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Puma Punku: il primo sito prefabbricato della storia.

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In Bolivia su un altipiano situato a circa una settantina di chilometri a ovest di La Paz, a circa 3600 metri sul livello del mare, si trova il sito archeologico forse più bizzarro in cui gli archeologi siano mai incappati. Sparsi in un raggio di varie centinaia di metri si trovano blocchi più o meno grandi di andesite (una particolare roccia ignea caratteristica di questa zona) lavorati con una precisione che solo un taglio laser potrebbe dare e, quello che conta, riprodotti in serie, uno uguale all’altro secondo quello che sembra un progetto iniziale scritto a tavolino.

E sì perché l’anomalia in questione è proprio relativa all’esistenza, assurda se pensiamo che il sito risale a migliaia di anni fa, di un progetto scritto a tavolino da esperti architetti, proprio quando all’epoca non sarebbe esistita neppure la scrittura. Gli archeologi e gli studiosi tradizionali, non avendo di meglio da offrire dal loro limitato bagaglio di ipotesi, ritengono che l’intero complesso risalirebbe soltanto a duemila anni fa. A mettere una pulce nell’orecchio dei ricercatori ci pensò nell’ormai lontano 1945 l’archeologo, perfettamente non allineato, Arthur Posnansky che, in base ad uno studio da lui effettuato sugli allineamenti delle pietre e del sito con le stelle, aveva addirittura ipotizzato che i misteriosi resti di Puma Punku risalirebbero a ben 17.000 anni fa.

A rendere ancora più ingarbugliata l’intera questione sono intervenuti sempre i tradizionalisti di cui sopra che, a proposito della perfetta tecnica costruttiva usata per tagliare, lavorare e squadrare i blocchi del sito, hanno ipotizzato che i blocchi sarebbero stati lavorati con rudimentali attrezzi di pietra… . Visto che parliamo di blocchi alti anche 8 metri e che possono raggiungere il peso  di 100 tonnellate, c’è da essere per lo meno scettici su tale ipotesi minimalista. Che qualcuno sia riuscito a tagliare perfettamente con angoli retti e a scanalare simili strutture con semplici attrezzi dell’età della pietra ci sembra  un’ipotesi alquanto stramba e poco plausibile. Come al solito gli storici tradizionalisti, pur di evitare di dover riprendere in mano tutto l’ipotetica storia dell’umanità da loro artificialmente ricostruita, sono disposti, di fronte alla realtà dei fatti, e qui parliamo di realtà ben visibile ai nostri occhi, a camminare all’incontrario sugli specchi.

Più di uno studioso è andato sul posto a misurare e a studiare questi inquietanti blocchi per cercare di capire quale logica si nasconda dietro questa ennesima meraviglia dell’uomo.Il modo in cui sono stati tagliati i blocchi, certi fori ripetuti e perfettamente allineati, le scanalature geometricamente perfette e ripetute allo stesso modo su diverse serie di blocchi, fanno venire più di un sospetto che siano stati utilizzati strumenti altamente tecnologici e non certo ruvidi attrezzi guidati dalla mano di ominidi vestiti con ruvidi gonnellini di pelle animale.

A questo riguardo, come riportato dalla stessa History Channel, un utensilista americano, tale Christopher Dunn, ha provato sulla stessa pietra ad effettuare un taglio con il laser moderno e uno con la sega diamantata e ha messo a confronto al microscopio i blocchi così lavorati con il blocco originale. Il risultato, per certi versi stupefacente, è che l’originale è stata lavorata con una terza tecnica, differente rispetto alle prime due, una tecnica che però ha permesso, in termini di precisione e di perfezione, analoghi risultati. Lo stesso geniale utensilista americano, dopo aver riprodotto in scala uno dei blocchi più originali del sito, i cosiddetti blocchi H, ha scoperto che le misteriose scanalature in realtà non sarebbero altro che perfetti incastri a coda di rondine. Incastri che utilizziamo anche noi quando ad esempio dobbiamo assemblare in modo perfetto alcuni  pezzi, evitando il rischio che si possano staccare.

