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I faraoni si spostavano in elicottero? Forse no…forse…

 

 

Nel tempio di Abydos dedicato a Seti I, padre del glorioso Ramses II, in seguito alla caduta di un pannello di pietra, alcuni anni fa sono venuti fuori dei vecchi geroglifici che fino a quel momento erano rimasti coperti dalla lastra in questione. Agli occhi dei ricercatori sono così potute venire alla luce iscrizioni e rappresentazioni alquanto strane e surreali. In rapida successione, una accanto all’altra, furono incise, più di tremila anni fa, le immagini di un elicottero, di un sottomarino o specie di motoscafo e di uno strano velivolo in tutto e per tutto simile al recente X-47B adottato dall’aeronautica militare statunitense.

Ora il problema principale che rendeva la cosa altamente improbabile agli occhi degli egittologi allineati fu il fatto che presumibilmente, almeno in base alle “certezze” degli studiosi allineati, è evidentemente impossibile che a quell’epoca gli egizi avessero le conoscenze tecnologiche per andarsene in giro a cavallo di un elicottero per i cieli assolati della terra bagnata dal Nilo. E non solo, a corroborare la tesi degli scettici, c’era anche il fatto incontrovertibile che in nessun’altra parte dell’Egitto dinastico è stata mai riscontrata traccia di tali leggendari velivoli e neppure è stato scritto qualcosa a riguardo.

Insomma, di fronte all’incontrovertibilità di una simile asserzione, agli studiosi non è rimasto altro da fare che trovare a questo punto una spiegazione alternativa e in un certo senso “tranquillizzante” a quello che è sembrato un vero e proprio paradosso storico scientifico. E’ stato sostenuto che tali iscrizioni sarebbero in verità frutto di una casuale sovrapposizione di caratteri dovuta alla continuazione del lavoro da parte degli addetti di Ramsess II che, in modo sicuramente maldestro, avrebbero in un certo senso riscritto sopra i caratteri precedenti e incisi al tempo del padre del più grande faraone d’Egitto. Ecco quindi la casualità della raffigurazione apparente di un elicottero creato in verità dall’accorpamento, più o meno volontario, di due segni: del corpo principale rappresentato dall’apparente carlinga del velivolo e della sbarra orizzontale unita ad un segno obliquo ovvero a quella che è sembrata l’elica e il muso del presunto elicottero.

Per quanto riguarda invece lo strano velivolo che qualcuno ha voluto paragonare ad una specie di disco volante o all’ultimo ritrovato della tecnica militare americana, questo sarebbe il frutto della riunione di tre segni: quello ovale della “bocca” associato al suono “R”, quello del “braccio“, associato al suono “C” e infine quello del “Tu, tuo” associato al suono “K”. L’insieme di questi tre segni sarebbe proprio l’immagine surreale del presunto UFO. Quindi tutto a posto? Completamente svelato l’apparente arcano di quello che è sembrato subito un “assurdo” storico? Così parrebbe almeno a sentire coloro che da una vita si battono perché la storia umana continui ad avere la sua “logica” e la sua “plausibilità” rispetto ai canoni e agli schemi che si sono apoditticamente costruiti.

Ci sono però alcuni elementi che ci rendono, a nostra volta, scettici sulle spiegazioni a posteriori che si sono date. In primo luogo non si capisce come mai gli antichi egizi, da sempre maniacalmente precisi nelle loro rappresentazioni architettoniche e artistiche, tanto da essere in grado di orientare verso precise coordinate astronomiche i loro monumenti, all’improvviso si siano trasformati, da perfetti architetti, in un’orda di incredibili pasticcioni e dilettanti allo sbaraglio. E’ infatti incredibile pensare che i nostri “allegri scalpellini” si siano messi a giocare usando le pareti del tempio del loro faraone come una lavagna per i loro improvvisati scarabocchi, dimenticandosi, tra l’altro, di cancellare i segni precedenti ma accorpando tutto in un unico e indescrivibile minestrone artistico. Un’ipotesi di questo genere è assurda e paradossale almeno, se non forse di più, di quella che vede i faraoni di allora librarsi in volo a bordo di un elicottero del tutto simile a quelli usati al tempo della guerra del Viet Nam.

Se andiamo a guardare con la lente di ingrandimento le immagini suddette, ci è parso che questi segni difficilmente possano essere il frutto di una sovrapposizione. Se proviamo infatti ad analizzare appunto il segno della presunta elica e quello del corpo del velivolo, non ci si può non accorgere che c’è una perfetta continuità “pittorica” e “iscrizionale” tra i due segni che, secondo gli studiosi allineati, sarebbero invece stati maldestramente sovrapposti.

Nell’immagine poi dell’apparente velivolo UFO, la presunta raffigurazione del braccio sembra ben differente dal segno con il quale la si vuole accostare: infatti, analizzando sempre l’immagine con la lente di ingrandimento, ci si accorge che manca l’elemento distintivo che contraddistingue questo simbolo e cioè la mano finale, mentre il tratto che unisce l’avambraccio alla spalla e cioè l’omero, nella raffigurazione di Abydos è del tutto differente essendo infatti nella sua parte finale più affusolato proprio come un timone di coda di un elicottero, mentre nel segno tradizionale egizio è assolutamente più sottile e proporzionato al resto del braccio.

Un altro elemento ci fa propendere per la non plausibilità della spiegazione tranquillizzante dei signori dell’egittologia tradizionale: il fatto che simili segni e rappresentazioni siano, per quello che sarebbe a questo punto un ben strano scherzo del destino, vicini e affiancati. Statisticamente le probabilità che questa incredibile combinazione sia frutto di un caso sono vicine ad una su un milione. Se il segno fosse stato isolato allora avremmo anche potuto al limite pensare ad uno scherzo raffigurativo dovuto al caso ma la ripetitività e collegabilità figurativa di ben tre elementi rappresenta sicuramente un paradosso non ancora spiegabile.

Che poi non ci siano prove della conoscenza da parte degli antichi egizi delle leggi che regolano l’aerodimanica, anche qui, ci sono elementi almeno plausibili che ci fanno pensare che, almeno al livello dei depositari delle antiche scienze e conoscenze tramandate da tempi remoti, tali conoscenze ci fossero eccome. Ne è un esempio su tutti il famoso volatile stilizzato di cui ci siamo occupati in un altro nostro articolo, ritrovato nella tomba di Pa.di. Imen. Volatile dotato di timone di stabilità e di ali perfettamente adatte al volo effettivo, di cui un modellino identico è stato testato anche nella galleria del vento con effetti strabilianti: sarebbe stato in grado di volare effettivamente.

E che dire delle spille precolonbiane del tutto simili se non uguali ai moderni velivoli, compreso lo Shuttle di cui una spilla sembra perfettamente ritrarne le forme? Anche qui qualcuno si è preso a suo tempo la briga di provare a dotare di un motore un modello in legno uguale ad una di tali spille e a farlo volare in cielo con il risultato strabiliante di vederlo librarsi in aria con una capacità aerodinamica del tutto stupefacente. Quindi le prove che migliaia di anni fa le cose non stessero proprio come vorrebbero i nostri ricercatori allineati in verità ci sarebbero e per giunta ben visibili, ma come dice un vecchio proverbio, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere… 

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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