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Facebook & privacy: l’ennesima bufala

Da giorni si può notare come molti utenti di Facebook preoccupati per la propria privacy condividano questa “dichiarazione” (virgolette d?obbligo):

«Oggi 23 Maggio dell’ anno 2013, come titolare di questo account in Facebook, dichiaro, alle parti interessate e in particolare all’Amministratore di società di Facebook, di essere titolare dei miei diritti di autore che sono collegati a tutte le mie informazioni personali, commenti, testi, articoli, illustrazioni, foto, video professionali, etc.etc. (come da Convenzione Berner). Per l’uso commerciale di quanto sopra menzionato, sarà sempre necessario il mio consenso scritto. Con questa affermazione, è severamente vietato a Facebook di divulgare, copiare, distribuire, diffondere o eseguire qualsiasi altra azione contro di me basata su questo profilo o il suo contenuto. Queste azioni proibite si applicano anche ai dipendenti, studenti, agenti o membri di qualsiasi società, sotto la direzione o il controllo di Facebook. I contenuti del mio profilo, sono informazioni private e riservate. La violazione della mia privacy può essere punita dalla legge (UCC 1-308 – 1 308 1-103 e lo statuto di Roma), in Brasile dal codice di protezione e tutela del consumatore (legge 8.078/90) e in Argentina dalla legge 26.388 del CCP. ATTENZIONE: Facebook ora è un ente pubblico. Tutti i suoi membri sono invitati a pubblicare una nota come questa; Se si preferisce, è possibile copiare e incollare questa dichiarazione. Se non la pubblichi almeno una volta, tacitamente si permette a Facebook l’utilizzo di elementi quali foto e le informazioni contenute nel tuo profilo e gli aggiornamenti di stato. Grazie! Nell’interesse di tutti»

Si tratta dell?ennesima catena di Sant?Antonio che utilizza termini lontani dal parlare quotidiano (tipo “ente pubblico”) per creare confusione ed esser presa per vera. I punti fondamentali sono due: Facebook come ente pubblico e la riservatezza dei contenuti del profilo. La definizione di “ente pubblico”:

«Ente individuato come tale dalla legge. Oppure ente sottoposto ad un sistema di controlli pubblici, all?ingerenza dello Stato o di altra amministrazione per ciò che concerne la nomina e la revoca dei suoi amministratori, nonché l?amministrazione dell?ente stesso».

In sostanza lo Stato dovrebbe poter inserirsi negli affari di Facebook e questo dovrebbe avere fini istituzionali. Ma la piattaforma di Zuckerberg essendo ancora proprietà privata dello stesso e sotto legislazione statunitense (patria del liberismo e dell?iniziativa privata) non può essere definito “ente pubblico”.

In seconda battuta com?è possibile che sia giuridicamente valida una dichiarazione non firmata, postata su Internet. Al posto dell?utente non potrebbe essere stato qualche virus a postarla? O qualcuno loggatosi col suo account? Tant’è che i post di Facebook non hanno nemmeno un sistema di captcha per distinguere tra personale reale e computer. E poi iscriversi su Facebook, accettare le norme riguardo al trattamento della privacy e dopo ritrattare? Sta all’utente, in ultima istanza, scegliere cosa postare e cosa no, perché Facebook non può ancora “pescare” dai file sul suo pc. Lo spietato meccanismo creato da Zuckerberg è chiaro: o accetti le condizioni sulla privacy, oppure ti cancelli, oppure si impara a sfruttarlo con intelligenza.

Di Redazione Elzeviro.eu

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