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Tra fake news e realtà: quando la menzogna fa comodo ai potenti

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Come già scritto in passato, una delle conseguenze dell’epidemia ancora in atto di coronavirus è stata la nascita di “comitati di verifica” sulla fondatezza o meno delle notizie riguardanti il virus pandemico: farmaci e rimedi miracolosi, numero dei contagiati, degli ammalati, dei morti, teorie sull’origine del virus e così via.

di Costantino Ceoldo

Il rischio è che se un sistema sociale e politico, in special modo una democrazia, sente la necessità di una certificazione delle notizie da parte di comitati di esperti, anch’essi certificati, questo sistema, questa democrazia, finisca per silenziare ogni possibile voce di dissenso, ogni possibile opinione diversa dalla narrativa corrente. Perché limitarsi al virus quando si può andare ben oltre?

Infatti, se è fin troppo facile puntare un dito accusatore e concedersi un sorrisetto di derisione con qualcuno che, magari in cerca di un po’ di notorietà che lo allontani per un po’ dalla sua banale esistenza quotidiana, inizia a parlare di rettiliani che abitano una Terra cava o sproloquia di una Terra piatta, quanto è invece più difficile controbattere alle bugie dei potenti, siano essi gente di governo o di qualche formidabile agglomerato industriale?

Non è una domanda posta per la prima volta e i tentativi di trovare delle risposte adeguate hanno inaugurato un filone di studi particolarmente fecondo. Enrica Perucchietti, donna di grande sensibilità e cultura, scrittrice e saggista, ha acconsentito di rispondere ad alcune domande proprio su questo argomento.

D) Che cos’è una fake news?

È un’espressione inglese che indica le notizie errate, false appunto, contenute in articoli e contenuti radiotelevisivi che presentano informazioni inventate, ingannevoli, create per disinformare e rendere virali notizie artefatte. Le fake news e le bufale si diffondono perché fanno presa sull’immaginario e perché l’utente medio non approfondisce la notizia, si ferma a leggere solo il titolo e l’anticipazione e corre a condividerla perché, nell’era della post-verità, ciò che legge “risuona” con il suo pensiero e quindi vuole che quanto sta leggendo sia vero.

Ai giornalisti in buona fede tocca invece di sbagliare perché hanno sempre meno tempo da dedicare alla verifica delle fonti e quindi è facile che si diffondano delle notizie false. L’attrazione per il gossip, le insinuazioni, i retroscena piccanti o scabrosi, il morboso fa da sempre presa sull’immaginario e permette il contagio di notizie anche sfacciatamente false. Poi, parte dell’informazione mainstream è volutamente falsificata a monte, dando origine a una propaganda di regime.

Proprio i media di massa, infatti, hanno negli anni divulgato, e continuano a farlo, innumerevoli fake news (si pensi per esempio alle famigerate armi di distruzione di massa irachene poi rivelatesi inesistenti) ricorrendo quindi a sofisticate forme di manipolazione che potremmo paragonare alla propaganda bellica. Nel mio libro Fake news documento innumerevoli casi di bufale diffuse dai media mainstream, alcune di queste passate alla storia e ancora credute vere.

Perché se da un lato il web

è pieno di notizie assurde, dall’altro anche TV, radio e quotidiani prendono sonore cantonate facendo da cassa di risonanza della linea governativa, in questo plasmando e manipolando l’opinione pubblica attraverso la paura ed emozioni che vadano a colpire l’immaginario e la “pancia” delle persone.

La sensazione è che la verità dei fatti sia sempre più labile, persino virtuale e illusoria e che quindi i cittadini sempre più confusi e spaesati debbano affidarsi a un organo governativo auto-dichiaratosi affidabile per essere informati nella maniera corretta, diffidando di qualunque informazione “alternativa” venga ad esempio dal web.

L’intento è cioè quello di screditare la verità, spiega Alain de Benoist, presentandola come un “grande racconto” al quale non si può più credere. Tutto diventa “relativo”, virtuale se non fosse che a vigilare sulla “verità” ci sono i governi e i “professionisti dell’informazione”. I ricercatori controcorrente, che si pongono al di fuori di questa sfera, vengono bollati come inaffidabili e menzogneri, soprattutto se il loro scopo è mostrare un altro “lato” della storia o denunciare ciò che i governi vogliono invece insabbiare.

Concordo con l’amico Marcello Foa, che ha curato la prefazione del mio libro, quando nel suo libro Gli stregoni della notizia Atto II scrive che la polemica sulle fake news e sulle post verità ha come obiettivo non di garantire una informazione migliore, ma un’informazione certificata: solo le notizie con il bollino saranno considerate tali. Tutte le altre potranno essere addirittura espulse dal web e con il pretesto delle fake news si potranno oscurare pagine social di pensatori scomodi o di blogger non mainstream, introducendo di fatto la censura.

Il Direttore Rai Marcello Foa

D) Perché governi ed aziende hanno dei precisi interessi nelle fake news, perfino in tempo di pace e non si fanno quindi scrupoli ad usarle?

