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UFO nell’arte? Sì e no

 

 

Nel panorama artistico pittorico che va dal secolo XIII al secolo XVIII, un panorama ricco di capolavori immortali che hanno spaziato da soggetti di carattere religioso a soggetti di carattere decisamente più profano, ci sono delle opere che continuano a far discutere e sulle quali ci sono discordanti interpretazioni artistiche. Molte di queste, veri e propri capolavori, sembrano rappresentare, spesso a margine del dipinto stesso, strani accadimenti e ancor più strani oggetti che qualcuno ha voluto in qualche modo paragonare e accostare addirittura al fenomeno ufologico.

Un fenomeno ufologico, è qui il punto, che non è, come molti credono, figlio soltanto dell’era moderna e di mode più o meno fanatiche: le cronache del passato infatti alcune volte ci parlano di strani accadimenti e avvistamenti di cui le popolazioni del tempo avrebbero assistito e sulle quali spesso si diedero sommarie spiegazioni pseudo religiose.

Ecco dunque che se guardiamo gli antichi quadri dell’arte medievale e rinascimentale, i casi di apparenti e inspiegabili raffigurazioni fantascientifiche potrebbero essere semplicemente la testimonianza artistica di qualcosa che effettivamente avvenne nel remoto passato e che allora come oggi, non sembra avere in apparenza una spiegazione logica. In un campo come questo, spesso ricco di trappole interpretative che possono dare luogo a fraintendimenti più o meno conclamati, bisogna stare però attenti a non lasciarsi andare ad affascinanti ma pericolose interpretazioni che rischiano di far degradare uno studio serio a fenomeno congetturale e di pura fantasia.

Esempi di raffigurazioni cosiddette impossibili o per lo meno “surreali” non mancano nell’arte pittorica antica. Uno degli esempi più eclatanti sul quale si sono scatenate le fantasie più sfrenate e le interpretazioni più suggestive è quello dell’ “Annunciazione” di Carlo Crivelli, uno dei capolavori del maestro veneto vissuto nel XV° secolo, noto per le sue stupende raffigurazioni di genere sacro. Effettivamente, guardando il quadro del grande pittore, non si può non rimanere per un attimo turbati e sorpresi dalla raffigurazione del momento centrale dell’Annunciazione a Maria con la registrazione pittorica dell’attimo preciso del suo miracoloso Concepimento ad opera dello Spirito Santo.

Il maestro veneto è stato capace, ma soprattutto ha avuto il coraggio, di addentrarsi superbamente in uno dei misteri più insondabili della Fede Cristiana, quello del Verbo che si fa carne. Ebbene, apparentemente, Crivelli ha dipinto quello che sembra a prima vista una specie di imponente disco volante sospeso nel cielo e dal quale discendono misteriosi raggi cosmici che attraversano i muri della palazzo per andarsi a posare sul capo della Vergine, raggi sui quali è raffigurata una colomba, splendida e tradizionale icona-simbolo dello Spirito Santo.

Questo sembra suggerirci la bellissima raffigurazione, ma, se andiamo ad analizzare con attenzione il presunto e surreale disco volante, scopriamo che esso in realtà è formato da una grande nube in cielo all’interno della quale vi sono due cerchi concentrici di putti, angeli, da cui parte il misterioso raggio che arriva fin dentro la dimora di Maria. Mistero quindi svelato e che sembra mettere in discredito, in questo caso, le fantasiose, anche se suggestive, ipotesi ufologiche.

Se andiamo però ad analizzare un altro quadro e precisamente quello della “Madonna con bambino e San Giovannino” del pittore di San Gimignano Sebastiano Mainardi, contemporaneo di Crivelli, scopriamo un qualcosa che sembra esulare dal contesto del quadro stesso e che potrebbe raffigurare, nelle pieghe del racconto artistico, un qualcosa di inspiegabile che potrebbe essere effettivamente accaduto durante la vita dello stesso Mainardi.

Nel quadro in esame, sopra la spalla sinistra della Santa Vergine, scopriamo un particolare non molto grande che ci fa riflettere. Si vede distintamente, anche se le dimensioni sono ridotte rispetto a quelle del quadro nel suo complesso, uno stranissimo oggetto ovale, dotato anche di una specie di altrettanto strana torretta, che sembra librarsi in aria. Un critico d’arte rinomato per la sua acutezza e precisione di analisi, Vittorio Sgarbi, ha parlato di una sorta di “macchia preterintenzionale” dell’artista. Un’interpretazione comunque sostenibile perché in effetti non sappiamo quali precise intenzioni Mainardi avesse quando aggiunse, inserì quel particolare così anomalo ed apparentemente estraneo all’argomento raffigurato. Tutto in teoria è possibile quindi anche che, in un momento di puro diletto dell’autore, questi abbia voluto dare un colpo di fantasia al quadro oppure che gli sia sfuggita per un attimo la mano aggiungendo un qualcosa che non centrava niente con il quadro stesso ma che poi l’artista abbia deciso di tenere e di non cancellare per dare al suo capolavoro un effetto quasi di realistica immediatezza pittorica.

Ci sono però un paio di particolari che potrebbero mettere onestamente in dubbio questa pur logica ipotesi. Innanzitutto, se esaminiamo l’oggetto in questione con la lente di ingrandimento, scopriamo che esso non sembra affatto frutto di una pennellata fuori luogo ma è curato in ogni minimo aspetto con linee dorate che dividono quella che sembra una sorta di torretta dal resto del disco ovale e con un contorno di raggi luminosi che irradiano perfettamente dall’oggetto, quasi che il pittore avesse voluto dare l’idea della lucentezza dello stesso.

Il secondo particolare, che pare andare nella direzione di una precisa volontà rappresentativa dell’artista, è quello dell’uomo rappresentato sul pendio della collina, proprio sotto lo strano oggetto verso il quale lo stesso rivolge il suo sguardo non senza prima essersi fatto scudo con la mano sugli occhi per evitare il possibile abbagliamento. Un’immagine quindi ben evidente e, con buona probabilità, non preterintenzionale ma volontariamente inserita dal Mainardi. Che cosa poi volesse rappresentare il pittore toscano questo ovviamente non lo sappiamo e può quindi essere oggetto di discussione. Ci sono comunque molte probabilità, data la perfetta e realistica raffigurazione, che possa essersi trattato di un qualche strano oggetto avvistato nei cieli dell’epoca e sul quale magari l’artista ha voluto vedere una qualche forma di correlazione con il divino da associare poi al tema del sacro rappresentato nel suo bellissimo quadro. Restano comunque i dubbi e di sicuro, analizzando tutti i capolavori del passato, qualche sospetto che, non in tutti i casi per carità, vedi il Crivelli, qualcosa di misterioso e inspiegabile sia stato testimoniato, un qualcosa che effettivamente accadde ma soprattutto venne visto e sul quale i maestri del tempo diedero la loro personalissima interpretazione.  

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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