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Il delitto Varani

Manuel Foffo condannato a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato e Marco Prato a giudizio il 10 aprile davanti alla I Corte d’Assise di Roma. È la decisione del Gup Nicola Di Grazia alla conclusione dell’udienza preliminare che ha riguardato l’omicidio di Luca Varani, avvenuto il 4 marzo 2016

 

Marco, Manuel  e Luca. Tre nomi banali, con vite all’apparenza comuni. Potrebbero essere tre amici che frequentano lo stesso corso di studi, giocano insieme a calcetto la sera, trascorrono le vacanze ad Ibiza, flirtano con le ragazze della loro età.

Invece, Marco, Manuel e Luca non sono niente di tutto ciò.

Marco, Manuel e Luca sono i protagonisti di una storia macabra ed inquietante, un omicidio in cui i primi due sono i carnefici e il terzo è la vittima.
 

Marco Prato ha 29 anni, studia e lavora (organizza eventi); è figlio di Ledo Prato, manager culturale, presidente dell’associazione Mecenate 90, consulente del MIBAC.

Manuel Foffo ha un anno di meno di Marco, è studente universitario, figlio di un ristoratore noto a Roma.

Luca Varani ha 23 anni, originario della ex – Jugoslavia, adottato da bambino da una famiglia italiana.

Marco e Manuel si conoscono la sera di Capodanno del  2015. Sembra abbiano avuto un rapporto sessuale;

“Marc è gay, io sono etero. Abbiamo avuto un rapporto e lui aveva un video, così ho temuto che mi potesse  ricattare e ho continuato a vederlo”. Sono queste le parole di Manuel Foffo agli inquirenti.

Mercoledì 2 marzo, Marco e Manuel si incontrano nell’appartamento di Manuel, a Via I. Giordani, 3, quartiere Collatino, periferia est della capitale. I due assumono droghe ed alcol per diverse ore.

Le sostanze stupefacenti sarebbero state portate da Prato, che più volte avrebbe telefonato al suo spacciatore per rifornirsi. “Non saprei quantificarla in grammi ” dirà Foffo ” ma posso quantificare in circa  1.500 euro il denaro speso”.

Il giorno seguente, giovedi 3 marzo, Marco e Manuel escono in macchina “Avevamo il desiderio di fare del male ad una persona qualsiasi”. Prato invia un messaggio Whatsapp a Luca Varani proponendogli  100 euro per un rapporto sessuale a casa di Foffo.

Quando il giovane arriva, Marco e Manuel hanno siglato un tacito accordo. E’ lui la vittima designata.

Gli offrono un cocktail alcolico misto all’Alcover, un farmaco che viene utilizzato per curare la dipendenza da alcool. Appena ingerito, Luca si sente male e si reca in bagno. Ed è qui che si scatena la furia di Prato e Foffo. Lo aggrediscono con un martello, si accaniscono più e più volte. Il ragazzo non reagisce, soffre moltissimo, a detta dei carnefici, che lo finiscono con una coltellata al cuore.

“Mentre lo colpivamo non provavo piacere però non ero in grado di fermarmi anche se ho avuto dei momenti in cui provavo vergogna per quello che facevo” racconta Foffo.

Dopo aver ucciso Luca, in un attimo di lucidità, i due ragazzi ripuliscono l’appartamento e poi cadono nel sonno. Solo la mattina seguente, realizzano di aver commesso un omidicio. Escono di casa, si recano in diversi bar dove bevono ancora alcol. Dopo di ciò, le strade dei due si dividono: Foffo torna a nell’appartamento dove si è consumato l’omicidio, e confessa di aver spalancato le finestre del salotto senza avere il coraggio di entrare in camera da letto, dove ancora giace il corpo di Luca, Prato si dirige in una stanza di albergo dove tenterà il suicidio.

La confessione dell’omicidio di Luca Varani arriva 48 ore dopo i fatti.

Sabato mattina, alle 07.30 Foffo ha appuntamento con la famiglia per recarsi al funerale di uno zio in Molise. In auto, il ragazzo crolla e confessa tutto al padre.

“La prima persona alla quale ho confidato l’omicidio è stato mio padre, ero in macchina con lui e gli ho detto di aver assunto cocaina e fatto l’omicidio, senza dargli i dettagli” racconta Foffo.

Il padre convince il figlio a costituirsi. Mercoledì 9 marzo, sarà interrogato anche Prato e l’avvocato di Foffo chiederà per il suo assistito una perizia psichiatrica.

Il 21 dicembre scorso il pm chiede il rinvio a giudizio per entrambi con l’accusa di omicidio volontario premeditato e aggravato. I due ottengono però un giudizio separato. Foffo chiede e ottiene di poter essere giudicato con rito abbreviato mentre Prato sceglie quello ordinario. Il 6 febbraio scorso arriva la richiesta di condanna a 30 anni di reclusione per Foffo e il rinvio a giudizio per Prato.

Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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