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Quando nell’Antico Egitto governavano gli Dei.

La civiltà egizia, così come è stata studiata e analizzata dagli egittologi tradizionali e dagli archeologi schierati, sarebbe nata intorno al 3.000 a.C con la prima dinastia ascrivibile al faraone Narmer o Menes che riuscì a unificare l’Alto Egitto (le terre del sud) e il Basso Egitto (le terre del nord). Prima di lui un leggendario “Re Scorpione“, rappresentato appunto dall’effigie di uno scorpione, avrebbe regnato soltanto sull’Alto Egitto.

Prima di questo incipit la terra bagnata dal Nilo sarebbe passata dal Neolitico, la cui fine avvenne pressapoco attorno al 5.000 a.C., al cosiddetto “Predinastico Primitivo“, dal 5.000 al 4.500, per poi approdare al “Predinastico Antico“, durato fino al 4.000. Dopo questi primordiali inizi la civiltà egizia avrebbe proseguito in questa sua folle corsa contro il tempo attraverso il periodo “Predinastico Medio” dal 4.000 al 3.500, poi al “Predinastico Recente“, dal 3.500 al 3.300, approdando infine all’epoca “Pretinita, dal 3.300 al 3.150.

Negli ultimi secoli di questa “meravigliosa cavalcata trionfale” verso la civiltà, gli Egizi sarebbero stati  in grado di fabbricare semplici  oggettini in ceramica stilizzati che riproducevano temi naturalistici e attinenti alla vegetazione. Sarebbe questa la cosiddetta civiltà ” Gerzeana“, caratterizzata anche da una prima forma abbastanza rudimentale di inumazione all’interno di tombe scavate nel suolo che consistevano anche in diversi vani e riproducevano la dimora terrena del defunto. E’ in questo periodo che appare all’improvviso, come piovuta dal cielo, la scrittura con la perfetta combinazione tra il pittogramma, rappresentazione diretta dell’oggetto a cui ci si riferisce, l’ideogramma, cioè la rappresentazione simbolica e infine il fonogramma ovvero la rappresentazione del suono fonetico.

Se pensiamo che, sempre secondo gli studiosi e ricercatori tradizionali, gli Egizi appena cinquecento anni dopo sarebbero stati in grado di erigere piramidi alte fino a 140 metri, grandi come montagne e con una tecnica ingegneristica e architettonica tutt’oggi inimitabile, c’è da restare a bocca aperta pensando al “turbo” che gli stessi sarebbero riusciti a inserire nel motore della loro evoluzione tecnologica, culturale e sociale. In pratica la civiltà egizia, così come la conosciamo, piramidi, scrittura, struttura politica e sociale comprese, sarebbe sorta all’improvviso già bella e fatta, già completamente “apparecchiata”, praticamente dal nulla. Questo ovviamente è un autentico e totale paradosso ma è la soluzione che la scienza ufficiale da dell’improvviso sorgere della civiltà sulle sponde del Nilo, ma il discorso ovviamente diventa generale se pensiamo che analogo concetto viene profuso per la nascita della stessa civiltà umana nell’area della cosiddetta “mezzaluna fertile”.

Ora tutto questo stride già con il buon senso: com’è possibile che nell’arco di appena un millennio e mezzo si sia potuti passare da una civiltà neolitica ad una civiltà altamente avanzata e per certi aspetti non indifferenti quasi superiore alla nostra? La risposta a tale domanda è e resta un mistero con la m maiuscola. Per la verità qualche indizio che le cose non siano proprio andate in questo senso ci sarebbe ma ovviamente non viene preso in considerazione dagli storici tradizionali e tacciato come retaggio di semplici miti e leggende senza alcun peso reale. I documenti in cui si afferma e sostiene qualcosa di completamente diverso dalla ricostruzione di cui sopra non mancano e anzi, nonostante alcune lacune delle fonti, potrebbero darci una mano se solo avessimo anche solo il buon senso di dare loro il giusto peso.

Un sacerdote egizio di nome Manetone, vissuto nel terzo secolo prima di Cristo, scrisse una Storia dell’Egitto della quale alcuni brani ci sono stati riportati da testimoni attendibili tra cui lo stesso Giuseppe Flavio, vissuto al tempo degli imperatori Vespasiano e Tito ed Eusebio di Cesarea, vissuto attorno al IV secolo d.C. . Apprendiamo così come la storia dell’Egitto sarebbe ben differente dagli schemi finora tracciati con sicura baldanza dai moderni ricercatori. A dare l’incipit alla civiltà egizia sarebbero stati nella notte dei tempi i cosiddetti Dei:  Atum Ra, Shu,Tefnut, Nut, Geb, Seth, NeftiIside e Osiride, ovvero l’Enneade degli dei primordiali dell’Egitto. Costoro avrebbero regnato, insieme agli dei successivi,  per l’incredibile periodo di 14.000 anni. Agli Dei sarebbero succeduti i semi Dei seguiti da una miriade di altri Re decisamente più umani. Sommando gli anni di regno di questo incredibile numero di antichi regnanti, così come ci è stato riportato, arriviamo alla considerevole cifra di 25.000 anni circa. Ma non basta, un altro documento, il cosiddetto “Papiro di Torino“, ci conferma  l’informazione relativa all’esistenza, all’inizio della storia, di Dei chiamati “Neteru” che vivevano insieme agli umani e che avrebbero portato loro le conoscenze necessarie per iniziare la loro evoluzione sociale e biologica. Dopo diversi periodi l’Egitto sarebbe stato governato dagli ” Shemsu Hor” detti seguaci di Horus, che rappresenterebbero quello che gli storici tradizionali chiamano Periodo Predinastico. Anche qui la cronologia ci lascia allibiti perché arriviamo all’incredibile lasso di tempo di quasi 37.000 anni.

