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Echi atlantidei dalle profondità marine.

L’ipotesi suggerita da Platone dell’esistenza nella notte dei tempi di una civiltà molto progredita in mezzo all’Oceano Atlantico, continua a dividere gli studiosi di mezzo mondo. Una diatriba che fin qui si è nutrita solo di ipotesi, indizi e ardite ricostruzioni teoriche. Un mistero che affonda le sue origini nel passato e che potrebbe costringere gli studiosi a riscrivere completamente la storia umana.

Se, come sostengono non pochi ricercatori alternativi, è esistita migliaia di anni fa una grande isola altamente progredita nel mezzo dell’oceano tra le Americhe e il Vecchio Continente, dovrebbe essere possibile prima o poi individuare e scoprire i resti colossali di questa incredibile e ipotetica civiltà.

Gli storici tradizionali continuano d’altronde a sostenere a spada tratta che nulla che possa in qualche modo confermare l’esistenza della mitica civiltà di Atlantide è mai stato scoperto. Tale affermazione sembra essere in qualche modo contraddetta da due scoperte abbastanza recenti avvenute a cavallo tra gli anni sessanta e l’inizio del nuovo secolo. Due scoperte che potrebbero gettare una nuova luce su quello che continua ad essere in definitiva  il mistero delle origini della civiltà umana.

Nel 1968, durante alcune immersioni al largo delle Bahamas, il ricercatore marino Manson Valentine, scoprì sul fondo a non più di cinque-sei metri dalla superficie, delle strane formazioni sottomarine che a prima vista sembravano ricordare una grande strada lastricata. Enormi blocchi di pietra calcarea occhieggiano dal fondale marino e sembrano a tutt’oggi suggerire l’esistenza di un’antichissima struttura viaria all’interno di quello che sembra presumibilmente un vasto e monumentale centro urbano. Tutte le pietre risultano comunque essere arrotondate a causa dell’evidente e continua erosione marina.

Per provare a datare simili apparenti resti di una remota civiltà, alcuni reperti vennero sottoposti ad esame da parte del Dipartimento di Geologia dell’Università di Miami. Il risultato fu una datazione attorno a non più di 3500 anni fa. I sostenitori dell’esistenza di un’antica civiltà, non convinti di questa prima ipotesi,  fecero altri prelievi ed esami su materiali più interni e, a loro giudizio, meno contaminati e il risultato questa volta fu clamoroso: si parlò di resti risalenti ad un’epoca attorno ai 13.000 anni avanti Cristo. Per giunta la zona dove furono scoperte queste formazioni rocciose si trova nella parte sud occidentale del “famigerato” “Triangolo delle Bermude” dove si sono registrate negli ultimi decenni molte misteriose sparizioni di navi e di aerei, oltre a svariati fenomeni atmosferici alquanto  anomali.

Insomma il mistero rimane ma a chi abbia la possibilità di dare un’occhiata ai reperti fotografici che vennero fatti sul luogo più di un dubbio viene, trattandosi di una struttura complessiva dalla forma incredibilmente geometrica, difficile da raggiungersi solo con la somma di vari fattori naturali. Non molto lontano dalle Bahamas, precisamente al largo della costa sud occidentale di Cuba, la ricercatrice russo-canadese Paulina Zelitsky insieme a suo marito Paul Weizweig, nel 2001, in occasione di alcune ricerche scientifiche sottomarine, scoprirono nel fondale sottomarino quelli che sembravano inequivocabilmente i resti di una misteriosa e grandiosa civiltà. A differenza della prima scoperta, ora ci si poteva avvalere di elaborati sonar e di una videocamera ad alta tecnologia e precisione. Anche qui si trovano delle pietre gigantesche disposte in un modo che tutto sembra essere tranne che frutto della casualità. Enormi blocchi di granito, grandi complessi dall’inequivocabile forma piramidale o circolare sono allineati nella zona in un modo da lasciare scarsi dubbi in merito: tutto sembra la conseguenza precisa di un gigantesco progetto urbanistico risalente in modo evidente ad un periodo precedente alla fine dell’era glaciale, quando il livello del mare era di diverse decine di metri più basso di quello attuale. Anche in questo caso sono state compiute delle precise analisi di laboratorio per datare i resti in questione. Il risultato è stato abbastanza stupefacente: il sito risulterebbe risalire al 4500 circa avanti Cristo, quindi ad un periodo comunque di molto anteriore a quello delle stesse Piramidi di Giza.

Allo stato attuale delle conoscenze e in mancanza di metodi di datazione più precisi ed inequivocabili di quelli attualmente a nostra disposizione, è ancora difficile e prematuro trarre delle conclusioni da queste due incredibili e spettacolari scoperte, ma di sicuro almeno un sospetto incomincia a venire a galla dalle profondità del mare: c’è la possibilità, non ancora tramutata in certezza, che forse siamo entrati in contatto con le estreme propaggini di una civiltà misteriosa e grandiosa, del tutto comparabile sia con quella egizia che con quella Maya. Una civiltà, la cui esistenza, se fosse confermata, costringerebbe gli storici ed i ricercatori a rivedere al rialzo le stime sulla durata e sull’inizio della nostra civiltà. Non dimentichiamo che, allo stato attuale delle conoscenze, l’unico dato sicuro e incontrovertibile è che alle spalle di una civiltà, come quella egizia, in grado di costruire piramidi delle dimensioni di una montagna, non può esserci soltanto una manciata di secoli di progresso scientifico, prima dei quali la civiltà umana si sarebbe barcamenata tra semplici strumenti di pietra e rudimentali manufatti. In tutto questo c’è qualcosa che continua a non convincerci. E’ come se con le piramidi si fosse passati nel giro di qualche secolo dalle caverne alla progettazione dei grattacieli, tra l’altro in un periodo in cui la civiltà avanzava molto più lentamente, di quanto è potuta progredire negli ultimi due secoli. Ammettere che questa incredibile e fantascientifica accelerazione sia potuta avvenire migliaia di anni fa, significa credere veramente ai miracoli e alle favole. 

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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