Home / Altre rubriche / Chi legge scrive / Centro internazionale del Cavallo: un’occasione perduta

Centro internazionale del Cavallo: un’occasione perduta

DRUENTO (TO) – Esiste, in provincia di Torino nei pressi del comune di Druento, un centro dedicato esclusivamente ai cavalli. Il centro è situato nell’interno del Parco Regionale de la Mandria, una struttura che potrebbe diventare un fiore all’occhiello per la regione. Uso un verbo consono all’attuale situazione, in quanto dopo otto anni nulla è cambiato anzi tutto è lasciato nel totale sfascio e attualmentegestito da personaggi usciti dai “cilindri” delle giunte che si sono alternate alla guida della regione Piemonte. E da questi “cilindri”, nel corso degli ultimi tre anni, ho visto saltare fuori dei personaggi da fare invidia a Italo Calvino: un commercialista rampante, un commissario “straordinario dimezzato” affetto dal classico “cerchiobottismo”….un giorno ci rassicura che va tutto bene e il giorno dopo siamo in cassa in deroga e un presidente inesistente…

Il Centro è costato alla Comunità Europea 10 milioni di euro, e non parliamo di patate che potevamo rivendere per mettere il ricavato a reddito per risanare il bilancio sempre esangue della regione. 
Un breve excursus dei fatti successi nel corso del triennio farà del bene al lettore ovvero le note amene susciteranno una certa ilarità e ciò non guasta. 

Nel 2012 i collaboratori del centro (tra cui chi scrive) eravano senza un contratto e un giorno piombò nel centro, a nostra insaputa, l’ispettorato del lavoro: avete presente oggi le comiche? Un fuggi fuggi generale e quei pochi furono sospinti a forza nei servizi igienici. La fortuna volle che lo scrivente fosse dentro alle stalle e tra una forconata di letame e una strigliata agli equidi mi ritrovai con un contratto a tempo indeterminato in mano. Un giorno bussa al centro l’ufficiale giudiziario: sequestrato il bancone per il mancato pagamento della linea telefonica! Quante volte la segreteria si ritrovò senza fax e collegamento internet. 

Con la giunta padana ci ritrovammo un responsabile che manco sapeva la differenza che esiste tra un cavallo e un lama. Tale personaggio proveniva da Roma con un pedigree di rispetto, parente di un famoso politico che occupò le più alte cariche dello stato dal 1947. Potete capire come poteva seguire le problematiche giornaliere di noi tutti. Vidi il personaggio in questione un sola volta: no comment!  La “soap” continua tuttora perché a nostra insaputa i cavalli sono stati venduti e traportati presso un’altra associazione. I prati e la loro manutenzione sono stati completamente abbandonati. 

Ricordo la scritta di un campo di concentramento tedesco: “Il lavoro rende liberi”. Noi non possiamo essere liberi perché hanno chiuso il cancello del centro con un robusto catenaccio e non possiamo più entrare: dunque ci è stata negata anche la libertà di accedere presso il centro. Attendiamo tuttora i versamenti contributivi, arretrati e tutto ciò che ci spetta. Siamo in sette e non siamo quei magnifici del film, sette peones sfigati nelle mani di politicanti che non sanno minimamente cosa fare di un centro che tutta Italia se non Europa ci invidia.

Yari Michelini  (Artiere del Centro Internazionale del Cavallo)

Di Freddie

Freddie
Classe 1989. Giornalista pubblicista. Scrive su Elzeviro fin dai primordi. Laurea in giurisprudenza, master in Business e Gestione delle Risorse Umane alla Newcastle Business School.

Cerca ancora

L’autonomia di pensiero muore nell’ormai becera contrapposizione destra-sinistra

Parlar male di Stefano e Ilaria Cucchi, solo perché ne parla bene la sinistra. Relativizzare …