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Hayu Marca: il buio oltre quella porta

Nel sud-est del Perù a circa 1300 chilometri da Lima si trova il sito forse più curioso e strano di tutta l’America Latina, una gigantesca parete di roccia perfettamente levigata delle dimensioni di circa 50 metri quadrati alla cui base si trova una specie di porta alta due metri perfettamente tagliata e scavata per mezzo metro dentro la roccia viva. Stiamo parlando del sito di Hayu Marca che, tradotto dall’antico idioma locale significa “Porta degli dei“. La prima cosa che non torna guardando l’intera opera…perché di opera umana in effetti si tratta, è la sproporzione tra l’epoca in cui venne costruita, il periodo preincaico, ovvero il lunghissimo periodo antecedente al XIII secolo d.C, e l’altissima tecnologia richiesta per la sua realizzazione.

Ancora oggi, infatti, per tagliare e levigare quell’enorme parete rocciosa, occorrerebbe uno sforzo non indifferente con l’utilizzo dei migliori macchinari a disposizione e forse il risultato non sarebbe così perfetto. Come potessero averlo realizzato le popolazioni di allora prive com’erano degli strumenti tecnologici adatti è un mistero inspiegabile. Stiamo parlando della capacità di tagliare e levigare roccia durissima con una precisione che rasenta il centimetro. La seconda cosa che non torna è l’apparente inutilità della…finta porta posizionata al centro della base della parete, un portale che non…porta a nulla. Qualcuno ha ipotizzato che potesse essere una nicchia che ospitava una statua votiva ma, in questo caso, avrebbe dovuto essere ovale e non piatta perché così avrebbe potuto starci non una statua ma al massimo un piccolo bassorilievo che, rispetto all’enorme lastra di pietra sovrastante, si sarebbe potuto vedere tra l’altro a mala pena.

Per cercare di capire l’utilità e il motivo di una simile anomalia architettonica gli studiosi non allineati sono andati a studiare le antiche tradizioni e leggende locali per cercare di capire se queste potevano darci una spiegazione plausibile o almeno logica. E in effetti sembra che abbiano fatto…bingo perché le antiche saghe popolari, tramandate di padre in figlio, narrano di un antico re sacerdote, tal Amaru, da cui il nome “America“, che avrebbe portato nella notte dei tempi la scienza e il progresso. Questo misterioso personaggio, letteralmente materializzatosi dal nulla, aveva con sé oggetti altamente tecnologici tra cui uno strano disco d’oro intarsiato di gemme preziose non ben identificate che aveva un misterioso potere.

Questo oggetto infatti sembra avesse la capacità, se usato e inserito nel modo opportuno, di attivare una specie di collegamento spazio-tempo con un’altra dimensione, la chiave insomma per aprire uno stargate ante litteram che il misterioso personaggio usò una volta sola perché, dopo aver varcato quella strana porta verso l’ignoto, scomparve dalla vista e non fece più ritorno. Testimone di quella che sembra essere una scena tratta da un film di fantascienza sarebbe stato uno shamano della zona che avrebbe tramandato ai suoi discendenti quello che aveva visto con i suoi stessi occhi. Che qualcosa di simile debba essere davvero successo su quella parete forse migliaia di anni fa è testimoniato dalla presenza sul posto ancora oggi degli shamani locali che continuano a riunirsi, guarda caso, proprio davanti alla porta in questione per farvi offerte e celebrarvi i loro riti.

Un altro tassello che si aggiunge all’oscuro racconto di cui sopra è quello relativo al nome dato dalle popolazioni locali agli antichi re sacerdoti discendenti di Amuru: da allora in poi furono sempre chiamati “Fratelli delle stelle” e da qui a sostenere che costoro insieme al loro capostipite provenissero da qualche sperduto avamposto nello spazio…il passo è breve. Altro particolare abbastanza inqueitante è che gli archeologi hanno rinvenuto, proprio nel mezzo della misteriosa porta, una sorta di piccolo avvallamento circolare dove in teoria avrebbe potuto tranquillamente essere inserito un piccolo disco ovoidale. Tutte favole e leggende frutto della fantasia sviluppata di popolazioni primitive o quasi? Può essere, ma la possibilità, per ora solo teorica, dell’esistenza di tunnel gravitazionali in grado di collegare in un unicum spazio temporale parti altrimenti remote e irraggiungibili dello spazio, è ammessa dalla stessa Fisica moderna e non contraddice la legge della Relatività…anzi sembra esserne una delle sue logiche conseguenze.

Sappiamo anche che nell’Istituto Max Planck i ricercatori sono riusciti a far sparire delle microparticelle e a farle riapparire in un altro luogo, realizzando così, anche se in modo embrionale, una sorta di clamoroso esperimento di teletrasporto. Secondo gli studiosi allineati quella misteriosa porta avrebbe avuto solo funzioni simboliche e al limite di abbellimento…come potesse abbellire l’enorme parete di roccia che la domina e soprattutto cosa potesse simboleggiare è un mistero ancora più insondabile della loro costruzione. Forse gli archeologi tradizionalisti hanno solo paura ad addentrarsi nel mistero, e forse gli antichi sacerdoti ci stanno soltanto dicendo di non provare ad aprire quella porta perché se riuscissimo ad aprirla rischieremmo di…non tornare più.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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