In pratica lo stesso Dunn è riuscito ad applicare un cardine di un porta ad uno dei blocchi di cui sopra con il risultato stupefacente che il cardine non solo si incastrava alla perfezione ma era in grado di far ruotare il pezzo come appunto il cardine di una porta. Questi vari pezzi avrebbero quindi fatto parte di un immenso portale che, grazie al movimento dei cardini, avrebbe potuto aprirsi senza fatica nonostante il peso di diverse centinaia di tonnellate. Strabiliante se pensiamo che sempre gli storici tradizionalisti si erano fermati agli innocui “passatempi” di quattro uomini primitivi in vena di fantasie. Sull’argomento per la verità si è inserito anche un modellista americano, tale Paul Francis, che ha provato ad unire, come in un domino, le ricostruzioni in scala dei famosi blocchi H, scoprendo che così incastrati avrebbero potuto benissimo svolgere la funzione di incredibili rampe di lancio, simili a quelle che usavano i tedeschi nell’ultima guerra mondiale,  perfettamente in grado di far decollare dei velivoli.

Di certo, al di là di ogni possibile e plausibile spiegazione, i blocchi sparsi sulla piana in questione fanno parte di un immenso progetto costruito da qualcuno nella notte dei tempi per uno scopo tutt’ora misterioso. A circa quattrocento metri di distanza da Puma Punku si trovano i resti dell’antica città di Tiahuanaco, costruita dagli antenati degli Inca. La città, misteriosamente e frettolosamente abbandonata attorno al 1.100 dopo Cristo, era probabilmente concepita come un enorme “santuario” o centro religioso costruito non solo per chi ci abitava ma anche e soprattutto, secondo quanto riportano le leggende locali, per celebrare l’arrivo degli dei del cielo a Puma Punku.

A questo riguardo, quando gli invasori Spagnoli arrivarono sul posto, davanti ai sorprendenti resti del sito, chiesero agli Inca chi mai avesse costruito quel portentoso sito e la risposta chiara e lapalissiana al tempo stesso fu che a costruire quella meraviglia non erano stati né loro né i loro antenati, ma gli dei molto tempo prima. Sorprendente risposta se pensiamo che gli stessi Inca avrebbero avuto invece tutto l’interesse a sostenere, in mancanza anche di prove e testimonianze a riguardo, la loro paternità se non altro per una sorta di umanissimo orgoglio dinastico-nazionale.

La cosa che sembra anche avvalorare la diversità dell’origine dei due siti è anche la visibile differenza degli stili con cui furono costruiti. E’ un po’ come se un futuro ricercatore incappasse nei resti della metropolitana di Roma e scoprisse che il loro stile è sorprendentemente differente da quello dei resti del Colosseo, posizionato a poche decine di metri. E infatti Tiahuanaco e Puma Punku sembrano divisi da un intervallo di diverse migliaia di anni. Ora resta comunque il mistero per ora assoluto riguardo al motivo per cui questo sito sia stato costruito. A farlo fu una civiltà antidiluviana dotata di una tecnologia elevata e perfettamente comparabile con la nostra o, come sostengono non pochi ricercatori, una civiltà, i famosi dei appunto, venuta dalle stelle e cioè dal cielo? Una civiltà che avrebbe costruito a Puma Punku una sorta di avamposto, forse una stazione di atterraggio da cui poter ripartire per far ritorno al loro pianeta di origine. Stazione costruita assemblando i pezzi, progettati prima, di un immenso “Lego“, e che avrebbe anche ospitato una sorta di fabbrica per produrre qualche misterioso manufatto.

Non lo sappiamo ma il dubbio che qualcosa di strano sia successo da quelle parti lo abbiamo e non può essere vanificato dalla solita barzelletta dei rudimentali e primitivi “omarini” in grado al limite di costruirsi con le loro mani semplici punte di selce con cui uccidere gli animali per sfamarsene e per continuare a campare alla meno peggio. Da questo ad una civiltà, data la tecnologia usata nel sito, avanzata quanto e forse più della nostra, ce ne passa… .Ad aggiungere pathos e mistero a tutta la complicata vicenda è la notizia della recente scoperta, da parte di un gruppo di archeologi guidati da Domingo Mendoza, di un’ipotetica camera situata a circa 4 metri di profondità. La scoperta è avvenuta grazie all’utilizzo di un particolare tipo di Radar in grado di rilevare l’esistenza di cavità sotterranee. Ora si tratterà di fare un foro da cui tentare di far passare una piccola telecamera che potrà consentirci di andare a dare un’occhiata là sotto. Forse, potremmo anche scoprire la chiave in grado di fornirci la spiegazione di questo autentico enigma, una spiegazione che potrebbe darci anche la risposta alle domande più pressanti sulla nostra origine e sulla nostra storia e forse gli storici allineati incominceranno a fare gli scongiuri del caso… .

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Di Roberto Crudelini

Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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