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Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italiana

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Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italianaBeccaria G. Luigi? 18,002010, 239 p., brossuraEinaudi  (collana Saggi)

Siamo abituati a parlare senza renderci conto della complessità e della storia del nostro linguaggio. Ignoriamo la stratificazione nel tempo e nello spazio che ha subito l’italiano.

Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italiana del celebre Cesare Beccaria, edito da Einaudi, vuole portare il lettore alla scoperto della lingua italiana in tutta la sua complessità e bellezza. L’idea s’intende comunicare è quella di una lingua che in ogni sua parola o costrutto può raccontare una storia. Ciò lo si legge con chiarezza nella parte del libro in cui vengono trattati i forestierismi presenti in italiano; si scoprirà, ad esempio, come “nuca” derivi dall’arabo, o come “giallo” dal francese.

Di sicuro interesse, e anche un certo shock, ciò che fa l’autore in un primo momento demolendo l’idea che la grammatica sia un corpus ferreo di regole a cui attenersi. Tramite qualche decina di esempi di oscillazioni linguistiche, il lettore capirà come sia la lingua (ed essa tramite i parlanti) a modificare la grammatica e in rari casi viceversa. Conoscendo questo non parrà più strano al lettore che in un ipotetico futuro l’italiano possa fare a meno del congiuntivo, così come altre lingue.

Ma ne libro di Beccaria c’è spazio anche per il dialetto, che viene visto attraverso una prospettiva storica: dalla nascita del termine stesso “dialetto”, sino ai poeti dialettali contemporanei. La lingua delle campagne diventa oggi uno strumento in mano ai letterati, si ricordi il poeta Andrea Zanzotto, per protestare contro una lingua plastificata come l’italiano medio, fatte di parole macinate dai media e di zeppe atte solo a prender fiato.

Il mare in un imbuto non è allora solo una trattazione sulla nostra lingua, ma vuole aprirsi all’attualità cercando di comprendere l’Italia e il mondo di oggi attraverso un punto di vista atipico, per il senso comune, come la linguistica. Sono diversi i temi toccati nel capitolo dedicato a queste riflessioni: si passa dal “politichese” che si è aperto a numerose parole angloamericane, coniando anche costrutti solo all’apparenza anglicizzanti: esempio “day” usato come suffisso per creare costrutti simili a “Election day”.

La parte finale cerca di trarre le somme per quanto riguarda l’arte dello scrivere. Si cerca di dare risposta alla domanda «come si fa a scrivere bene?». In questa sezione l’autore intende fornire alcuni spunti, più che regole, per scrivere tramite il riferimento a grandi autori della Letteratura nostrana, come Calvino e Gadda.

Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italiana è un testo che, pur sotto forma di saggio di linguistica, risulta essere molto scorrevole e per nulla complesso, dato che i termini più specialistici vengono prontamente spiegati. Una lettura che potrà interessare anche i non addetti ai lavori, sia per quanto riguarda l’analisi della lingua sia per la scritta, e cambierà i rapporti dei lettori con l’italiano.

Luca V. Calcagno

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Di Redazione Elzeviro.eu

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