in grado, con gli imput giusti, di ricostruire quanto si sarebbe verificato in un arco temporale di milioni di anni e che avrebbe portato alla creazione della vita molecolare da una semplice e ipotetica miscela acquosa di sali inorganici e diversi composti chimici in parte inorganici e in parte organici come gli idrocarburi, gli aminoacidi e gli acidi carbossilici. Un’ipotesi, che ancora ora non ha trovato conferme.

A parte il ritmo

assolutamente coinvolgente di Brown, bravissimo ad attrarre l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina del libro, va detto che l’autore finisce comunque nel cadere spesso e volentieri nella banalità del politically correct. La stessa previsione da parte del principale coprotagonista, esaltato nel suo ateismo radicale quasi fosse un super eroe,  sul futuro di un’umanità ridotta ad una nuova generazione di esseri per metà umani e per metà robot, appare abbastanza banale e già ampiamente sfruttata da autori del calibro di Isaac Asimov.

Politically correctness solo per compiacere il mercato?

Brown, nella sua frenesia e preoccupazione di pagare il tributo dovuto al pensiero materialista di una sinistra ormai orfana da tempo delle sue passate certezze, non perde occasione per lanciare alcuni slogan cari al pensiero debole del politicamente corretto. Un’operazione che appare alquanto sospetta e forse ispirata da scopi squisitamente commerciali, in primis quello di racimolare più lettori possibili, soprattutto quelli attirati come mosche sul miele da certo fantascientismo anti cattolico tanto caro alle lobbies massoniche americane.

Stereotipi

Banali e stereotipati appaiono anche gli strali sparsi nella narrazione contro il regime di Francisco Franco e la monarchia spagnola colpevole di essersi arroccata dietro le posizioni del cattolicesimo più radicale.  Dan Brown riesce anche a trovare l’appiglio per criticare la decisione del Caudillo di rendere omaggio nella Valle de los Caidos  ai caduti di entrambi gli schieramenti della Guerra Civile Spagnola. Il dittatore, secondo Brown, avrebbe utilizzato, per costruire questa immensa opera di pacificazione nazionale, anche dei detenuti sottoposti così a torture, lavori forzati massacranti e quant’altro.

La polemica sulla (in)utilità della detenzione

A parte il fatto che non sono pochi coloro che auspicano che anche nel nostro paese ci sia la possibilità di adibire a lavori socialmente utili i vari delinquenti che passano le loro giornate a poltrire nelle loro celle a spese dello stato, bisognerebbe ricordare quanto successe invece in Italia nel ’45.  Sono ancora sotto gli occhi inorriditi di tutti le immagini dei cadaveri appesi di Mussolini, della Petacci e di alcuni gerarchi fascisti a piazzale Loreto. Uomini e donne uccisi senza un processo degno di questo nome i cui cadaveri vennero vilmente brutalizzati e vilipesi in quello che non facciamo fatica a definire un atto di estrema barbarie.

Questo è quanto fecero le forze di liberazione in Italia: il confronto con quanto fece invece il fascista, “sterminatore di popoli” Francisco Franco appare alquanto impietoso.  Quella che Dan Brown, senza alcun obbiettivo approfondimento storico, considera solo come una brutale, feroce e repressiva dittatura, conobbe la sua fine pacifica soltanto quando il Caudillo si spense serenamente nel suo letto all’età di quasi 83 anni circondato dal consenso della maggioranza degli Spagnoli e questa è storia documentata.

Insomma leggendo Dan Brown sembra di essere ritornati agli slogan antichi che gridavano contro le forze clerico-fasciste colpevoli soltanto di opporsi al  pensiero del socialismo reale dilagante di allora. Un ritorno è proprio il caso di dirlo, alle…origini del pensiero intellettuale di certa sinistra radicale e materialista dura, durissima a morire.

Di Roberto Crudelini

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