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Siamo forse alla vigilia della più grande scoperta archeologica del secolo

Dietro la tomba di Tutankhamon ci sarebbe forse la stanza dove è sepolta la mitica regina Nefertiti

Ogni mortale è accomunato da un identico destino: si nasce, si vive più o meno a lungo in maniera non sempre  dignitosa e si muore in silenzio lasciando al limite qualche ricordo nella memoria dei propri cari. Ma nella lunga storia dell’umanità ci sono personaggi che hanno lasciato dietro di sé un indelebile traccia che li ha resi quasi immortali, semidei leggendari che continuano a far parlare di sé a distanza di secoli, millenni. Sono a noi noti Faraoni del calibro di Ramses II, di Tuthmosis III, Akhenaton, condottieri come Alessandro Magno la cui tomba è misteriosamente scomparsa o dei quali è rimasto un semplice tumulo nel Foro Romano come Giulio Cesare.

Tra questi mitici eroi di un tempo lontano c’è anche una donna, una regina dell’Antico Egitto, il cui splendido busto è conservato al Neues Museum di Berlino, la cui bellezza, misteriosa e al tempo stesso enigmatica, continua ad affascinare appassionati di storia antica, ricercatori ed egittologi di tutto il mondo: stiamo parlando della bellissima Nefertiti. La donna, il cui nome significa “la bella che è arrivata“, forse la più affascinante della storia dell’Egitto, era una delle mogli del Faraone eretico Akhenaton. Guardando la sua immagine perfettamente scolpita da un artista sconosciuto dell’epoca rimaniamo stupiti perché la sua bellezza sembra al tempo stesso antica e attuale.

Una donna che fece parlare di sé non tanto per le sue imprese politiche o militari quanto per la sua incredibile bellezza e commovente dedizione coniugale al faraone forse più discusso della storia dell’Egitto. La tomba che ha celato le sue spoglie mortali finora non è mai stata trovata ma ultimamente sono venuti a galla dati inconfutabili che potrebbero far propendere per la soluzione definitiva di uno degli enigmi più misteriosi della storia dell’archeologia. secondo i dati raccolti da complesse attrezzature tecniche tra le quali un georadar sembra che dietro la camera funebre di Tutankhamon, situata nella Valle dei Re vicino Luxor,, precisamente sul lato nord e ovest, ci ci sarebberoi due stanze nascoste che, in seguito ai primi esami ed accertamenti svolti tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, non sarebbero vuote ma piene di metalli, preziosi e materiale organico di varia natura.

Secondo l’archeologo britannico Nicholas Reeves  una di queste due stanze potrebbe essere effettivamente la tomba della regina Nefertiti. Nel mese di marzo il Ministro delle Antichità egiziano Mahmoud El Damanti aveva dato l’annuncio ufficiale della possibile scoperta. Ora dovranno essere compiuti ulteriori accertamenti e infine, se questi dovessero confermare l’ipotesi, si dovrà trovare il coraggio, non poco per la verità, di prendere vanga e piccone e di scavare, spaccare muri e rocce per scoprire quanto finora è stato solo supposto.

Per la verità c’è anche chi sostiene che queste due stanze potrebbero avere dato l’estrema dimora alla seconda moglie di Akhenaton, Kija, ma finché non si sarà arrivati dall’altra parte del muro non lo potremo sapere. Di sicuro il mondo archeologico intero è in subbuglio perché se questa ipotesi fosse in seguito confermata si tratterebbe dell’evento più importante degli ultimi due secoli, paragonabile in tutto e per tutto a quello relativo alla scoperta della tomba del giovane faraone Tutankhamon morto prematuramente all’età di soli 19 anni. Per ora quindi non ci resta che attendere sperando di essere testimoni diretti di un evento da tramandare alle generazioni future..

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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