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Lunedì Asia Bibi rischia l’esecuzione, nel silenzio delle Nazioni Unite

Dopo otto anni di isolamento, la cristiana Asia Bibi rischia l’esecuzione capitale per un bicchier d’acqua. Una condanna basata su evidenti motivi di discriminazione.

Le Nazioni Unite e l’ignavo Occidente stanno a guardare, solidalmente conniventi, la crudeltà del Pakistan.

Nella giornata di oggi Asia Bibi ha l’ultima possibilità di dimostrare la sua innocenza in tribunale, oppure dovrà fronteggiare la definitiva condanna a morte. Il mondo deve ergersi in difesa dei diritti della libertà di professione di culto, violenza contro le donne e violenza in generale!

Lo stato del Pakistan, dove indisturbato ha vissuto per lustri Bin Laden dopo l’attentato delle Torri gemelle, uno stato permeato dai terroristi, vorrebbe imporre la sharia su una donna accusata, probabilmente ingiustamente, del reato di blasfemia.

Man mano che la distanza tra la blasfemia e l’ordinamento si ampia nella nostra società, questa condanna pare sempre più tragica e assurda.

Ad oggi fanno ridere i cartelli sui tram storici “la bestemmia è reato”, ed è triste ricorrenza sentire giovani bestemmiare ad ogni pié sospinto. Da una profonda rivoluzione culturale nell’educazione dei giovani alla pena di morte per essi, comunque, passa un’incolmabile distanza, in Occidente.

Non così a Islamabad,

dove Asia Bibi, una donna pakistana e cristiana è stata accusata di blasfemia nel 2009 e se l’appello finale per la sua innocenza venisse oggi rigettato, l’aspetterebbe la morte. Dopo otto anni di detenzione – la maggior parte della quale in regime di isolamento – la donna, che è stata oggetto di campagne di sensibilizzazione in Europa (si ricorda quella condotta dal giornalista italiano Aldo Forbice per la trasmissione Zapping, su Radio Uno), potrebbe essere giustiziata entro il novembre di quest’anno.

Bibi era stata accusata di insultare il profeta Maometto

dopo una disputa con una donna islamica che l’aveva minacciata, asserendo che essa, in quanto non islamica, non avrebbe dovuto toccare lo stesso recipiente d’acqua usato dai mussulmani.

È da questa ridicola disputa che sono sorte le conseguenze iperboliche di otto anni di  dura detenzione e la possibile, imminente, condanna a morte.

I paesi occidentali

dovrebbero trovare il coraggio di alzarsi in piedi e condannare recisamente lo stato islamico dinanzi a una violazione di tal fatta di così tanti diritti umani in capo ad una sola persona, che dovrebbe assurgere a simbolo di riscossa per le donne nel mondo islamico, e per il buonsenso contro i cervelli obnubilati dall’interpretazione peggiore della religione.

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6 commenti

  1. Francesca Marmiroli

    Mi auguro con tutto il cuore che questa ragazza venga scarcerata e che la pena di morte venga abolita ovunque.
    E spero che in questi paesi inizi ad esserci più rispetto per la vita umana.

  2. E alla fine l’ammazzeranno per far contenti quei quattro invasati non tanto a posto che minacciano di mettere a ferro e fuoco il paese… ma si può?
    E tutto questo per quale reato? Nessuno.

    • Se veramente il cristianesimo esiste, e il momento di unirsi in preghiera a favore di Asia, vittima come altri di un sopruso violento nei confronti del cristianesimo

  3. Preghiamo per questa ragazza.

  4. Conoscendo la chiesa e la sua diplomazia la faranno santa. Qua si tratta di ungere le ruote per liberarla, e non di prendere per cui tutti fanno a finta di niente. Al massimo pregheranno che alla fin fine non costa niente.

  5. Spero che la liberino

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