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Sirio e il mistero della sua sorella invisibile

La stella Sirio, conosciuta anche come “stella del Cane“, è un astro abbastanza vicino al nostro sistema solare: un fotone di luce infatti, partendo dal nostro pianeta, impiegherebbe “soltanto” 8,6 anni per arrivare da quelle parti. La sua luce particolarmente sfavillante la possiamo vedere molto bene nell’emisfero boreale soprattutto durante la stagione invernale. Questo astro però ha una particolarità: non è da solo ma accompagnato da una sorella cosiddetta binaria che ruota intorno ad esso con un’orbita della durata di circa cinquanta anni. Stiamo parlando della stella Sirio B una stella nana che insieme a Sirio A costituisce un sistema stellare detto appunto binario. Il fatto è che se la stella principale può essere ammirata ad occhio nudo, la sorella gemella si nasconde molto bene e la si può, diciamo così, scoprire solo mediante l’utilizzo di un potente telescopio.

La sua scoperta infatti risale al 1862 quando l’astronomo americano Alvin Clark riuscì ad inquadrarla per la prima volta grazie al telescopio più potente dell’epoca. La cosa anomala è che analizzando gli antichi testi egizi, in particolare i “Testi della Piramide“, scopriamo delle informazioni curiose e forse inspiegabili. Sappiamo infatti che gli antichi Egizi conoscevano molto bene la stella Sirio (Sirio A) e la veneravano tanto da identificarla con la stessa dea Iside. Secondo quanto scritto in quegli oscuri geroglifici apprendiamo che il dio Osiride si accoppiò con sua sorella Iside e la ingravidò con il suo seme esattamente come la stella Sept (Sirio).  Da quanto si legge, così come ha anche argutamente notato il ricercatore Graham Hancock, si desume che la stella Sirio A veniva considerata dagli antichi astronomi egizi come un’entità duplice proprio come una donna gravida che porta nel suo grembo un’altra creatura. Dall’accoppiamento di Osiride con Iside sarebbe poi nato il dio Horus che, particolare non secondario, sempre secondo le antiche scritture, sarebbe rimasto comunque vicino alla madre come abitante di Sept esattamente come la stella Sirio B che continua nei millenni il suo lunghissimo giro attorno alla sua anima gemella.

Ora, se la traduzione di quell’oscuro testo è esatta, viene da chiedersi in che modo gli antichi Egizi potevano essere a conoscenza di Sirio B se, fino a prova contraria, non avevano a disposizione i potenti telescopi dell’era moderna. Tra l’altro di questa inspiegabile conoscenza sarebbero stati eredi anche gli appartenenti della tribù dei Dogon dell’Africa occidentale. Questa popolazione, tutt’ora ai margini del progresso scientifico, non solo è da sempre a conoscenza dell’esistenza di Sirio B ma nelle sue tradizioni orali  ne descrive perfettamente anche la durata dell’orbita attorno a Sirio A. Conoscenza che si presume sia stata loro travasata proprio dalla civiltà egizia. Ma, se tutto questo non è frutto di un grave misunderstanding, ci chiediamo da chi gli antichi Egizi potevano avere avuto tali conoscenze altrimenti inspiegabili almeno con il livello tecnologico presumibilmente raggiunto da quella civiltà. Un livello tecnologico che comunque permise loro di erigere migliaia di anni fa piramidi grandi come montagne la cui realizzazione sarebbe un problema anche per noi nonostante gli strumenti avanzati e il livello scientifico raggiunto dalle nostre conoscenze.

Cercare di rispondere a questa domanda implica uno sforzo non indifferente oltre alla disponibilità ad uscire dai rassicuranti schemi storico intellettuali che ci siamo costruiti relativamente al nostro passato. Qualcuno sostiene che tali conoscenze siano state date agli Egizi da misteriosi visitatori provenienti dalle profondità dello spazio che avrebbero dato un contributo tecnologico e scientifico determinante proprio per lo sviluppo esponenziale della civiltà nilotica e con essa di tutta l’umanità. Siamo all’ipotesi dei viaggiatori di un’altra civiltà galattica che avrebbero consentito alla nostra povera umanità di compiere un salto prodigioso nella sua faticosa salita verso le vette del progresso scientifico.

Ma c’è comunque un’altra teoria che, forte anche della testimonianza degli antichi testi (Papiro di Torino, lo stesso Diodoro Siculo, la Storia dell’Egitto scritta dal sacerdote Manetone e riportata indirettamente nella Chronica di Eusebio di Cesarea), in cui si narra una storia molto diversa da quella fattaci credere dall’Egittologia tradizionale. Una storia che inizierebbe almeno 25.000 anni prima del cosiddetto neolitico egizio predinastico. Se questa teoria fosse vera allora non sarebbe poi così avventato pensare che la stessa civiltà umana possa avere raggiunto nella notte dei tempi un livello scientifico e tecnologico assolutamente paragonabile se non superiore al nostro. Una civiltà avanzatissima che però sarebbe stata inghiottita dalle acque per un disastro apocalittico i cui echi leggiamo ancora nel Timeo e nel Crizia di Platone che parla della mitica, ma forse non per questo irreale, civiltà atlantidea che, dopo aver dominato il mondo, sarebbe sprofondata nelle oscure acque dell’oceano a causa di un maremoto di origini sconosciute che avrebbe inghiottito in pochi attimi non solo una intera civiltà ma i suoi stessi contenuti. Un disastro immane che avrebbe riscritto la storia dell’umanità  e il cui eco sarebbe rimasto solo nella testimonianza degli antichi sapienti.

Allo stato attuale, in attesa anche di futuri e possibili riscontri offerti dall’archeologia moderna, certezze non ce ne sono se non il dubbio che la nostra stessa esistenza è forse frutto di un insieme di eventi straordinari e forse inimmaginabili. Se sapremo spogliarci delle certezze un po’ presupponenti della cosiddetta scienza tradizionale e sapremo guardare al nostro passato con un animo e una mente liberi da schemi precostituiti forse un giorno riusciremo almeno ad avvicinarci alla soluzione del grande mistero sulle nostre origini per nulla scontate.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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