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Lo scontro finale tra le due anime del Cattolicesimo

 

 

Il Sinodo sulla Famiglia convocato da Papa Francesco sarà ricordato come quello in cui tutti i nodi della profonda divisione tra cattolici progressisti e cattolici tradizionalisti sono improvvisamente e drammaticamente venuti al pettine. Prima le intempestive confessioni di Padre Charamsa sul suo stato di gay non pentito e poi il documento firmato dai tredici cardinali che si sono fatti portavoce dei cattolici tradizionali hanno impietosamente messo a nudo i problemi di una Chiesa in balia dei venti furibondi dell’incertezza soprattutto sui valori portanti della stessa Dottrina Evangelica.

 

Con l’elezione di Papa Bergoglio in seguito alla misteriosa rinuncia di Papa Benedetto XVI, la Chiesa ha conosciuto uno dei momenti più oscuri e più incerti della sua storia millenaria. Due Papi coesistenti e così diversi e drammaticamente in conflitto teologico e dottrinale fra di loro che hanno improvvisamente fatto venire allo scoperto il nervo dolente di una divisione mai così netta e mai così profonda di un mondo che doveva essere unito nel nome di Cristo e che invece continua impietosamente a non esserlo.

 

Da una parte il mondo progressista e riformatore capeggiato dall’attuale Pontefice e da alcuni cardinali tra i quali il vescovo tedesco Mons. Kasper che occhieggia politicamente a sinistra e che mira a scardinare la dottrina cristiana per poterla riproporre in una versione sicuramente edulcorata, meno impegnativa ma soprattutto più digeribile all’ateismo dilagante e al materialismo che di questo ne è il corollario più evidente e conclamato. Dall’altra il mondo cattolico tradizionale coerente con l’unica e autentica dottrina evangelica, certamente più impegnativa, meno imborghesita ma soprattutto più difficile da digerire per chi vorrebbe vivere secondo non ben precisate leggi naturali dove tutto è consentito e possibile nel nome di quel relativismo etico tipico di una società nevrotica, edonista e soprattutto materialista.

 

Due mondi talmente diversi ma soprattutto estranei tra di loro da pensarla in maniera diametralmente opposta sui temi e sui valori fondamentali dell’esistenza umana. Da una parte una concezione coerente con il dettato evangelico e con il dogma della verità rivelata che vede il mondo dominato dalle leggi di Dio dove l’uomo continua ad essere al centro del creato, al di sopra delle altre creature tanto da poter pregare Dio Onnipotente chiamandolo addirittura con il termine vezzeggiativo di “Papà“.

 

Un’umanità che Dio ha creato uomo e donna e che attorno a questo sacrosanto nucleo ha fondato la famiglia di cui il modello ideale e irrinunciabile è, e continua ad essere, quello della Sacra Famiglia di Nazaret. Un creato a immagine divina che continua a concepire la vita umana come sacra in qualsiasi momento della sua esistenza fin dalla sua primissima moltiplicazione cellulare. Vita umana che è sacra perché pensata, voluta e messa in atto da Dio. L’uomo in questa concezione, nonostante la caduta conseguente al Peccato Originale, ha il dovere di provare con tutte le sue forze a uniformare la sua esistenza alla volontà di Dio, cercando di risalire dal pozzo oscuro delle passioni umane in cui è caduto all’inizio della sua storia.

 

Agli antipodi di questa concezione coerente con la Fede in Cristo, ci sono gli pseudo Cattolici portati al compromesso che vedono lo stesso Cristo non come unico e assoluto punto di riferimento dell’esistenza umana ma come semplice appiglio-rimando ideologico per fondare una società ibrida dove il sacro viene “addolcito”, annacquato a favore del tornaconto e dell’interesse umano. In tale concezione compromissoria, sicuramente più facile e meno impegnativa, i valori assoluti dell’esistenza decadono inevitabilmente a livello di…valori vivibili e, aggiungiamo noi, “sopportabili”. Da qui ai matrimoni tra persone dello stesso sesso con indiavolate caricature di quella stessa famiglia voluta da Dio, a certo relativismo etico che porta a concepire i diritti degli animali su un piedistallo superiore a quello dello stesso feto appena concepito il passo è talmente breve da essere purtroppo già drammaticamente compiuto.

 

Da una parte c’è la concezione dell’Assoluto che rimane tale e da cui discendono in cascata valori certi e irrinunciabili proprio perché derivano da Dio, dall’altra la concezione del Divino che diventa subito relativo perché adattato e adattabile alla visione dell’uomo dove ogni valore, per essere tale, basta che sia annunciabile, appetibile e…coerente con le sempre mutabili convenzioni sociali. Insomma la visione di un Dio modificabile a seconda dei gusti e delle mode del momento.

 

Due visioni che albergano incredibilmente all’interno dello stesso mondo cristiano e che non possono essere più incompatibili di così. La differenza è abissale: da una parte è l’uomo che deve cercare con tutte le sue forze di tornare a Dio, dall’altra è Dio che deve adattarsi all’uomo relativizzandosi fino a perdere progressivamente la sua stessa divinità. Ricordiamo che Dio ha già fatto tanto per l’uomo non solo perché lo ha creato ma anche perché si è adattato alla stessa esistenza umana, facendosi carne per morire appeso ad una croce per i nostri peccati. Forse sarebbe giunto il momento di provare anche noi a fare qualcosa per lui.

 

 

 

 

Di Roberto Crudelini

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