Perché da un lato le fake news da sempre si coniugano con la propaganda e dall’altro perché sono state negli ultimi tre anni il cavallo di Troia, ossia il pretesto, per proporre l’introduzione di leggi liberticide e la costituzione di commissioni e task force sulla censura. Stanno diventando cioè un grimaldello per scardinare la libertà di informazione e di pensiero e introdurre una forma di psicoreato orwelliano.

D) La pandemia ancora in corso ha portato con sé dei “comitati di verifica” su tutte le notizie ed una censura neanche tanto velata anche su internet. La soluzione è ora peggiore del male?

Ritengo di sì e che sia inaccettabile. La battaglia mainstream contro le fake news, sfruttando l’attuale emergenza sanitaria, ha portato alla costituzione di un Miniver orwelliano e sembra riproporre una nuova forma di Maccartismo 2.0 : si tratta cioè di una articolata caccia alle streghe che ha come obiettivo la repressione del dissenso. Essa strumentalizza il dilagare di bufale sul web per portare all’approvazione di una censura della Rete e più in generale dell’informazione alternativa, arrivando a ipotizzare l’introduzione di sanzioni.

Questa task force, come tutte le iniziative simili che l’hanno preceduta e che seguiranno, ha come obiettivo non di garantire una informazione migliore, ma la creazione di un’informazione certificata accompagnata da un’attività censoria: solo le notizie con il bollino saranno considerate tali. Tutte le altre potranno essere addirittura espulse dal web e con il pretesto delle fake news si potranno oscurare pagine social, siti e blog di pensatori scomodi, introducendo di fatto la censura.

Il rischio di legittimare un novello Ministero della Verità che vigili su cosa è vero e cosa no e che silenzi le opinioni “dissidenti” si fa concreto, così come il rischio che da ciò derivi l’introduzione strisciante di una forma di psicoreato orwelliano.

D) Jacques Attali e il suo “mondo nuovo”. Lei pensa che il futuro dell’Occidente sia una definitiva omologazione sistemica nel ciclo “nasci lavora consuma crepa”?

Sì, un individuo completamente spersonalizzato, svuotato, riempito con la visione e i mantra del sistema, facile burattino da controllare, manipolare ed eterodirigere. È la teoria di fondo che sviluppavo con Gianluca Marletta in Governo globale, La fabbrica della manipolazione e in Unisex, ossia che il mondialismo sfruttasse e anzi inducesse la spersonalizzazione dell’individuo per rendere a-morfe le persone, liquide persino nella loro identità sessuale, per poterle manipolare e controllare meglio.

Il distanziamento sociale, che evoca la Lega Antisesso di orwelliana memoria, e più in generale la politica dell’odio, della paura e della solitudine a cui siamo sottoposti da mesi, ricalca il tentativo di distruggere i corpi intermedi (famiglia, compagni, amici, ecc.) rendendo sempre più sole, spaesate e impaurite le persone, preda delle proprie emozioni e più facilmente plagiabili.

Per Attali le future generazioni saranno “progettate”, nasceranno in fabbriche all’interno di uteri artificiali e il sesso sarà svincolato dall’amore e da una relazione sentimentale stabile. Insomma, l’eugenetica abbraccerà l’ectogenesi, la clonazione e persino il poliamore. In Lessico per il futuro Attali si spingeva a immaginare che un uomo potrà in futuro diventare madre, ovvero dare alla luce un bambino da solo, «portando l’embrione nel proprio ventre o facendo sviluppare in un utero non umano».

Quello che per molti è distopia, per altri, coloro che detengono il potere, è invece un futuro verso cui librarsi ad ali spiegate, come il giovane Icaro. Solo che trascinati sulle “ali” dell’entusiasmo tecnologico, rischiamo di sfracellarci tutti.

Jacques Attali

D) Non c’è forse un’inguaribile superbia, un non perdonabile peccato di hỳbris, nel ritenere che TUTTO il mondo diventerà “nuovo”?

Ho fatto appositamente l’esempio di Icaro. Perché il “titanismo” (e più in generale l’hỳbris) è una caratteristica fondamentale per inquadrare il futuro che ci attende e il transumanesimo, la visione di fondo di buona parte degli architetti del mondialismo. I greci parlavano di questo antico peccato di onnipotenza che, come spiego in Cyberuomo, il mito del progresso e le ricerche nel campo del post-umano sembrano oggi aver rispolverato: l’atto di tracotanza inteso come superamento del limite consentito che conduce inevitabilmente alla disfatta e alla catastrofe.

L’impressione è che oggi l’Uomo tenti volutamente di umiliare il divino e la Natura ponendosi contro di essi con un atto di orgoglio, senza però pensare alle possibili conseguenze (o forse chi sta dietro a questo progetto lo sa benissimo e corre a tutta velocità verso una tecnoutopia). È come se fossimo nelle mani di giovani Icaro attratti dall’anelito dell’infinito o sedotti dal canto delle sirene della tecnica.

