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Quelle piramidi sorte dal nulla

Le tre piramidi di Giza sono forse il monumento di cui in questi ultimi secoli si è parlato e discusso di più a livello mondiale.

Questi tre colossi, silenziosi e misteriosi testimoni di un tempo remoto quasi ai limiti della storia, rappresentano, in quel loro proporsi quasi sfacciatamente provocatorio ed enigmatico, il mistero per eccellenza, un mistero che ancora oggi è ben lungi dall?essere svelato. Sono molte, forse troppe infatti le domande che uomini, di buon senso e non, si sono posti sulla loro origine e significato: sarebbero delle tombe?

 Degli oscuri e giganteschi congegni in grado di rivelare qualcosa che forse neanche immaginiamo? Delle testimonianze di una misteriosa umanità scomparsa da tempo? Oscuri messaggi di civiltà sbarcate dagli spazi siderali? Meri monumenti celebrativi della prosopopea di faraoni malati di protagonismo?

Purtroppo non lo sappiamo al di là delle tranquillizzanti e ipocrite affermazioni dell?egittologia ufficiale che sostiene che in pratica non ci sarebbe nessun mistero, che sarebbe tutto chiaro. Ma è quel “chiaro” che ci spaventa e al tempo stesso ci lascia insoddisfatti: una soluzione quella ufficiale che vede questi monumenti costruiti attorno al 2500 a.C. da una civiltà sorta appena mille anni prima ha il sapore di una favola simile a quelle che si raccontano ai bambini prima di metterli a letto. Non è possibile infatti, che una civiltà che solo attorno al 3500 a.C. era ancora arenata nelle secche del neolitico sia stata in grado, in appena 1000 anni di storia, di raggiungere le vette di un simile e inarrivabile livello tecnologico e scientifico.

Per costruire quegli autentici portenti occorrerebbe un precedente lunghissimo percorso fatto di alti e bassi, di successi e insuccessi, un percorso per intenderci, della durata di decine di migliaia di anni. Come non si passa dalla roncola all?aereo a reazione in trecento anni di storia, altrettanto non si può passare in 1000 anni dagli elementari e rudimentali vasetti di coccio del periodo neolitico alle piramidi. A meno di non credere ai miracoli o a un insieme incredibile di irripetibili combinazioni che in natura è quanto mai non solo difficile ma quasi inconcepibile che possa avverarsi.

Insomma a tutto crediamo e possiamo credere tranne che all?assurda storiella che gli egizi siano stati in grado, con la tecnologia accumulata in poco più di 1000 anni, di fare quello che possiamo definire un inspiegabile miracolo. Ora alla luce di tutti gli studi e le indagini fin qui portate avanti, spesso intrise di polemiche e attacchi anche personali, possiamo dire che le ipotesi diciamo possibili su questi enigmatici monumenti sono fondamentalmente tre.

La prima, quella tradizionale appunto che sostiene che la civiltà egizia sarebbe sorta nel 3500 e che nel 2500, sotto i faraoni Cheope, ChefrenMicerino, sarebbe stata in grado tecnicamente di costruire le tre piramidi per dare degna sepoltura ai tre re. La seconda che invece, sulla base anche di quanto ci dice Erodoto che ricevette tale informazione dai sacerdoti, sostiene che la civiltà egizia sarebbe sorta ben diecimila anni prima dell?era greca, quindi attorno all?11.000 a.C. . e che le piramidi sarebbero state sempre costruite nel 2500 dai tre faraoni appartenenti alla IV dinastia.

La terza che sostiene invece che le tre piramidi non sarebbero state costruite dagli egizi ma da una misteriosa civiltà antidiluviana in possesso di una conoscenza molto evoluta. Secondo quest?ultima corrente di pensiero i tre faraoni in questione si sarebbero limitati a dare una ritoccatina ai tre monumenti appropriandosi in pratica e per fini puramente propagandistici di opere non loro e di molto antecedenti. Per la verità ci sarebbe anche una quarta ipotesi simile alla prima ma un po? più ardita secondo cui la civiltà egizia sarebbe sì sorta dalle ceneri del neolitico ma in questa sua brevissima storia avrebbe avuto la fortuna sfacciata di venire a conoscenza di una scienza misteriosa, di un insieme di nozioni tecniche molto evolute che avrebbero permesso alla civiltà egizia stessa di effettuare quel salto quantico che in effetti si verificò a cavallo tra la metà del quarto millennio prima di Cristo e la metà del terzo millennio.

Quale di queste ci sembra a naso la più credibile? Di sicuro, per i motivi già accennati sopra, la più assurda ci sembra proprio quella sostenuta dagli egittologi ufficiali. In questo caso vorrebbe dire sostenere che le piramidi sarebbero sorte praticamente dal nulla, nulla inteso come 10-11 miseri secoli di storia?ipotesi impossibile. Rimangono le altre tre: secondo il giudizio di chi scrive, sulla base anche delle fonti storiche tra cui appunto Erodoto e soprattutto sulla credibilità di un simile lasso di tempo, ci sembra che l?ipotesi che vede spostato di sette-ottomila anni più in là l?inizio dellaciviltà egizia sia la più probabile e sensata.

Solo così, escludendo, ma non del tutto, il contatto con una civiltà diciamo approdata sulla terra dall’esterno o un possibile collegamento con una misteriosa civiltà progredita molto più antica (Atlantide?), diventa tutto più spiegabile e umanamente plausibile: solo in questo caso la civiltà egizia avrebbe avuto il tempo di sviluppare una tecnologia in grado di creare quello che possiamo ancora ammirare ai nostri giorni. Una tecnologia probabilmente molto più evoluta di quanto possiamo anche solo immaginare, che permise realizzazioni ardite come il trasporto fino all?altezza di 160 metri di blocchi di calcare di decine e decine di tonnellate, compreso il taglio ad alta definizione del granito del presunto sarcofago della camera del Re.

Ancora oggi per lavorare un granito così spesso e duro occorrerebbero trapani ad alta tecnologia dotati di punte di diamante in grado di sostenere una pressione centinaia di volte superiore a quella di un trapano tradizionale. Oggi abbiamo a mala pena la tecnologia adatta ma?siamo nel ventunesimo secolo!

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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