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Can’t stop the rock?

 

 

Alcuni scienziati russi l’anno scorso hanno scoperto un enorme asteroide che, se dovesse schiantarsi sulla terra, sarebbe in grado di cancellare la vita dal nostro pianeta. Nonostante il parere contrario degli scienziati americani, la sua orbita non sarebbe poi così totalmente prevedibile e rassicurante.

 

Che la terra possa essere lo sfortunato approdo di qualche dispettoso e poco gentile sassolino piovuto dal cielo l’uomo lo sa fin dai tempi del Paleolitico quando gli ignari uomini primitivi, al sopraggiungere di terrificanti massi fiammeggianti dal cielo, si andavano a rifugiare dentro le loro grotte e lì aspettavano tremanti sperando di salvarsi la pelle dall’ira degli dei. Oggi, dall’alto delle nostre conoscenze tecnologiche, non abitiamo più all’interno di grotte, almeno la maggioranza del genere umano, ma di più tranquillizzanti palazzi di cemento armato ma il rischio che la nostra civiltà possa essere messa in discussione dall’impatto di qualche asteroide un po’ più grande della media esiste tutt’ora.

 

E’ ancora recente il ricordo di quanto è successo nel 2013 nei pressi di Chelyabinsk in Russia quando un frammento di quasi 20 metri di diametro si schiantò improvvisamente provocando un rombo assordante, rompendo vetri e danneggiando qualche casa. Un evento che evidentemente o era stato preso sotto gamba o…forse non era addirittura stato previsto. Ci sarebbe da domandarsi a questo punto cosa sarebbe potuto succedere se invece di 19,8 metri quel poco simpatico sassetto proveniente dallo spazio fosse stato anche solo di 30-40 metri più largo. Sappiamo che se una roccia di quel genere cascasse sulla terra, a parte le conseguenze immediate dell’impatto, ci sarebbe tutta una serie di eventi a catena successivi in grado di mettere progressivamente a rischio la sopravvivenza della nostra stessa specie.

 

La notizia bomba che sta facendo il giro del mondo da alcuni mesi è che un gruppo di scienziati russi dell’Osservatorio Astronomico Master di Kislovodsk  il 27 ottobre del 2014 hanno scoperto un enorme roccione volante del diametro di quasi 400 metri che starebbe girando attorno al Sole con un periodo orbitale di circa tre anni che lo porterebbe anche ad avvicinarsi ogni volta al nostro pianeta. L’enorme “sassolino”, chiamato con poca poesia 2014 UR 116, in verità, sempre secondo gli esperti russi, avrebbe un’orbita non proprio totalmente tranquillizzante. Esisterebbe infatti la possibilità teorica, sebbene abbastanza remota, che questo poco simpatico dono del cielo possa avvicinarsi un po’ troppo al nostro pianeta ed essere così intercettato dalla nostra atmosfera con tutte le conseguenze del caso. Un’orbita che, sempre secondo i russi, potrebbe subire nel tempo delle imprevedibili modifiche  a causa dell’azione gravitazionale combinata di Mercurio e di Venere e che andrebbe quindi monitorata con attenzione per non trovarci poi eventualmente a mal partito.

 

Ad una simile e poco tranquillizzante presa di posizione hanno fatto quasi immediatamente da contraltare le obiezioni degli astrofisici di diversi osservatori statunitensi che hanno smontato ogni velleità apocalittica dichiarando che in verità il gigantesco masso arriverebbe al massimo ad una distanza dalla terra di 5 milioni di chilometri. Una distanza che se a noi può apparire enorme, in termini astronomici in verità può essere paragonabile sulla terra a quella che riusciamo a coprire con un nostro piccolo passo. Non ci sarebbe comunque, allo stato attuale, alcuna possibilità che questo bestione roccioso ci possa cadere sulla testa entro i prossimi 150 anni.

 

Ma allora a chi credere? I russi, al pari dei loro colleghi americani, non sono nati ieri: hanno alle spalle una discreta esperienza in fatto di astronomia e astrofisica e non paiono così sprovveduti da sparare gratuitamente a livello mediatico “bufale” con l’unico scopo di seminare un po’ di panico in giro per il mondo. Gli stessi russi che, va sottolineato, non hanno assolutamente parlato di eventualità probabile ma soltanto di possibilità teorica e quindi, aggiungiamo noi, remota. Il problema, al di là delle affermazioni di rito volte anche a prevenire assai note reazioni di panico collettivo, è che la terra non può dirsi per nulla al sicuro rispetto ai tanti asteroidi che fluttuano nel cosmo  come mine vaganti e che sarebbero anche in grado di cambiare la loro traiettoria o addirittura di apparire all’improvviso nei pressi del traguardo ovvero…le nostre teste.

 

Se i russi hanno lanciato un preciso allarme la loro potrebbe non essere stata semplicemente una “boutade” ma al limite un coscienzioso e tempestivo avvertimento-invito a non sottovalutare una assai spiacevole eventualità. Infatti, se ci fosse anche solo lo 0,001% di possibilità che il deep impact possa avvenire, un doveroso stato di allerta non sembrerebbe per nulla esagerato anche perché, in tal caso, avremmo probabilmente il tempo di mettere in atto tutte quelle procedure necessarie a deviare da noi il pericolo mortale. Basti solo pensare che se un bestione del genere, grande venti volte quello di Chelyabinsk, cascasse sul nostro pianeta, sarebbe in grado di provocare un’esplosione mille volte più potente con il rilascio di una tale quantità di polveri nell’atmosfera da oscurare il sole per anni riducendoci in breve allo stremo e alla fame. Magari gridare al lupo al lupo non sarà la soluzione ideale ma…tenere gli occhi aperti è comunque necessario perché in questi casi, vista l’enorme posta in palio, la prudenza, come si suol dire, non è mai troppa.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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