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Guardie mediche sempre più “avamposti in territorio ostile”

LA PROPOSTA

Ricordano, i gentili lettori, l’ultima aggressione sessuale subita dalla sfortunata dottoressa della Guardia medica di turno a Trecastagni (Catania).

In balia di uno stupratore per ore e salvatasi materialmente grazie all’intervento dei Carabinieri chiamati (con senso civico) da una famiglia che aveva udito le invocazioni di aiuto. Uno stupro messo in atto dopo la aggressione di un anno fa a Nicolosi ed a pochi giorni da quella di Graniti (siamo sempre in Sicilia).

Abbiamo ascoltato, letto, discusso di incontri, promesse, proposte e proteste…  tutte, sostanzialmente, inutili. Fatto sta che, come vergognosamente dimostrato, non è cambiato nulla, almeno in Sicilia. Considerato come le istituzioni locali e nazionali non siano in grado di risolvere il problema, da cronache estive e recenti in netto aumento, e non essendo tollerabile che le dottoresse in servizio debbano ricorre a “scorte” di familiari ed amici, si vaglino altre possibilità.

In mancanza di poliziotti e carabinieri sufficienti alla bisogna, si adoperi l’esercito per “piantonare le postazioni” e, quando la professionista debba effettuare visite domiciliari, il militare (uno basta ed avanza) la segua “in missione”, ovviamente armato.

A benpensanti, buonisti ed affini, sempre pronti ad insorgere contro le “militarizzazioni ”, si può preventivamente replicare che è facile pontificare con l’utero delle altre. E che, attualmente, le guardie mediche nostrane sono praticamente avamposti in territorio “ostile”, modello Afghanistan.

Se poi il solito esecutivo di turno aborrisse l’idea, ci si rende conto della possibilità, almeno conceda alle eroine (per necessità) che volessero continuare ad esercitare questa pericolosissima professione di armarsi direttamente (dopo apposito addestramento) e di essere sempre in coppia in servizio. Esattamente come previsto per i militari e per tutte le forze dell’ordine.

Vincenzo Mannello
@v_mannello

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