Un’altra fonte per noi preziosissima sono gli scritti dello storico Diodoro Siculo, vissuto nel primo secolo prima di Cristo. Questo attendibile scrittore andò personalmente in Egitto e parlò direttamente con i sacerdoti egizi i quali gli diedero notizie precise, in base agli antichi documenti in loro possesso, sulla durata e sulle origini della civiltà che rappresentavano. Ebbene anche Diodoro Siculo ci sorprende non poco parlando di un periodo antico in cui sull’Egitto governavano gli Dei insieme agli eroi e anche qui, se facciamo il conto degli anni di regno fedelmente e precisamente riportati dallo stesso storico, siamo costretti a risalire di ben 19.000 anni più indietro rispetto alle date ufficiali.

Anche lo storico Erodoto, considerato il “padre della storia” andò in Egitto e attinse personalmente, sempre dai sacerdoti egizi, notizie di un remoto passato insieme a precise indicazioni astronomiche che sembrano confermarci un lasso di tempo di decine di migliaia di anni più indietro rispetto alle date ipotizzate  per la nascita della civiltà del Nilo. Se a questo aggiungiamo il testo del Crizia e del Timeo di Platone dove si parla della visita del legislatore Solone in Egitto e del suo apprendere dai sacerdoti di allora, ben precedenti a quelli che parlarono con lo stesso Diodoro Siculo ed Erodoto, che la storia della civiltà egizia affondava le sue origini migliaia e migliaia di anni prima del VI secolo a.C. il quadro, già ampiamente esaustivo, si completa. E’ da sottolineare poi come in questi ultimi testi venga pure riportata la notizia dell’esistenza di un’antica civiltà meglio nota come Atlantide, ipoteticamente esistita e fiorita in periodi nei quali, secondo gli storici ufficiali, la civiltà umana viveva ancora tra grotte e palafitte.

Ora, non si capisce come mai tutte queste fonti, in primis Manetone, vengano considerate inattendibili soprattutto quando risalgono a tempi precedenti al periodo dinastico noto e accettato dalla storia ufficiale. Eppure stranamente tutti i documenti antichi a nostra disposizione che hanno analizzato il periodo antecedente la cosiddetta prima dinastia, concordano sullo stesso fatto e cioè che la civiltà egizia avrebbe avuto una storia molto più lunga di quanto avremmo potuto immaginare. Inoltre tutte le fonti scritte antiche esistenti sembrano proprio concordare sulla primordiale esistenza lungo le sponde del Nilo dei cosiddetti Dei, descritti come esseri superiori ma con fattezze decisamente umane. Dei che però avevano conoscenze decisamente sovrumane e che riuscivano a dominare le leggi stesse della fisica. Uno di loro è  il dio Thot, dio della scrittura e della conoscenza in generale, rappresentato come dio dalla testa di Ibis. Costui avrebbe nella notte dei tempi travasato nel genere umano la conoscenza e l’uso della scrittura, della matematica, della geometria e dell’astronomia. Era inoltre un potente mago in grado di dominare e servirsi delle leggi della fisica, le cui stranissime caratteristiche stiamo scoprendo solo oggi  grazie all’incredibile scenario che la stessa Fisica Quantistica sta aprendo ai nostri occhi.

Lo stesso dio Osiride, in seguito “specializzatosi” come dio dei morti dopo essere tornato nella costellazione di Orione, avrebbe contribuito a portare la civiltà agli uomini, insegnando loro il corretto uso dell’agricoltura e dell’allevamento, compresa la tecnologia per sfruttare a dovere il prezioso limo del Nilo. Quello che salta all’occhio da tutta questa ricostruzione alternativa alla scienza e alla ricerca ufficiali, è che l’assurdo e il paradosso di una civiltà apparentemente sorta all’improvviso dal nulla trova in questo modo una spiegazione molto più congruente e logica rispetto all’ipotesi, questa sì fantascientifica, di un incredibile progresso sviluppatosi nel giro di un misero millennio e mezzo. Se diamo ai nostri ispirati antichi cronisti il giusto peso e la sacrosanta dignità che meriterebbero, tutto si fa improvvisamente logico e consequenziale e mette sotto una luce differente quelle stesse grandiose opere a noi rimaste, indecifrabili realizzazioni che continuano a portare l’eco di remote…, ma assai logiche e credibili, suggestioni.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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