Qua nasce l’ossessione dell’Uomo

di strappare alla Natura il privilegio di creare per divenire egli stesso creatore, di fabbricarsi un proprio universo, di superare i limiti imposti dalla propria specie ed essere egli stesso Dio. Dovremmo invece fermarci e riflettere su quei limiti che si stanno varcando, prendendo in esame tutte le possibili conseguenze dell’avventura pioneristica in cui il Big Tech ci sta trascinando.

Conseguenze che si abbatteranno sicuramente sulle future generazioni che gli architetti del mondialismo vogliono plasmare sul modello distopico de Il mondo nuovo di Aldous Huxley che infatti appare straordinariamente simile alle visioni riportate da Attali: le future generazioni saranno “progettate”, nasceranno in fabbriche all’interno di uteri artificiali e il sesso sarà svincolato dall’amore e da una relazione sentimentale stabile. Insomma, l’eugenetica abbraccerà l’ectogenesi, la clonazione e persino il poliamore.

D) Come è stato possibile che gli italiani accettassero tutte le imposizioni del governo negli ultimi sei mesi?

Perché la popolazione è stata terrorizzata attraverso la teoria dello shock. La paura è solo uno dei tanti tasselli nel processo di manipolazione sociale che il potere adotta per portare avanti politiche che sarebbero altrimenti impopolari ma che la percezione del terrore legittima. In stato di paura, infatti, l’opinione pubblica si sente disorientata, smarrita e necessita di una guida al punto da sottomettersi passivamente ad una autorità e accettare passivamente qualunque proposta o intervento venga dall’alto.

In questi mesi siamo stati sottoposti ad un terrorismo terapeutico, ad una vera e propria criminologia sanitaria, come la definisce il coautore di Il nemico invisibile, l’avv. Luca D’Auria, in cui i media hanno tenuto e continuano a tenere sotto costante paura l’opinione pubblica con il bollettino dei morti e con previsioni catastrofistiche.

D) In particolare, secondo lei perché personaggi come Giulio Tarro o Giorgio Agamben sono stati attaccati così ferocemente dalla grande stampa?

Perché sono stati dei “dissidenti”, hanno da subito manifestato criticità mettendo in dubbio la narrativa mainstream. Ciò non è consentito: i mastini del pensiero unico si occupano di riportare all’ovile le pecore nere che osano dissentire. Soprattutto quelle che mostrano una visione documentata, complessa e articolata del reale.

La dittatura del pensiero unico si riversa nel boicottaggio mediatico e nella persecuzione on line di alcuni pensatori qualora risultino scomodi. Di certe tematiche non si deve parlare per non urtare alcune minoranze che sembrano aver preso in ostaggio il pensiero critico.

Chi si permette di farlo dovrebbe ritagliarsi una fascetta di tessuto, ricamarci l’iniziale “E” di eretico e cucirsela a bella vista sui vestiti. In fondo anche la stregoneria quando venne perseguitata era assimilata all’eresia.

D) Siamo forse vivendo la materializzazione della teoria della rana bollita di Chomsky?

Esattamente, siamo stati “educati”, indottrinati e manipolati per gradi per decenni e in questi mesi, col pretesto dell’emergenza sanitaria, sono venuti a galla i semi di quella graduale manipolazione dolce.

D) C’è speranza per l’Italia o siamo irrimediabilmente condannati ad essere un Paese di vecchi senza futuro e di giovani deboli, fino alla nostra definitiva scomparsa come Nazione?

Dipenderà se continueremo a mostrarci pavidi, spaventati, passivi e predisposti per ubbidire acriticamente all’autorità.

D) Che fare per tornare ad essere “ciò che eravamo”?

Come già sostenevo in Fake news, il giornalismo continuerà a essere fondamentale per orientarci nel mare delle fonti e delle notizie che rischia quotidianamente di soverchiarci, ma dobbiamo essere anche noi a imparare ad affinare le nostre capacità di discernimento e di senso critico, che si tratti di informazioni che vengono dai media mainstream o dalla rete. Dobbiamo essere noi i primi a immunizzarci da bufale e fake news, siano esse provenienti dal sistema o da siti farlocchi. Non possiamo affidarci in modo passivo e acritico ad un’autorità o seguire con cieca obbedienza qualunque notizia ci venga trasmessa da un media certificato.

Dobbiamo inoltre essere consapevoli di essere immersi nella propaganda e che se non vogliamo ritrovarci in una società distopica come quelle immaginate da saggisti e romanzieri visionari, siamo ancora in tempo a “svegliarci” e riappropriarci del nostro futuro, sapendo che citando ancora Orwell, «vedere ciò che si trova davanti al nostro naso richiede un impegno costante».

Anche la libertà, come la verità, richiede un impegno costante. E oggi sono a rischio entrambe. Perché siamo disorientati dalla paura e annebbiati dall’emotività.

 

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