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Il Covid in Africa: davvero si diffonde più lentamente?

Lagos durante le prime fasi dell'epidemia

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In Africa la mancanza di test rende difficile valutare il vero decorso della pandemia di Covid. Ma nuove analisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggeriscono che il virus si stia diffondendo più lentamente che altrove.

L’Africa, che contiene circa il 17% della popolazione mondiale, ha meno dei 2% dei casi confermati in tutto il mondo. Al 13 maggio il CDC (Centres for Disease Control and Prevention) africano contava per l’intero continente 69.947 casi e 2.410 morti. Nell’ultimo mese i casi segnalati sono raddoppiati ogni due settimane circa, quando invece in America raddoppiavano ogni tre giorni.

La causa di questo buon risultato potrebbe però riflettere semplicemente un numero di test insufficienti. L’Africa ha controllato poco più di 1 milione di persone. A Wuhan questo è il numero dei funzionari pubblici controllati quotidianamente. È poco ma sicuro che il numero reale di infezioni sia molto superiore.

Possibili insabbiamenti

In Tanzania alcuni attivisti dell’opposizione al governo e ONG affermano che ci sono state decine di sepolture sospette a Dar es Salam, la capitale. Anche in altri paesi ci sono segnalazioni simili di impennate di decessi prive di documentazione. A Kano, nel nord della Nigeria, son stati segnalate centinaia di vittime inspiegabili dai becchini. A Mogadiscio, capitale della Somalia, i medici sostengono che la quantità di morti totali non combacia affatto con i conteggi ufficiali.

Ci sono per anche alcuni paesi che non presentano quest’impennata di casi fantasma. Mauritius, Namibia Seychelles non segnalano alcun nuovo caso da due settimane. Etiopia, Ruanda e Uganda vantano meno di 700 casi tra tutti e tre. Il direttore dell’ OMS in Africa, Matshidiso Moeti, spiega la più lenta diffusione del virus basando le sue ipotesi sul differente contesto socio-economico-ecologico del continente.

La vera sfida saranno le conseguenze

Molti governi africani stanno per allentare le restrizioni, mentre cercano di bilanciare i danni alle loro economie e ai loro sistemi sanitari. Alcuni studiosi dell’ Imperial College di Londra sostengono che in alcuni paesi gli effetti a catena sul trattamento dell’HIV, della tubercolosi e  della malaria potrebbero essere della stesso ordine di grandezza, in termini di perdita di anni di vita, che quelli del Covid.

Nonostante l’Africa sembri avere una diffusione più lenta del virus, le conseguenze potrebbero essere immense. In un continente precario di suo, gli sconvolgimenti sulla qualità di vita delle persone, già immensamente basse, potrebbero essere deleterie. Vien da chiedersi se l’Europa, che tanta solidarietà e sostegno reciproco invoca, non girerà le spalle per badare solamente alla sua, di crisi.

 

 

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Di Jacopo Ghigo

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