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Tommaso Onofri, undici anni fa il sequestro

La sera del 02 marzo 2006 inizia con un improvviso black – out. Ci troviamo a Casalbaroncolo, una frazione a pochi chilometri da Parma.

La famiglia Onofri è a tavola: mamma, papà e due bambini, Sebastiano di otto anni, Tommaso di diciotto mesi. Paolo Onofri decide di verificare la natura del black-out e per questo si reca in giardino. Qui si imbatte in due uomini incappucciati e dal marcato accento meridionale. In un attimo sono in casa, scatenando il terrore. Legano i componenti della famiglia e prelevano il piccolo Tommaso dal seggiolone.

I due montano in sella ad uno scooter e tentano la fuga. Dopo alcuni chilometri, però, notano un lampeggiante della polizia. Sono colti dal panico, temono di essere fermati, perdono il controllo dello scooter e cadono a terra. Il bambino si spaventa, piange, i rapitori si innervosiscono, perdono lucidità, afferrano un badile e con quello uccidono Tommaso, lasciando il suo piccolo cadavere in un boschetto nei pressi di Sant’Ilario D’Enza, verso Reggio Emilia, nei pressi di un torrente.

La Polizia viene subito allertata  e iniziano le prime ricerche. Si fruga nella campagne circostanti nella convinzione che la banda possa ancora trovarsi nei paraggi. Si seguono diverse piste: una che conduce in Calabria dove un pentito dell’ andrangheta rivela di essere a conoscenza dei piani della banda già da un po’, un’altra che porta a Massa, dove una medium, Costantina Comotari, afferma di aver “visto” il corpo senza vita di Tommaso.

I sospetti, poi, si concentrano sul padre di Tommaso, Paolo, nel cui computer viene rinvenuto materiale pedopornografico.

Trascorrono 26 giorni dal rapimento, l’Italia spera che il piccolo Tommy sia ancora vivo poiché le indagini si orientano su una pista più credibile: su un pezzo di scotch con cui è stato legato Paolo Onofri viene rinvenuta una impronta che appartiene a Salvatore Raimondi, pregiudicato e amico di Mario Alessi, il muratore che ha partecipato ai lavori di ristrutturazione della cascina degli Onofri.

La pista sembra essere finalmente quella giusta; dopo un lungo interrogatorio, Alessi crolla e confessa: lo ha ucciso lui Tommaso, perché piangeva. E sarà Alessi a portare gli inquirenti sul luogo dove giace il corpo del bambino.

Alessi spiega che il piano era stato concepito come un banale sequestro al fine di ottenere dagli Onofri un riscatto di cinque milioni di euro. Ma la situazione è sfuggita di mano e si è trasformata in tragedia.

In data 4 novembre 2010 le sentenze emesse in primo grado vengono confermate dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna: ergastolo per Alessi,  20 anni a Raimondi con rito abbreviato.
La Cassazione confermerà poi l’ergastolo per Alessi .

Condanne definitive per un caso incredibile che, nato come sequestro, si è trasformato in uno dei delitti più atroci degli ultimi anni.

Di alebed

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